Mozioni anti-gender, il Pd segnala i Comuni «Il ministero li denunci»

18 settembre 2015

Pagina 5, Regione

PADOVA Martedì il ministero dell’Istruzione ha inviato una circolare a tutte le scuole d’Italia per smentire la convinzione secondo cui «La Buona Scuola» introdurrebbe nelle classi la teoria del gender. Ma mercoledì sera in Veneto è stata approvata l’ennesima mozione con cui un ente locale afferma l’esatto contrario: è accaduto a Limena, com’era già successo a inizio mese in consiglio regionale (e in diversi altri municipi) e come potrebbe avvenire la settimana prossima a Cittadella, con la differenza che però ora il ministro Stefania Giannini ha affermato la «responsabilità irrinunciabile di passare anche a strumenti legali» in difesa della riforma scolastica da iniziative ritenute diffamatorie. Per questo il caso padovano è già stato segnalato al Miur, sollecitato dai parlamentari veneti del Pd ad agire in giudizio.  L’episodio di Limena, dove il documento intitolato «La tutela della famiglia naturale» ha ricevuto 9 voti favorevoli (fra cui uno di minoranza), ha toccato personalmente il deputato Alessandro Zan. «In quella comunità - spiega - ho trascorso la mia infanzia, con le suore che alla scuola materna mi hanno insegnato il rispetto per gli altri. Per questo ho provveduto a segnalare la mozione al ministro Giannini, affinché valuti se attivarsi, anche ricorrendo alle vie legali, perché sia tutelato il diritto di tutti i cittadini a una corretta informazione, non manipolata né filtrata da teorie omofobe degne della peggiore demagogia». Il passaggio della legge considerato pro-gender è il seguente: «Il piano triennale dell’offerta formativa assicura l’attuazione dei princìpi di pari opportunità promuovendo nelle scuole di ogni ordine e grado l’educazione alla parità tra i sessi, la prevenzione della violenza di genere e di tutte le discriminazioni». Il sindaco Giuseppe Costa resta della sua idea: «Se ci porteranno in tribunale vorrà dire che ci difenderemo. Ci sono luminari che dicono che dietro questo comma, seppure mai nominata, si celi l’ideologia del gender». Un’opinione che fino a notte fondo ha surriscaldato il dibattito consiliare, aperto anche al pubblico, tanto che Arcigay Tralaltro Padova è intervenuta con Alessandro Pinarello per stigmatizzare la posizione della maggioranza, in linea con quelle già espresse dalle amministrazioni di Trebaseleghe e Candiana, per citarne alcune.  Interpellato dal Corriere del Veneto, il sottosegretario Davide Faraone ribadisce la posizione del ministero: «Abbiamo già inviato due circolari che spiegano chiaramente che non esiste alcuna ideologia gender. Né tantomeno esiste nella “Buona Scuola”. Il comma 16 della legge 107/2015 risponde all’esigenza di dare attuazione ai principi costituzionali di pari dignità e di non discriminazione. Quindi, lotta a ogni tipo di discriminazione, etnica, sessuale, religiosa». Secondo l’esponente del governo, «è questo che fa una buona scuola: educa e forma cittadini consapevoli. Tutte le illazioni e le preoccupazioni che stanno emergendo in questi giorni, tutto questo allarmismo è infondato. O, peggio ancora, strumentalmente diffuso».  Per questo la deputata Simonetta Rubinato invita a propria volta il Miur ad agire in giudizio: «Se non lo facesse, davanti alla diffusione di notizie false commetterebbe un’omissione, mentre quello che serve è proprio un intervento in termini chiarificatori. Questa strumentalizzazione sta causando allarme sociale nelle famiglie e diffidenza nei confronti degli insegnanti, quando invece i ragazzi hanno bisogno di un patto di corresponsabilità educativa. Perciò è utile che il ministero intervenga presto».  Angela Pederiva

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pubblicata il 18 settembre 2015

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