La scomparsa di Tina Anselmi, paladina della libertà

05 novembre 2016

La notte del 1° novembre scorso ci ha lasciati Tina Anselmi, prima donna ministro della Repubblica. Le siamo debitrici come donne per il suo impegno per la libertà e per le pari opportunità.

Conservo di lei un ricordo personale del nostro primo incontro al congresso provinciale della Margherita di Treviso del 2003. Era seduta in prima fila e dopo la mia relazione da coordinatrice provinciale mi è venuta a salutare: io non l'avevo mai conosciuta prima di allora di persona, essendo appena arrivata e quasi per caso all'impegno politico. Mi ha impressionato la sua personalità semplice e forte allo stesso tempo. Mi disse che stava andando "in pensione non dalla politica, ma in politica" e mi ha lasciato un biglietto della Camera con una dedica che mi ha poi sempre accompagnata, ma che tengo riservata.

Nei giorni scorsi si è detto e scritto tanto su di lei (forse anche a sproposito, andando oltre il rispetto che si deve alle persone che non ci sono più). Quanto sia stata importante nella nostra storia repubblicana lo hanno dimostrato le tante presenze, di rappresentanti dello Stato (anche il premier Renzi le ha reso omaggio visitando la camera ardente) e gente comune, ai funerali celebrati nel duomo della sua Castelfranco venerdì 4 novembre scorso.  L’ultimo saluto ad una figura che era prima di tutto una donna di grande fede. Una fede – come ha sottolineato alle esequie il vescovo Gianfranco Agostino Gardin – che ha ispirato e sostenuto anche la sua attività politica, svolta come servizio al bene di tutti, come un generoso spendersi per gli altri, come un’incessante ricerca di tutto ciò che poteva rendere migliore la società. Possiamo dire davvero che Tina Anselmi è stata testimone coerente della politica intesa come la più alta forma di carità, per citare Paolo VI.

Una donna che ha iniziato il suo impegno civile da giovane, sentendolo quasi come una vocazione, dopo aver assistito il 26 settembre 1944 all’impiccagione di 31 partigiani da parte dei nazifascisti mentre si trovava a Bassano del Grappa per gli studi magistrali. Un’esperienza drammatica che la portò prima ad aderire alla Resistenza nella brigata Cesare Battisti e poi ad iscriversi alla Democrazia cristiana, nelle cui fila arriva a diventare la prima donna ministro, per finire al delicato incarico di presidente della Commissione d’inchiesta sulla loggia massonica P2.

Tina Anselmi è stata donna libera, di grande rigore morale, competente, leale e onesta. Anche smesso l’impegno politico non cessò, fino a quando le forze fisiche glielo concessero, di essere una testimone autentica dell’impegno civile soprattutto tra i tanti studenti che incontrò nelle scuole e nelle associazioni. Non una nostalgica del passato, ma sempre proiettata verso il futuro perché mossa dalla speranza di un possibile mondo migliore. La forza del suo messaggio autentico era infatti in grado di attrarre anche i giovani di oggi. 

Ora che ci ha lasciato sentiamo un profondo sentimento di gratitudine nei suoi confronti, che dobbiamo continuare a trasformare in impegno concreto per i valori di libertà e giustizia da lei affermati.

Grazie Tina.

A questo link puoi leggere l’intervento svolto in Aula il 9 novembre scorso dalla collega on. Miotto per commemorare la figura di Tina: http://www.camera.it/leg17/410?idSeduta=0704&tipo=stenografico#sed0704.stenografico.tit00030.int00020.


pubblicata il 05 novembre 2016

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