A Vazzola serata sul referendum costituzionale

08 ottobre 2016

Il 7 settembre scorso ho partecipato con il prof. Francesco Morosini alla serata dedicata alla riforma costituzionale organizzata dai circoli Pd di Vazzola, Codogné, Gaiarine e Godega di S. Urbano. Dopo un passaggio sul rafforzamento degli istituti di democrazia diretta con l'introduzione del referendum propositivo e d’indirizzo e dell'obbligatorietà per il Parlamento di discutere le proposte di legge di iniziativa popolare sottoscritte da almeno 150.000 firme, l’attenzione si è focalizzata sul nuovo Senato della Repubblica. Composto da amministratori regionali e un sindaco per ogni regione, grazie alle innovative funzioni ad esso assegnate, potrebbe essere lo strumento più autorevole per fare sintesi fra le esigenze di territori tanto diversi e per riequilibrare il rapporto tra autonomie locali e Stato centrale, oggi troppo sbilanciato a favore del secondo, nonostante la riforma in senso federalista del Titolo V nel 2001. Come ha ammesso la Corte dei Conti, infatti, la resilienza delle istituzioni centrali a dare attuazione al federalismo, quello fiscale in particolare, è stata fortissima. Inoltre se Regioni come il Veneto sapranno finalmente utilizzare lo strumento dell’autonomia differenziata, che abbiamo voluto fosse mantenuto nell’art. 116 terzo comma Cost., per negoziare dallo Stato nuove e maggiori competenze e risorse, potrebbe ridursi il gap oggi esistente tra la nostra regione e le due speciali confinanti. Se è vero infatti, come afferma il fronte del NO, che la nuova Costituzione riporta molte materie fin qui concorrenti alla competenza esclusiva dello Stato, è anche vero come queste siano state, dalla riforma costituzionale del 2001 ad oggi, più oggetto di contrapposizione politica che di efficace declinazione di autonomia legislativa da parte di Stato e Regioni. A chi teme che in caso di vittoria del Sì si rischierebbe una deriva autoritaria, per il combinato disposto di riforma e legge elettorale, abbiamo spiegato che in realtà la maggioranza che l'Italicum consegna a chi vince le elezioni - con almeno il 40% dei voti o con il 50% più uno dei voti nel successivo ballottaggio - appena 24 seggi in più in Parlamento dei 316 che costituiscono la maggioranza. La verità è che oggi il dominus della funzione legislativa è il Governo, con il Parlamento costretto a convertire continuamente decreti legge a colpi di fiducia e a dare ampie deleghe legislative all''Esecutivo, a dimostrazione che la Costituzione materiale oggi è ben diversa da quella formale. La riforma mira proprio a ridare dignità al ruolo del Parlamento, superando il bicameralismo paritario e riformando il procedimento legislativo, limitando l'uso dei decreti legge e introducendo il nuovo strumento del provvedimento a data certa.


pubblicata il 08 ottobre 2016

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