Il mio lavoro sulla Legge di Stabilità 2016

04 gennaio 2016

legge_stabilitaDopo essere stata presentata dal Governo lo scorso 15 ottobre, la manovra di Stabilità era stata al centro del discorso tenuto dal presidente Renzi ai gruppi parlamentari il 3 novembre scorso (clicca qui), in cui l’aveva definita “Legge di Stabilità/Fiducia”: “non tanto fiducia nel Governo, ma fiducia con gli italiani e per gli italiani” ha osservato il Premier, tradotta in 25 punti chiave o misure concrete di riduzione delle imposte per le famiglie e le imprese, di rilancio degli investimenti, di lotta alla povertà…

Si tratta in effetti per la prima volta dopo tanti anni di una manovra espansiva, volta al sostegno della crescita, operando sia sul versamento del contenimento del carico fiscale, sia sul lato dell’aumento della domanda aggregata e del miglioramento della competitività del sistema, che, dopo il passaggio al Senato e alla Camera, consiste in un intervento normativo di portata ancor più ampia e diversificata nei contenuti (999 commi nel testo finale: clicca qui per leggere il dossier “ABC della legge di Stabilità 2016” predisposto dal gruppo deputati parlamentari del Pd). Indicando nel 2018 l’anno di conseguimento del pareggio strutturale di bilancio, la manovra nel 2016 si pone come obiettivo un indebitamento netto del 2,4 per cento, utilizzando tutti i margini di flessibilità di bilancio chiesti all’Europa (per le riforme strutturali, per gli investimenti, per l’afflusso di migranti), su cui peraltro l’UE ha sospeso sino alla prossima primavera il proprio giudizio.

In relazione a ciò si prevede il reperimento per gli anni 2016, 2017 e 2018 di risorse pari a circa 14 miliardi di euro l’anno, a fronte di impieghi, per i medesimi anni, consistentemente superiori, in quanto pari rispettivamente a 28,7, 32,3 e 30,2 miliardi di euro. Conseguentemente la manovra comporta un peggioramento del saldo delle amministrazioni pubbliche (indebitamento netto) pari nel 2016 a circa 14,6 miliardi di euro (e poi 19,2 e 16,2 miliardi di euro rispettivamente nel 2017 e nel 2018). Per quanto concerne il debito, pur in presenza del minor sforzo fiscale determinato dalla manovra, rimane fermo il previsto inizio del suo percorso discendente, dal 132,8 per cento del Pil del 2015 al 131,4 per cento del Pil alla fine del 2016.

In ragione di ciò alcuni commentatori hanno rilevato in modo critico che nel 2015 abbiamo goduto di circostanze esterne eccezionali, quali la grande immissione di denaro nell’economia da parte della BCE, i tassi di interesse bassissimi sul nostro debito pubblico, la svalutazione dell’euro rispetto al dollaro che facilita le nostre esportazioni, l’abbassamento del prezzo del petrolio, eppure con circostanze così favorevoli abbiamo realizzato appena uno 0,8 per cento di crescita del Pil. Considerato che tra il 2008 e il 2014 l’Italia ha perso 9 punti di Pil, crescendo a questo ritmo ci vogliono più di dieci anni per tornare ai livelli pre-crisi. Anche perché nel 2016 è previsto uno scenario globale più difficile (per l’insicurezza determinata dal terrorismo, l’instabilità in Medioriente, il forte rallentamento dell’economia cinese e quindi dell’economia mondiale), cui si aggiunge sul fronte interno la situazione di ansia e incertezza tra i risparmiatori determinatasi dopo il dissesto delle 4 banche locali. Il punto è che la spinta della domanda interna (peraltro ancora modesta) non sembra al momento in grado di compensare l’effetto della contrazione della domanda estera.

