Proroga della voluntary disclosure e ratifica accordo Italia-Svizzera per abolizione segreto bancario

02 dicembre 2015

Il 13 novembre scorso la Camera ha convertito in via definitiva in legge il decreto legge n. 153 contenente “Misure urgenti per la finanza pubblica”. Si tratta del provvedimento con cui il Governo ha in sostanza: previsto la proroga del termine per accedere alla cd. voluntary disclosure (collaborazione volontaria in materia fiscale) al 30 novembre con possibilità di integrare l’istanza con documenti ed informazioni entro il 30 dicembre 2015; nel contempo ha disattivato la clausola di salvaguardia, prevista dalla legge di Stabilità 2015, sostituendo il previsto aumento dal primo ottobre dell’accisa dei carburanti e degli acconti Ires/Irap 2015 con la copertura derivante dalle maggiori entrate delle procedure di voluntary disclosure per la regolarizzazione dei capitali detenuti all’estero.

Io stessa, insieme ai colleghi Ginato e Moretto, avevo sollecitato il Governo nel settembre scorso, su input di professionisti del territorio, in questa direzione per metterli nelle condizioni tecniche di poter lavorare assicurando la massima emersione di attività sconosciute al fisco e insieme per scongiurare un nuovo salasso di aumenti che sarebbero altrimenti scattati dal 1 ottobre per le tasche dei contribuenti (a questo link puoi leggere il mio comunicato stampa del 22 settembre sul tema). Appello che aveva trovato riscontro il 29 settembre con l’approvazione da parte del Consiglio dei Ministri del decreto legge n. 153 appunto, che prorogava al 30 novembre la scadenza per l’adesione alla voluntary disclosure.

È importante sottolineare che si tratta di un provvedimento che rientra negli schemi OCSE delle relazioni internazionali e che non ha nulla a che vedere con le pratiche condonistiche del passato. Non è infatti uno "scudo", perché non c’è anonimato: al contrario, è il cittadino che si autodenuncia e sceglie di collaborare facendo una istanza all'Agenzia delle entrate; non è un condono, perché non si forfetizzano le imposte dovute: si ricostruiscono invece le basi imponibili, si calcolano le relative imposte, le sanzioni, gli interessi. Che vanno pagati. Ad oggi l’obiettivo target del Mef, anche se mai ufficializzato, stimato in circa 4 miliardi di euro di gettito derivante da questa operazione, sembra ormai raggiunto.
La Voluntary disclosure va dunque intesa in un nuovo ambito di rapporti tra fisco e contribuenti, la «tax compliance», ed è destinata a segnare un cambio profondo nel rapporto tra il cittadino e lo Stato perché si richiede una forte collaborazione del contribuente che sceglie di aderire ricostruendo la sua storia patrimoniale, reddituale e fiscale davanti all'Erario (a questo link la dichiarazione di voto per il PD dell’on. Causi).

Non è un caso che la settimana precedente, ovvero il 4 novembre, sia stato ratificato alla Camera l’accordo storico tra Italia e Svizzera che abolisce il segreto bancario (a questo link la dichiarazione in dicussione generale dell’on Sanga). Una volta ratificato anche dal Senato, il fisco italiano avrà uno strumento fondamentale di contrasto all’evasione fiscale: potrà chiedere informazioni sui rapporti con le banche svizzere di clienti italiani, non solo in ipotesi di frodi fiscali, ma anche di omessa, incompleta o non veritiera dichiarazione dei redditi. Dopo quello con la Svizzera, arriveranno in Parlamento anche gli accordi siglati con Liechtenstein (ora all’esame in Commissione in sede referente alla Commissione Affari Esteri) e Principato di Monaco, cosicché, almeno in Europa non ci saranno più paradisi fiscali.
Nel quadro di questa azione complessiva di contrasto all’evasione fiscale colgo l'occasione per esprimere soddisfazione per le recenti sentenze con cui la Cassazione ha chiarito il principio della piena utilizzabilità da parte del fisco italiano delle informazioni contenute nella c.d. Lista Falciani (contenente migliaia di nominativi di possibili evasori fiscali aventi depositi in una banca svizzera di cui Falciani era dipendente). Qui il relativo link. Ricordo che alla fine del 2011 presentai un mio emendamento alla manovra c.d. Salva Italia del Governo Monti proprio per stabilire tale utilizzabilità, che se accolto avrebbe fatto chiarezza molto prima di oggi.


pubblicata il 15 novembre 2015

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