Veneto come Catalogna ora Statuto speciale e nuovo patto fiscale - Il Gazzettino

01 ottobre 2015

Pagina 20, Lettere & Opinioni

Simonetta Rubinato*

Il voto di domenica in Catalogna offre alcuni spunti di riflessione. L'insofferenza verso gli Stati nazionali di alcune Regioni che hanno una forte identità storico-linguistica e più solide capacità economiche è diffusa in vari territori dell'Unione Europea (oggetto di un recente studio di Deutsche Bank sui movimenti autonomisti ed indipendentisti). E’ una questione che, se saprà essere gestita dalla politica con lungimiranza, creerà le condizioni per una riforma della stessa Europa in chiave più democratica. È in atto, infatti, nel mondo globalizzato un indebolimento del modello di Stato nazionale ottocentesco, inadeguato a gestire i problemi sovranazionali, e insieme un allargamento della richiesta dal basso di forme rafforzate di governance regionali che meglio possono rispondere al bisogno di identità e sviluppo locale delle comunità territoriali, portando il potere più vicino ai cittadini. E’ un processo di transizione che appare accelerato in quei territori che più vivono la competizione globale e si trovano a portare il maggior peso fiscale e burocratico di Stati centrali che operano (spesso in modo inefficiente) rilevanti trasferimenti perequativi di risorse tra i territori regionali. Paesi come la Spagna e l’Italia presentano in comune le grandi diversità esistenti tra le loro Regioni, i persistenti divari di opportunità tra regioni ordinarie e speciali, il rilevante impatto di sistemi statali di perequazione fiscale con ingenti trasferimenti di risorse da alcune regioni ad altre. Sia la Catalogna che il Veneto sono inoltre regioni storicamente penalizzate nella redistribuzione della spesa pubblica. In particolare il Veneto, nonostante sia in tutte le analisi al secondo posto in Italia come contributore fiscale netto, da vent’anni è fanalino di coda nella classifica stilata annualmente dal Mef sulla spesa pubblica complessiva regionalizzata, sia in rapporto al numero di abitanti che al Pil. La politica dovrebbe affrontare finalmente questo nodo e trovare una soluzione concreta, dopo tanti anni di chiacchiere su un federalismo mai attuato, di cui la Lega Nord porta la principale responsabilità. La risposta sta in un regionalismo a geometria variabile che, attraverso un negoziato con lo Stato, riconosca a regioni come il Veneto, in competizione con le regioni più forti degli altri Paesi europei, forme di autogoverno e federalismo fiscale, sul modello delle autonomie speciali virtuose, necessarie ad esprimere tutte le loro potenzialità culturali, sociali, economiche. Anche nell'interesse dell'Italia. Ecco spiegate le ragioni della battaglia che ho svolto (inascoltata) alla Camera per l’autonomia speciale del Veneto nella riforma costituzionale che sta invece riaccentrando competenze, funzioni e risorse a livello statale, senza toccare però le regioni a statuto speciale confinanti. In subordine ho chiesto così di rafforzare almeno l’autonomia differenziata prevista dall’art. 116 terzo comma della Costituzione. Proposta quest'ultima che ora è contenuta (sia pure solo in parte) in un emendamento appena presentato dai senatori veneti del Pd.

* Parlamentare Pd

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pubblicata il 01 ottobre 2015

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