E il premier mette i paletti a Zaia «Attenzioni sì, regione autonoma no» - Corriere del Veneto

05 maggio 2016

Pagina 2, Primopiano

venezia #Matteorisponde . E scatena il panico in Veneto. Le parole del premier Renzi sull’autonomia, ieri, durante la quarta puntata del suo tête-à-tête social con «amici» e «nemici» di Facebook, hanno provocato le ire del governatore Luca Zaia, creato più di un imbarazzo nel Pd e rimesso in discussione quanto anticipato in questi giorni non solo dal sottosegretario agli Affari regionali Gianclaudio Bressa ma dall’intera catena di comando dem che da Venezia arriva a Roma. O forse no? L’unica certezza, nell’attesa dell’interpretazione autentica del pensiero renziano, è che gli incontri al ministero degli Affari regionali continuano (ce ne sarà uno anche oggi) e che la lettera di risposta a Zaia, già scritta e imbustata, attende solo l’ultimo timbro prima d’essere recapitata a Palazzo Balbi.

La risposta del premier ad un social-spettatore che gli chiedeva che ne pensasse delle richieste di Zaia sull’autonomia del Veneto (il modello Trento e Bolzano? L’autonomia ex articolo 116 della Costituzione? Non si sa) è stata in effetti piuttosto confusa. «Le Regioni autonome hanno una loro motivazione, legata alla storia del nostro Paese - ha detto Renzi facendo chiaro riferimento alle Regioni a statuto speciale -. Possiamo discutere di una maggiore attenzione e interventi (sic ), sono pronto a discutere con Zaia nel merito di ogni questione» (e questa poteva suonare come un’apertura) però «di certo non esiste l’ipotesi di secessione» (e fin qui, nulla di nuovo) «né di ulteriori forme di autonomia a qualcuno piuttosto che ad altri. A tutti o a nessuno le stesse regole». Ecco, quest’ultima frase, non circostanziata circa il grado di autonomia di cui si sta parlando, rischia di calare come un macigno sulla trattativa faticosamente avviata dalla Regione con il governo, un negoziato che grazie al lavoro portato avanti dai tecnici al di là delle schermaglie politiche pareva finalmente arrivato ad un punto di svolta. E difatti Zaia ha subito dato fuoco alle polveri: «Abbiamo il massimo rispetto delle opinioni del presidente del Consiglio, ma purtroppo per lui restano opinioni. Noi celebreremo il referendum sull’autonomia ammesso dalla Corte costituzionale (e non dal circolo della briscola) che ha dato ragione al Veneto e non al governo che aveva impugnato la legge». E ancora: «Continuare a vedere la Costituzione mummificata, a uso e consumo dei palazzi romani, non è esattamente una visione social. Tutto è in evoluzione, la storia lo dimostra. Renzi è sempre più analogico e sempre meno digitale».

Ora, è chiaro che così si rischia di tornare al punto di partenza e vanificare il lavoro culminato in una convergenza politica senza precedenti, ma tocca al Pd chiarire cosa intendesse dire «Matteo» e nel Pd, dove soltanto ieri tutti (compresa la sinistra cuperlian bersaniana) plaudivano al referendum e all’avvio della trattativa, davvero non sanno che pesci pigliare. Tocca mettersi contro Renzi in persona, nel nome dei veneti? O tocca fare dietrofront in ossequio al pensiero del leader, lasciando ancora una volta il pallino del gioco a Zaia? L’ex segretario Roger De Menech, renziano con ottimi contatti tra i renziani che contano a Roma, è sicuro: «La domanda era approssimativa, come spesso lo sono sui social, e il premier avrà equivocato, pensando si discutesse della specialità di Trento e Bolzano. La risposta è stata a sua volta equivocata e così si è arrivati ad un finale che non è quello reale». La trattativa dunque continua? «A questo punto non lo so, bisognerebbe chiederlo a Renzi. Di certo non vedo cosa sia cambiato per bloccare il percorso avviato dal sottosegretario Bressa.

Ancora più netta la senatrice Simonetta Rubinato: «C’è poco da fermare, siamo di fronte ad una sentenza della Consulta e la possibilità di chiedere forme più ampie di autonomia, il regionalismo differenziato, è prevista sia dall’attuale Costituzione che dalla nuova, riformata proprio dal governo Renzi. Io credo si sia trattato di una svista, di un fraintendimento sul concetto di specialità. Il premier è una persona molto impegnata e non può conoscere tutto a fondo. Questo episodio - conclude Rubinato - dimostra però una volta di più l’importanza del referendum: ci servirà a far capire a Roma quanto forte sia il desiderio autonomista dei veneti e sono convinta che una persona realista come Renzi non potrà non tenerne conto».

Marco Bonet

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pubblicata il 05 maggio 2016

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