Altri hanno altresì rilevato che la legge di Stabilità ha perso gran parte della spinta propulsiva nel corso del suo iter, soprattutto per il rinvio del taglio dell’Ires al 2017, atteso che non è proprio vero che con la manovra si “tagliano le tasse”: le entrate totali (e quindi le tasse) continueranno ad aumentare, anche se aumenteranno meno di quello che sarebbero aumentate senza la legge di Stabilità 2016, in quanto una parte preponderante del taglio delle imposte è dato in realtà dal disinnesco delle clausole di salvaguardia previste dalle precedenti leggi di Stabilità (che valgono da sole la gran parte del taglio fiscale, ovvero 16,8 miliardi di nel 2016). Si sarebbe potuto fare di più in materia di riduzione del carico fiscale a patto di ridurre di più la spesa pubblica, che invece, tenuto conto anche degli aumenti di spesa del pacchetto sicurezza, finirà per aumentare di 9 miliardi per un totale di 840,6 miliardi di euro nel 2016.

A queste obiezioni ha provato a rispondere uno dei più autorevoli consulenti economici di Palazzo Chigi, Tommaso Nannicini: a questo link (clicca qui) trovate i suoi Appunti per i gufi”.

A mio parere, sono comprensibili le ragioni con le quali è stata varata  nell’ottobre scorso il ddl di Stabilità dal Governo Renzi, in un contesto in cui appariva prioritario sostenere con una manovra espansiva la sia pur modesta crescita della nostra economia (dopo anni di segno “meno”), cercando di rafforzare la fiducia di famiglie e imprese per sostenere la domanda aggregata, sia con un taglio delle tasse (principalmente la Tasi sulla prima casa e il c.d. superammortamento per le imprese), sia con un aumento della spesa per investimenti. Anche se la mia opinione sulla eliminazione dell’Imu-Tasi sull’abitazione principale rimane negativa, come ai tempi dell’abolizione dell’Ici sulla prima casa da parte del Governo Berlusconi. Sia perché queste risorse sarebbero potute essere destinate prioritariamente ad abbassare il carico fiscale sul lavoro, o l’Imu sugli immobili produttivi, sia perché in questo modo si elimina l’unica imposta federalista che consente ai cittadini di sapere quanto versano al loro sindaco per i servizi che ricevono in cambio, attivandone il controllo democratico. In ogni caso, anche a ritenere che il taglio dell’Imu-Tasi darà fiducia alle famiglie e riattiverà il mercato immobiliare e la filiera del mattone, non possiamo nasconderci che oggi  il contesto internazionale è peggiorato, per cui sarà opportuno gestire con prudenza le misure entrate in vigore il 1° gennaio con la legge di Stabilità, cercando di coniugare i tre obiettivi della crescita, del rigore e dell’equità, secondo il saggio indirizzo con cui aveva impostato la politica economica del Governo Prodi il compianto ministro Tommaso Padoa-Schioppa, perché ove il tasso di crescita nel 2016 non fosse quello auspicato nelle previsioni del Governo saremo chiamati a far quadrare i conti con una severa manovra correttiva sin dal 2017.

