Renzi, day after di fuoco E Confartigianato finisce nel mirino della Lega - Corriere del Veneto

07 ottobre 2016

Pagina 3, Primopiano

venezia Accuse agli artigiani, attacchi sulle paritarie, video-verità sulle contestazioni. È stato un day after piuttosto concitato quello seguito alla visita di Matteo Renzi a Treviso, con la Lega Nord in tutta la sua catena di comando lesta ad armare i cannoni contro il premier che ha avuto «l’ardire» di andare a fare campagna elettorale per il «sì» al referendum proprio nel feudo del governatore Luca Zaia.

Il capogruppo in consiglio regionale, Nicola Finco, ha infilato nel mirino la Confartigianato, il cui presidente provinciale Renzo Sartori si è detto soddisfatto delle risposte ricevute da Renzi dopo un breve incontro. «Ha accolto le nostre richieste sulla giustizia, gli abbiamo detto che visto il numero di imprese il tribunale di Treviso dovrebbe avere il doppio dei magistrati. I rallentamenti si traducono in perdita di soldi e di fiducia». E ancora: «Volevamo sapere se il referendum porterà vantaggi per le imprese e questi sono semplificazione burocratica e velocità nel legiferare. Ha dato le risposte che ci aspettavamo». Parole che hanno parecchio indispettito Finco, che prima ha attaccato su Twitter la Confartigianato, colpevole «dopo Confindustria e Coldiretti» di elogiare «il cantastorie di Firenze», con un avvertimento: «Aspetto con ansia le vostre prossime lamentose riunioni», quindi ha rincarato: «Devono scegliere da che parte stare perché hanno stancato con questo doppiogiochismo che li vede ad ogni assemblea di categoria, forse per accontentare la base, tuonare inferociti dal palco contro il governo che penalizza chi tira avanti il Paese, salvo poi correre in prima fila a sperticarsi in applausi quando Renzi viene qui. Perché va bene essere filogovernativi ma a tutto c’è un limite». Una fastidio che si spiega probabilmente anche col fatto che mentre la vicinanza di Confindustria a Renzi è nota, certificata oramai da svariate assemblee provinciali, quella degli artigiani spezza uno storico legame istituzionale (ma anche elettorale) con la Lega, basato sul ribellismo anti tasse e anti centralismo tipico delle piccole partite Iva. En passant : difficile pensare che Zaia abbia gradito pure l’endorsement di Gilberto Benetton a Renzi in vista del referendum (e non solo, ne ha lodato l’attivismo e la pervicacia nel tentare di cambiare le cose), visto che la famiglia di Ponzano è uno storico riferimento del governatore, che più volte l’ha portata ad esempio, sia per le comuni radici trevigiane sia per quel che rappresentano i Colori Uniti nella storia imprenditoriale del Veneto. O forse ha ragione chi dice che i Benetton, come molti altri industriali a queste latitudini, stanno con Renzi a Roma e con Zaia a Venezia e le due cose si tengono benissimo assieme.

Tant’è, proprio il governatore ha aperto le ostilità con Renzi sulle scuole paritarie, prendendo le mosse da una dichiarazione del premier («Solleciteremo nuovamente la Regione ad avviare una trattativa che possa portare ad un riconoscimento della specificità del Veneto rispetto al resto del Paese, e se Zaia non lo farà andremo avanti noi»), a onor del vero poi smentite dallo staff di Palazzo Chigi. «Non voglio alimentare inutili e sterili polemiche, ma i veneti non possono accettare che il premier venga qui a dare lezione alla Regione. O Renzi pensa che siamo un popolo deficiente o non sa nemmeno di cosa sta parlando. La Regione ha sempre sostenuto e finanziato il sistema delle paritarie - ha detto Zaia -, chi non sta più facendo la propria parte è lo Stato, che lesina i propri contributi e taglia le risorse alla Regione: negli ultimi 5 anni sono state dimezzate da 1600 a 890 milioni. E il patto di stabilità ci ha impedito di utilizzare quanto avevamo in cassa». Replica la deputata dem Simonetta Rubinato, che aveva organizzato l’incontro tra Renzi e la Fism: «Zaia eviti inutili polemiche e raccolga la disponibilità del premier ad affrontare la specificità del sistema scolastico veneto per aprire subito un confronto con il governo».

Infine il video. È quello fatto circolare su Facebook da Matteo Salvini in cui si vede Renzi bersagliato di fischi e qualche insulto («Buffone», «Vergognati») all’uscita dalla prefettura di Treviso: «Ecco come Treviso ha salutato un buffone. Scommettiamo che nessun telegiornale vi farà vedere queste immagini?» ha chiosato il segretario federale della Lega. A ieri sera le visualizzazioni erano più di 630 mila, le condivisioni oltre 7 mila.

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pubblicata il 07 ottobre 2016

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