Zaia: «L'inizio della fine fu l'attacco a Bankitalia» E Berti grida ai pirati - Corriere del Veneto

19 dicembre 2015

Pagina 3, Primopiano

VENEZIA Deciderà all’ultimo se esserci o meno. «Ho fatto la scelta tre assemblee fa di non andarci più, ma non è detto», diceva ieri sera Luca Zaia, ospite di XNews su Antennatre . Perciò il governatore, che di Veneto Banca è socio («con 500 azioni, l’ultima volta che ne ho venduta una è stato il 28 febbraio 2009 perché dovevo farmi dei lavori di casa, lo dico a quegli animatori di assemblee che raccontano che le ho cedute ieri mattina»), non sa come andrà a finire oggi. Ma un’idea su com’è cominciato tutto questo il leghista se l’è fatta e l’ha spiegata nel corso della trasmissione condotta dal direttore Domenico Basso, rispondendo ad una domanda sulle responsabilità dell’ex amministratore delegato e direttore generale Vincenzo Consoli: «L’errore politico del Consiglio di amministrazione è stato quello della contrapposizione con la Banca d’Italia». 

La memoria di Zaia è andata indietro al 26 aprile 2014, quando si tenne la storica e per certi versi drammatica assemblea a cui il presidentissimo Flavio Trinca si presentò dimissionario, sferrando però insieme a Consoli un duro attacco nei confronti di via Nazionale. Se infatti quel giorno Zaia si limitò a stigmatizzare l’assalto «senza precedenti all’identità e all’autonomia» del gruppo di Montebelluna, Trinca parlò di un atteggiamento «distorto e strumentale» da parte di Bankitalia e Consoli bollò i rilievi di quest’ultima come «ingiusti, non fondati, sproporzionati e sicuramente eccessivi». Ecco, per il presidente della Regione è quello il momento in cui il castello cominciò a crollare: «Quell’assemblea, nella quale si mandò letteralmente a quel paese Banca d’Italia, fu l’inizio della fine. Non puoi pensare di gestire una banca strettamente vigilata dalla Banca d’Italia facendo la guerra alla Banca d’Italia, fermi restando i suoi errori e la sua arroganza. Forse valeva la pena di non crearla questa contrapposizione».  Tutt’altro che conflittuali, invece, sembrano le relazioni fra la maggioranza e Alessandra Moretti. «Ho sentito il presidente Roberto Ciambetti - riferisce la capogruppo dem - al quale ho rivolto la richiesta di dedicare alla delicata questione, immediatamente dopo le audizioni, una seduta straordinaria del Consiglio regionale. Sempre con spirito di collaborazione, il mio impegno sarà inoltre quello di garantire un rapporto di costante dialogo tra Regione e governo e anche con l’Autorità nazionale anti corruzione». Un patto bipartisan a cui Jacopo Berti, leader del Movimento 5 Stelle, guarda con sospetto nell’annunciare per stamattina un sit-in fuori dall’assemblea: «Teniamo il fiato sul collo a questi pirati in giacca e cravatta. La nostra è una chiamata alle armi contro i poteri forti, contro la Bce che è spaventata dalla nostra ribellione e minaccia gli istituti, contro il partito delle banche rappresentato da Moretti e Zaia».  Ad insidiare il temporaneo idillio fra Carroccio e Pd, peraltro, è uno scontro a distanza fra Simonetta Rubinato da una parte e Nicola Finco e Silvia Rizzotto dall’altra. «Per dare un segnale di fiducia a chi ha investito in Veneto Banca e a chi si sta impegnando per farle superare la crisi» la deputata si dice «pronta ad acquistare delle azioni di Veneto Banca». Immediata e polemica la replica dei capigruppo in Consiglio regionale di Lega Nord e Zaia Presidente: «Si sentiva proprio la mancanza di una parlamentare che con il consueto stile roman-politichese si offre di comprare azioni dell’istituto, dimenticando che non sono negoziabili».  Queste le stoccate della vigilia, ma oggi sarà sfida vera. E per Zaia non finirà qui: «Attenzione alle banche di credito cooperativo, anche là si andrà prima o poi al vedo. Nessuno dica “non ce l’ha mai detto”: bisogna fare le aggregazioni». 

Angela Pederiva

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pubblicata il 19 dicembre 2015

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