Stante la delicatezza e la complessità della manovra e l’esigenza di gestirla in modo ordinato alla Camera, la Presidenza della Commissione ha contingentato il numero di emendamenti che sia i Gruppi, sia le Commissioni potevano segnalare per la discussione. A sua volta la Presidenza del Gruppo ha limitato fortemente quelli che potevano essere segnalati a prima firma dai singoli deputati del Pd (per cui abbiamo dovuto rinunciare a molti di quelli presentati). Sono pertanto intervenuta selezionando i temi su cui presentare emendamenti a mia prima firma (vedi link: sull’abitazione data in comodato ai figli, sugli incentivi all’acquisto di mobili da parte delle giovani coppie, sul regime fiscale delle operatrici dei nidi famiglia, sul fondo crediti per imprese vittime di mancati pagamenti, sulla disciplina contrattuale delle figure tecniche del Soccorso alpino che prestano attività di soccorso ed elisoccorso in montagna, sugli avanzi di amministrazione dei nostri enti locali, sulle scuole paritarie, in particolare a favore degli alunni disabili, sulla riqualificazione degli impianti di pubblica illuminazione, sul regime IVA per gli organismi di formazione professionale, sul patrocinio a spese dello Stato per le vittime del reato di violazione degli obblighi di assistenza famigliare ai figli o al coniuge in stato di bisogno), oltre ad una serie di emendamenti di cui sono stata cofirmataria (vedi link: in materia fiscale, in tema di indennizzi alle persone danneggiate da emo-trasfusioni, in materia di enti locali, di scuole paritarie, di interventi di sostegno all’autoimpiego per i giovani nelle aree sottoutilizzate, in materia di compensazione fiscale dei crediti per spese e diritti onorari di avvocato in caso di patrocinio a spese dello Stato, in materia di gioco d’azzardo, in materia previdenziale sul regime Opzione donna) ed altri (vedi link, in cui ho riportato i principali di una serie di emendamenti sottoscritti dai membri del Pd della Commissione Bilancio). Il riepilogo non è comunque esaustivo, non considerando ad es. i subemendamenti presentati agli emendamenti del Governo e dei Relatori.

Non potendo qui ripercorrere e spiegare in modo esaustivo il dibattito su tantissime materie svolto in Commissione, mi limito a sottolineare alcuni punti. Nella successiva sezione "Interviste e interventi" troverai altri approfondimenti.

Sblocco avanzi dei Comuni del Veneto. In sede di discussione della Stabilità ho presentato un emendamento, a mio avviso molto virtuoso, in materia di finanza locale predisposto dall’ANCI Veneto, che hanno sottoscritto tutti i colleghi deputati del Veneto. Era il numero 35.4 dell’allegato 1. Gli originari commi 410 e 411 (oggi 711 e 712) della legge di Stabilità 2016 – che collegano, in estrema sintesi, la possibilità di spesa dell’avanzo all’entità del Fondo crediti di dubbia esigibilità - rischiano infatti di generare effetti paradossali, ovvero che i Comuni meno virtuosi (cioè meno bravi nel realizzare le entrate previste a bilancio) siano i più favoriti dall’applicazione del nuovo “saldo non negativo, in termini di competenza, tra le entrate finali e le spese finali” (che ha preso il posto dell’ormai superato Patto di Stabilità interno), anche se non sono in grado di attivare investimenti. Mentre quelli virtuosi (che hanno una buona capacità di realizzare le entrate previste e quindi un Fondo crediti di dubbia esigibilità basso), pur avendo risorse finanziarie proprie in cassa disponibili, potrebbero esserne penalizzati. Tra questi ultimi vi sono in particolare molti Comuni del Veneto, come evidenziato da un’apposita statistica dell’ANCI Veneto effettuata ad agosto 2015, che ha quantificato in 600 milioni di euro gli avanzi effettivi bloccati su un totale a livello nazionale di circa 1,8 miliardi di euro. È evidente l'importanza di sbloccare queste risorse per realizzare opere pubbliche, aprire tanti piccoli cantieri sui territori e creare occupazione nel comparto dell'edilizia. Tanto più considerando che ciò non richiederebbe alcuna copertura aggiuntiva sui saldi visto che anche nel 2014 sono rimasti inutilizzati spazi finanziari dei Comuni proprio per 1,8 miliardi di euro. Purtroppo questo emendamento, essendo ispirato da una situazione specifica dei Comuni del Veneto e non condiviso dall’ANCI Nazionale, ha avuto il parere contrario di Governo e Relatori. Ma sono riuscita ad ottenere nella notte del 20 dicembre l’accoglimento integrale di un mio ordine del giorno, sottoscritto da tutti i deputati veneti del Pd, che impegna il Governo ad attivare sin dall’inizio del 2016 un tavolo di confronto al quale partecipi, oltre ad ANCI Nazionale, per la prima volta anche ANCI VENETO con lo scopo di monitorare i reali effetti delle nuove norme sullo sblocco degli avanzi al fine di individuare in corso d'anno le eventuali misure correttive che si rendessero necessarie per consentire il pieno utilizzo delle risorse finanziarie disponibili per fare investimenti da parte dei Comuni più virtuosi (a questo link trovi il contenuto integrale all’ordine del giorno).

