Simonetta Rubinato Veneto Vivo - Veneto Eccellenze

17 luglio 2018

E’ raggiante Simonetta Rubinato, dopo la presentazione sabato 7 luglio della sua associazione “Veneto Vivo” a S. Biagio di Callalta. Avvocato civilista, 55 anni,  sindaco per 10 anni del suo paese, Roncade, senatrice dal 2006 al 2008 nel Gruppo delle Autonomie e  poi due volte deputata del Partito Democratico sino a Marzo scorso, presiede ora Veneto Vivo: associazione libera, civica e apartitica che ha suscitato entusiasmo sin dal suo apparire e che vuol essere laboratorio politico culturale per rappresentare l’aspirazione all’autogoverno del Veneto ed insieme rilanciare il progetto di riforma federale della Repubblica e quello di integrazione politica europea.

Per Rubinato il suo tenace applicarsi alle cause dell’autonomia e del federalismo è sempre significato acquisire gli strumenti necessari per migliorare la governance e rendere efficienti e responsabili sul piano fiscale le Amministrazioni Pubbliche . 

Dall’incontro di Sabato scorso è uscita qualche proposta concreta, onorevole Rubinato?

“Direi  rivoluzionaria  e  concretissima per rimettere in moto gli investimenti. Altro che decreto dignità, c’è una misura a costo zero per lo Stato ed è quella di usare  da subito da parte degli Enti Locali con bilancio virtuoso (gli stessi che hanno subito dallo Stato un vero e proprio “esproprio“, definito anche dalla Consulta di Stato  un “prelievo forzoso“) gli avanzi di amministrazione per fare opere e creare occupazione. Solo in Veneto sono nella disponibilità dei Comuni 800 milioni di euro (rendiconti 2017 approvati ad Aprile) e con lo schema di delibera oggi presentato vogliamo incoraggiare amministratori e responsabili finanziari degli Enti Locali ad utilizzare le risorse prelevate alle famiglie alle imprese perché facciano da volano all’economia dei territori. Si tratta di sfruttare l’assist eccezionale rappresentato dalle sentenze della Consulta n 247 / 2017 e 101/2018 , grazie alle quali gli enti locali “possono senz’altro applicare l’avanzo accertato nel conto consultivo senza incorrere in sanzioni…. o contestazioni di danno erariale. “Per parte nostra abbiamo realizzato il 7 luglio che l’ approvazione nei rispettivi consigli comunali della delibera da noi proposta li metterà al sicuro da ogni responsabilità….”

On Rubinato, lei era presente all’assemblea congiunta di Unindustria  Treviso e Confindustria Padova  del 12 giugno scorso a Marghera, la cui fusione ha dato origine ad Assindustria VenetoCentro , la seconda rappresentanza  confindustriale in Italia ed espressione di una realtà  che genera il 5% del valore aggiunto manifatturiero italiano ed un export che nel 2017 è stato di 22, 5 miliardi di euro ?

“C’ero e del presidente Finco ho apprezzato due  progetti: 1) l’impegno ad investire sulla formazione dei giovani quale capitale umano dell’ economia della conoscenza, in grado di trovare lavoro sul territorio premiandone il merito e 2) le parole che spezzano un tabù di Confindustria :” L’Italia centralista non funziona più. Il Nord non è Roma, Roma non è il Sud. L’omologazione non funziona , servono politiche differenziate per rispondere alle specificità dei territori. L’autonomia di Veneto, Lombardia, Emilia  è l’occasione storica per far ripartire la riforma in senso federale dello Stato. “

La scorso numero abbiamo iniziato a parlare di città e territorio metropolitani. Constatando che da noi, né Venezia né le città vicine si sono ancora mosse secondo una visione sinergica.  Lei che ne pensa ?

Dopo quasi 28 anni dalla legge 142/ 990 e a 4 dalla legge Del Rio n. 56/ 2014 , le città metropolitane appaiono  ancora ferme al palo. E’ senz’altro vero che che la  nuova dimensione dei processi economici e sociali ha bisogno di livelli di governo adeguati  e la risposta alla questione della competizione tra aree urbane si chiama città metropolitana . Ma non basta per fare questo cambiare nome  e dare qualche potere in più  alle vecchie province sulle esigenze di decentramento anziché su quelle culturali, sociali economiche e territoriali  che definiscono una vera dimensione metropolitana. 

Le esperienze riuscite in altri paesi insegnano che non funzionano logiche tecnocratiche e centraliste. Le città e i comuni che formano un’Area Metropolitana sono innanzitutto una comunità di persone  che sente di condividere una serie di elementi culturali e identitari, di bisogni e opportunità comuni. Ecco perché hanno successo le esperienze metropolitane che attraverso un processo auto- organizzativo dal basso mettono assieme progetti e risorse materiali e immateriali . Inoltre affinché le città o aree metropolitane abbiano un ruolo di attori politici dello sviluppo, occorre che  possano spostarsi dal centro al territorio  risorse e poteri pubblici  adeguati  all’esercizio delle responsabilità da svolgere . Tutto questo rinvia all’esigenza di un processo  di partecipazione democratica e di federalismo collaborativo tra Istituzioni e attori del territorio.

Mi sembra che i processi in atto dal basso quale quello avviato da Unindustria Treviso e Confindustria  Padova (ma anche altri già in corso) vadano in questa direzione ricercando una dimensione di area metropolitana più vasta ed integrata. Ma per un vero  governo metropolitano occorre  che siano accompagnati  da una vera devolution e autonomia  anche finanziaria  dal centro alle istituzioni locali, cui spetta la responsabilità di approntare una pianificazione  e governo del territorio, nonché servizi pubblici più efficienti  e adeguati  alle imprese e ai cittadini  che vi vivono e lavorano , attraendo  investimenti  e risorse umane  d’eccellenza.  Fondamentale  è il tema della mobilità e qui  e qui non posso non sottolineare un mio personale rimpianto. . Quando in tema di infrastrutture Finco  ha sottolineato la carenza  di una connessione adeguata  dell’area metropolitana  del Veneto centrale , ho ripensato al finanziamento del Sistema Metropolitano di Superficie  che avevo ottenuto dal governo Prodi con un mio emendamento al senato( 10 milioni l’anno per 10 anni ) se non fosse stato cancellato nel 2009 dal governo Berlusconi, nell’inerzio di Galan e di Chisso,ora quel sistema di mobilità  sarebbe una infrastruttura reale. 

Adina Agugiaro


pubblicata il 17 luglio 2018

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