Veneto Banca, no a Vicenza - Il Gazzettino

30 giugno 2016

Pagina 15, Economia

Veneto Banca: ai vecchi soci rimarrà il 2,3% del capitale, il fondo Atlante controllerà circa il 97,7% del gruppo creditizio con base a Montebelluna. Questo il presente. Sul futuro emerge già una strategia: niente fusione con Popolare Vicenza (che controlla al 99,33%): «Ci sarebbero più problemi che vantaggi», fanno sapere fonti bene informate. E ha una sua logica: in caso di cessione futura una volta risolto il problema taglio dei costi con la ristrutturazione e gestite le sofferenze magari con la creazione di una bad bank come già fatto per il Banco di Napoli, i due istituti potrebbero far gola a gruppi italiani (Bper si è già interessata a Veneto Banca) e stranieri. Sarà per questo che più della metà dei coraggiosi vecchi soci che hanno sottoscritto l’aumento di capitale sociale da un miliardo (il numero verrà reso noto oggi) ha deciso di restare in gioco malgrado la mancata quotazione in Borsa e l’arrivo in forze del super fondo. Dunque 11,5 milioni freschi (sui 22,3 sottoscritti) sono restati in cassa. Agli 87500 vecchi soci invece rimane in mano una partecipazione di poco più dell’1% della banca con le azioni tagliate a 10 centesimi. Evidentemente c’è chi spera nel risanamento e nel rilancio. La metà dei partecipanti all’aumento ha pensato invece di tagliare la corda e recedere dall’aumento. Atlante, che oggi verserà meno di 989 milioni, sottoscriverà tutte le azioni inoptate e andrà al 97,7% e in futuro molto probabilmente cercherà di mettere a punto dei meccanismi premianti per i vecchi azionisti (warrant?) come ha già ipotizzato di fare in Popolare Vicenza e in passato è stato fatto per il Nuovo Banco Ambrosiano. Il cda made in Atlante comunque non si insedierà prima dell’assemblea del 16 settembre quando verrà anche portata all’attenzione dei soci l’azione di responsabilità verso gli ex vertici. «Non faremo sconti a nessuno», l’avvertimento che arriva da Milano. Lo stesso pensiero dei deputati veneti del Pd, che hanno proposto un ordine del giorno predisposto dall’onorevole Simonetta Rubinato e sottoscritto anche dai colleghi veneti Ginato, Moretto, Rotta, De Menech, Mognato, Zardini, Naccarato chiede esplicitamente anche di avviare finalmente la commissione d’inchiesta che il senato non si decide a varare da sei mesi. «Accertare fino in fondo le responsabilità di chi ha portato Veneto Banca e Popolare di Vicenza sull’orlo del fallimento. Non solo: estendere in futuro le misure volte al ristoro degli investitori dei quattro istituti di credito in liquidazione anche agli investitori delle due banche venete. E infine introdurre misure di tutela delle imprese esposte con affidamenti presso Veneto Banca e Vicenza che si trovano oggi in crisi di liquidità», scrivono i deputati veneti. «Senza l’intervento del fondo Atlante, messo in campo con l’assenso del Governo, oggi ci troveremo dinanzi ad un gravissimo rischio per l’intero settore del credito del Paese – osserva la deputata veneta del Pd Rubinato – considerato che la distruzione del valore delle due popolari venete ammonta ad almeno 10 miliardi di euro. Ci sono migliaia di risparmiatori e imprese, per la maggiore parte vittime di scelte gestionali e meccanismi fraudolenti oggetto di indagine da parte della magistratura, a cui è dovuta una risposta di giustizia. Per questo il primo passo deve essere l’accertamento delle responsabilità: le indagini devono essere fatte bene e presto, anche rafforzando le risorse umane e strumentali necessarie all’operatività degli uffici giudiziari che stanno indagando i vertici aziendali, e istituendo una Commissione d’inchiesta parlamentare». Il governo ha accolto ieri il suggerimento-pungolo. Da Bruxelles il premier Matteo Renzi rilancia: «Abbiamo messo il sistema bancario in sicurezza, ad esempio con l'operazione sulle banche popolari, per evitare gli autentici scandali che si sono registrati e che spero portino ad avere responsabili. Mi auguro che le azioni di responsabilità necessarie si facciano. Ogni riferimento al Nord Est è puramente voluto...». Renzi avverte: «Altro che piacere alle lobby, abbiamo fatto l'interesse dei consumatori, dei cittadini e dei correntisti: se la riforma delle banche popolari si fosse fatta 25 anni fa, non si sarebbe verificato quello che è successo nel Nord Est». 

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pubblicata il 30 giugno 2016

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