Scuole paritarie. In questa materia sono intervenuta ponendo soprattutto due problemi:

  1. La necessità di chiarire che anche le scuole paritarie, in quanto parte del sistema nazionale dell’Istruzione e dunque svolgenti un servizio pubblico, sono esenti dall’IMU, al fine di calmierare le rette per le famiglie. Per una singolare coincidenza, le motivazioni da me portate per questa proposta erano state ben illustrate proprio il giorno precedente nell'articolo sul Messaggero del direttore dell'Osservatorio politiche fiscali Eurispes (clicca qui). Purtroppo Governo e Relatori hanno dato parere contrario. Il viceministro Morando in particolare ha sostenuto che detta proposta sarebbe contraria alla normativa europea in materia di aiuti di Stato. Esattamente il contrario di quanto chiaramente spiegato nell’articolo citato.
  2. La necessità di incrementare di 25 milioni di euro, da destinare all’integrazione degli alunni disabili, il fondo presso il MIUR finalizzato alle istituzioni scolastiche non statali. Stiamo parlando di 12.000 alunni, a partire dalla scuola dell'infanzia sino alle superiori, per i quali da anni non è più previsto alcun contributo specifico per l'handicap. Eppure sono scuole che, essendo parte del sistema nazionale di Istruzione, devono giustamente accogliere i bambini disabili. Ma se lo Stato non eroga alcun contributo è chiaro che la spesa dell'insegnante di sostegno inevitabilmente ricade sulle scuole e sulle famiglie. Una vera e propria ingiustizia confermata dal Miur, per bocca del Direttore generale degli ordinamenti scolastici, Carmela Palumbo: “La legge sulla parità da un lato prevede, tra i requisiti per la parità, proprio l’accoglienza degli alunni disabili: condizione che viene verificata dagli uffici scolastici regionali sia al momento dell’attribuzione della parità, sia in itinere. La legge 440/97 prevede un contributo generale a favore delle paritarie, che copre solo una piccola parte dei costi di gestione: nell’ambito di questo fondo, fino a qualche anno fa, si poteva destinare una quota anche alla voce specifica ‘handicap’, in relazione al numero di studenti disabili presenti nelle scuole, per sostenere in parte i costi supplementari che la presenza di questi studenti necessariamente comporta”. Oggi però non è più così: “Da qualche anno possiamo destinare alle scuole paritarie solo il contributo generale, mentre ogni altro genere di finanziamento è riservato esclusivamente alle statali” (da intervista su Redattore sociale dell’11/10/2013). Purtroppo però la mia voce è rimasta pressoché isolata in Commissione e ho quindi dovuto ritirare l’emendamento. Ma la battaglia continua perché su questo argomento ho presentato con il collega Gigli un ordine del giorno (clicca qui) che è stato accolto dal Governo.

Giochi. Dopo decenni di leggi Finanziarie e di Stabilità che incentivavano il gioco d'azzardo ed introducevano nuova offerta di gioco, finalmente una svolta, grazie al lavoro dell'Intergruppo parlamentare sui temi dell'azzardo, delle associazioni ed degli amministratori locali. Dal 2016 niente più pubblicità sui giochi con la vincita in denaro nelle trasmissioni tv e radio generaliste dalle 7 alle 22. Inoltre: aumento di 2,5 punti, al 17,5%, del prelievo erariale sulle newslot; riduzione della quota degli incassi usata per i premi; stop all'installazione di nuove slot AWP; norme più severe per il contrasto al gioco online illegale. Grazie ai subemendamenti dei colleghi Lorenzo Basso e Federico Ginato, anche da me sottoscritti, è stato inoltre previsto il raddoppio delle risorse per la cura del gioco d'azzardo patologico (100 milioni di euro). E una parte delle maggiori entrate (70 milioni di euro) grazie ad un emendamento della collega Carnevali va a finanziare nel 2016 l'assistenza degli alunni con handicap fisici e sensoriali. Certo, siamo ancora molto distanti da quello che vorremmo, e cioè il divieto totale di pubblicità e sponsorizzazione su tutti i media e una forte riduzione dell'offerta, ma finalmente lo Stato smette di essere biscazziere e sostenitore dell'azzardo e promuove invece forme di tutela e sostegno dei soggetti deboli. La strada da percorrere è ancora lunga, ma si è cambiata direzione.

