Referendum fallito, un autogol per le nove Regioni promotrici

18 aprile 2016

“Ribadisco quanto avevo espresso alla vigilia del voto: questo referendum non si doveva fare stante l'unico quesito prettamente tecnico-normativo rimasto in vita dei sei inizialmente promossi. Bastava che tra presidenti di regione e governo si trovasse un'intesa per migliorare la norma sulla durata delle concessioni già in essere, senza scaricare sui cittadini la responsabilità di una scelta tecnica in una materia complessa, gravando per di più le casse pubbliche di un costo di oltre 300 milioni di euro. Come deputato della Repubblica ho ritenuto però doveroso andare a votare, per fedeltà ai valori della partecipazione civica, votando 'no' al quesito nel merito e rifiutando la strumentalizzazione politica della consultazione fatta da esponenti istituzionali e politici”. Lo afferma Simonetta Rubinato, parlamentare del Pd commentando l’esito della consultazione referendaria di domenica 17 aprile, fallita per il mancato raggiungimento del quorum.

“Temo che i nove presidenti di regione che hanno promosso il referendum, per il quale la stragrande maggioranza degli elettori non ha dimostrato interesse – osserva la deputata -  abbiano reso un cattivo servizio alla causa della difesa del ruolo delle Regioni rispetto a quello dello Stato. Un vero e proprio autogol che sarà sfruttato dal premier in vista del referendum costituzionale. Le forze politiche e le istituzioni hanno comunque il dovere di ascoltare il messaggio che i cittadini hanno mandato sia votando sì, sia no, sia non recandosi alle urne più per disinteresse che per consapevole astensione. Non farlo vorrebbe dire non preoccuparsi di ricucire il profondo scollamento esistente tra società, partiti e istituzioni”.

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pubblicata il 18 aprile 2016

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