I soci politici votano sì: «Non c'era alternativa» - Corriere del Veneto

20 dicembre 2015

Pagina 5, Primopiano

VOLPAGO DEL MONTELLO (TREVISO) Per la prima volta nella loro vita hanno votato tutti e tre nella stessa maniera. Certo, non nel segreto dell’urna di elezioni in cui sono stati fieri avversari, bensì nel chiaro delle alzate di mano di un’assemblea in cui bisognava metterci la faccia. Ma tant’è: il governatore Luca Zaia (Lega Nord), la senatrice Laura Puppato (Partito Democratico) ed il sottosegretario Enrico Zanetti (Scelta Civica) sono tre degli 11.102 soci di Veneto Banca che ieri hanno risposto «sì» alle tre domande-chiave poste dai vertici di Veneto Banca. A cominciare dalla prima, quella sulla trasformazione in Spa che sembra aver ricompattato la politica (con esclusione, va detto, del Movimento 5 Stelle): «Questa era l’unica strada percorribile».  Come in ogni adunata di gente arrabbiata, dal podio e dalla platea non sono mancate le bordate ai politici. Qualche fischio è arrivato anche a Zaia, che però l’ha buttata sul ridere: «Uno mi ha detto perfino di aver comprato le azioni perché aveva letto che anch’io ne avevo 500 e così si era fidato della mia faccia... È chiaro che con quello che è successo il sottoscritto non c’entra niente, a meno che non si cerchi un alibi. Ma mi pare che questo plebiscito dimostri piuttosto una grande assunzione di responsabilità da parte dei veneti, convinti dall’amministratore delegato Cristiano Carrus che peraltro ha convinto anche me, pur sapendo che questo nuovo corso porterà ad un bagno di sangue. È stato davvero un grande evento, perché per la prima volta l’azionista ha vissuto davvero il suo status e ha finito di pensare che l’assemblea di Veneto Banca fosse il buffet di Celeste» (per inciso un pranzo che, ancorché servito all’ora della merenda per ovvie esigenze di voto e fra le gomitate dei commensali in evidente digiuno dall’alba, è stato l’altro momento di condivisione bipartisan della giornata, col «sì» e il «no» riuniti almeno dalla bontà del celebre risotto della casa). 

Armonie culinarie a parte, l’asse politico trasversale a sostegno della nuova Veneto Banca è stato confermato anche dalle signore del Pd. Presenti in quanto socie, come appunto Puppato: «Ora la politica dovrà seguire la vicenda da vicino con le commissioni d’inchiesta regionale e parlamentare». O assenti come la deputata Simonetta Rubinato, che aspirante azionista comunque lo è: «Dai soci sono arrivati la volontà di imboccare la strada del risanamento e del rilancio ed un segnale anche alla politica locale». Un messaggio che Alessandra Moretti, capogruppo in consiglio regionale, intende raccogliere subito: «Per martedì è fissato un incontro con Zaia, l’obiettivo è quello di lavorare assieme per tutelare i piccoli soci. Entro fine gennaio dovrà essere convocato un consiglio regionale straordinario sul tema delle popolari, ma prima sentiremo i vertici delle due venete in commissione. Dovremo istituire un fondo per tutelare le categorie più deboli. Coinvolgerò anche il Friuli Venezia Giulia. Servirà pure la rete tra Veneto Sviluppo e Friulia (le finanziarie delle due regioni, ndr. ) per aiutare gli imprenditori. Ma anche il governo dovrà intervenire: se salta il nostro sistema bancario, salta l’Italia intera». 

Dall’esecutivo una puntualizzazione e un auspicio, espressi da Zanetti, sottosegretario all’Economia: «Se si percorre ora e in fretta la strada della Spa non è certo per il decreto del governo, altrimenti saremmo a dicembre 2016 e non 2015. Detto ciò quello che ho sentito da parte dell’amministratore delegato è stato un discorso convincente. Non ho visto un burocrate per conto Bce, ma una persona che ci crede».  A non crederci di sicuro sono i consiglieri regionali del M5S, non soci e dunque rimasti fuori con grande pessimismo, Jacopo Berti e Simone Scarabel: «Ha vinto il terrorismo delle banche. Le minacce di pirati che tengono in ostaggio i nostri risparmi minacciando di buttarli in mare se non si esegue il loro volere. Un’operazione mediatica degna dell’Isis, con falsità circa il futuro dei soldi degli azionisti in caso di vittoria del “no” alla trasformazione. Questo voto è l’inizio della fine. Fra qualche mese ne vedremo le drammatiche conseguenze». 

Angela Pederiva  Mauro Pigozzo

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pubblicata il 20 dicembre 2015

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