Estensione ai familiari delle misure a favore di lavoratori affetti da mesotelioma. Approvata all’unanimità una misura a favore degli eredi di lavoratori e familiari deceduti nel 2015 a causa di esposizione all'amianto: con un emendamento del Governo si è stabilito che potranno anch'essi entro 90 giorni dall'entrata in vigore della Stabilità (1º gennaio 2016) fare domanda per avere le prestazioni assistenziali previste a favore dei malati di mesotelioma, a carico del Fondo per le vittime dell'amianto (comma 292).

Contratto di locazione finanziaria di immobile da adibire ad abitazione principale (commi 76 e ss.). Si tratta dell’introduzione di un’interessante possibilità per coloro che non riescono ad accedere al normale mercato dei mutui per l'acquisto dell'abitazione principale. Si tratta di un apposito contratto di locazione finanziaria (leasing), che favorisce la possibilità da parte delle banche o intermediari finanziari di concedere un finanziamento a chi vuole acquistare o costruirsi l'abitazione principale, accedendo altresì a benefici fiscali analoghi a quelli previsti per l'acquisto della prima casa con un mutuo. Se si tratta di giovani con meno di 35 anni i benefici fiscali sono raddoppiati. Una soluzione intelligente, che non lascia più scuse alle banche per rifiutare il finanziamento a favore dei giovani per l’acquisto della prima casa.

Opzione donna. Grazie al lavoro dei colleghi della Commissione lavoro, in particolare gli on. Damiano e Gnecchi, al fine di prolungare la sperimentazione del regime Opzione donna oltre il 31/12/2015, includendo le nate nell’ultimo trimestre del 1958 ed eventuali proroghe, si è introdotto un c.d. “Contatore” per conteggiare le domande, in modo da verificare per ciascun anno, ad ottobre, il numero delle richieste delle lavoratrici e la capienza delle risorse disponibili per concedere la proroga (ad avviso dei componenti della Commissione Lavoro le risorse sono ampiamente capienti, oltre 2 miliardi). In questo modo si sono superate le obiezioni sulla copertura da parte della Ragioneria e dell'Inps. Altre norme approvate in materia previdenziale: alcuni ritocchi alla settima salvaguardia (sulla quale si punta ad estendere la tutela agli agricoli, agli stagionali, ai lavoratori domestici e ai lavoratori che maturano il diritto alla pensione dopo 36 dal termine della mobilità); l'anticipo di un anno, dal 2017 al 2016, dell'estensione della no tax area sulle pensioni sino a 8mila euro; la sterilizzazione dell’effetto dell’indice negativo dei prezzi sugli assegni pensionistici. In questo modo si è evitato di chiedere ai pensionati di restituire dei soldi.

Anticipazione della nuova procedura UE di risoluzione in caso di crisi bancarie (bail-in) a 4 istituti bancari (Cassa Risparmio Ferrara, Banca delle Marche, Banca Popolare Etruria e Cassa di Risparmio di Chieti). La vicenda ha posto con drammatica evidenza il tema che, se in astratto è corretto salvare le banche senza scaricarne il peso sui contribuenti, di fatto c'è il problema di tutelare i piccoli risparmiatori in buona fede truffati dagli istituti. Alla fine si è approvato l'emendamento del Governo che istituisce un Fondo di Solidarietà di 100 milioni, a carico del Fondo Interbancario di Tutela dei depositi, per il risarcimento dei danni subiti dai detentori di obbligazioni subordinate emesse dalle 4 banche poste in risoluzione. Le prestazioni saranno riservate alle persone fisiche, agli imprenditori individuali, agricoli e ai coltivatori diretti. Avevo presentato un subemendamento per estendere l'accesso al Fondo anche ai soggetti del non profit, come ad es. associazioni di volontariato, comitati, fondazioni, Onlus, cui ha aggiunto la firma anche il collega Pesco del M5S, emendamento che è stato purtroppo bocciato per il parere contrario di relatori e Governo.

Fondo per il credito alle aziende vittime di mancati pagamenti. È stato istituito con una dotazione di 10 milioni di euro annui per il triennio 2016-2018, avente come finalità il sostegno alle piccole e medie imprese che entrano in crisi a causa del mancato pagamento da parte di altre aziende debitrici che devono rispondere in sede processuale di reati come estorsione, truffa, insolvenza fraudolenta e false comunicazioni sociali. Misura che è stata ispirata proprio dalla vicenda di una imprenditrice di Concordia Sagittaria, Serenella Antoniazzi, titolare di una piccola impresa artigiana vittima dell'insolvenza del proprio committente principale che, abusando della normativa fallimentare in modo fraudolento, l'ha messa in ginocchio più di un anno fa. Anziché arrendersi, Serenella ha scritto con Elisa Cozzarini un libro sulla sua esperienza ("Non voglio fallire", Nuova Dimensione). E ha cominciato a presentarlo per sensibilizzare Istituzioni e politica a fare qualcosa. Dopo aver conosciuto Serenella, in questi mesi mi sono impegnata in prima persona, insieme con altri colleghi deputati in modo trasversale, per sensibilizzare il Governo in questa direzione. Il Fondo è quindi anche la dimostrazione di come sia possibile, facendo sistema tra rappresentanti nelle istituzioni e associazioni di categoria del territorio, dare risposte concrete ai bisogni reali di chi fa impresa.

Voucher per baby-sitting e servizi per l'infanzia. È stata estesa con il comma 283 in via sperimentale per il 2016, e nel limite di 2 milioni di euro, la possibilità per le madri lavoratrici autonome o imprenditrici di richiedere, in sostituzione anche parziale del congedo parentale, un contributo economico (che vale 600 euro al mese per un massimo di tre mesi, dunque complessivamente 1.800 euro) da impiegare per il servizio di baby-sitting o per i servizi per l’infanzia (erogati da soggetti pubblici o da soggetti privati accreditati). Un primo passo per superare la ingiustificata disparità di trattamento tra lavoratrici dipendenti ed imprenditrici, che dobbiamo impegnarci a far diventare strutturale (clicca qui per vedere la mia intervista pubblicata su Rete Veneta)

Via libera al pagamento degli indennizzi alle vittime di emotrasfusioni infette. Grazie ad una norma, che insieme all’on. Margherita Miotto abbiamo fatto inserire alla Camera nella legge di Stabilità, si è autorizzata l'anticipazione da parte delle Regioni degli indennizzi, riconoscendo in concreto il diritto ai danneggiati di ricevere quanto previsto dalla legge n. 210/1992, ristabilendo un principio di giustizia, oltre che di equitàcon il trattamento di altre regioni. In questi ultimi giorni Daniela Bernardi, una donna coraggiosa da tempo impegnata in prima persona in questa battaglia, mi ha confermato l'esito positivo: anche la Regione Veneto ha finalmente autorizzato l’Usl 16 di Padova ad anticipare gli indennizzi spettanti alle persone danneggiate da trasfusioni infette. Ora, come parlamentari, continueremo ad insistere affinché il Governo disponga gli stanziamenti necessari per ristorare le regioni e garantire la continuità dei pagamenti degli indennizzi alle vittime di emotrasfusioni.


pubblicata il 04 gennaio 2016

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