Bilinguismo, no dell'assessore all'istruzione «Il dialetto non s'insegna, meglio l'inglese» - Corriere del Veneto

23 novembre 2016

Pagina 3, Primopiano

venezia La legge per il riconoscimento del Veneto come «minoranza nazionale», da proteggere anche con l’introduzione del bilinguismo amministrativo sull’esempio dell’Alto Adige (corsi obbligatori di veneto in classe, posti riservati ai veneti nella pubblica amministrazione, doppi toponimi stradali), continua a dividere la politica, il mondo della scuola e gli imprenditori, in un dibattito che, c’è da credere, continuerà fino a martedì, quando il testo già approvato dalla commissione Affari istituzionali approderà in aula per il via libera definitivo.

Ieri la dirigente dell’Ufficio scolastico regionale Daniela Beltrame ha voluto rettificare quanto a lei attribuito all’indomani del voto in commissione, quando in linea con alcuni costituzionalisti e professori universitari era sembrata piuttosto cauta sull’iniziativa della Regione. Tutt’altro, ha precisato Beltrame: non solo da parte sua non vi è alcuna perplessità al riguardo ma anzi, «insegnare il dialetto a scuola sarebbe un valore aggiunto, uno stimolo in più per gli studenti». Purché i corsi siano facoltativi. Un pensiero affine a quello del governatore Luca Zaia, che però non trova d’accordo l’assessore regionale all’Istruzione Elena Donazzan: «Abbiamo già due leggi, sull’identità veneta e la tutela del nostro patrimonio linguistico, con le quali finanziamo iniziative anche nelle scuole. Da qui a pensare di fare del dialetto una materia curriculare, sia essa facoltativa o obbligatoria, però, ce ne passa... E dico dialetto non a caso: il veneto è il linguaggio degli affetti, cambia nel tempo ed è fortemente radicato sul territorio. Il bassanese è diverso dal vicentino, figuriamoci dal veronese o dal veneziano. Chi propone di introdurre il veneto a scuola, come pensa di fare sintesi di queste diversità, che sono poi la bellezza del veneto e il motivo per cui è ancora così diffuso e amato?». Per Donazzan altri sono i compiti della scuola: «Io, ad esempio, mi sto spendendo molto sia sul piano politico che, per quanto possibile, su quello finanziario, per incrementare le ore di inglese, la lingua dell’internazionalità, e del tedesco, la lingua delle imprese, del manifatturiero. Il consolato francese se l’è presa e mi ha scritto - sorride - ma dovendo pensare al futuro dei ragazzi ho creduto che questa fosse la scelta migliore». Infine, una postilla politica: «Troppo spesso ho l’impressione che qui si confonda l’identità col folklore e mi dispiace. L’identità è una cosa seria».

Una posizione, quella di Donazzan, che coincide con quanto detto nei giorni scorsi dal vice presidente del consiglio Massimo Giorgetti («Quella legge non la voterò mai») ed entrambi sono di Forza Italia. Ma non è solo la maggioranza a dividersi sul progetto di legge messo a punto dall’indipendentista Loris Palmerini e fatto proprio da quattro Comuni che l’hanno poi proposto alla Regione. Anche nel Pd Simonetta Rubinato, ormai sempre più orgogliosamente «eretica dem », prende le distanze dai colleghi che in Regione hanno bocciato il provvedimento: «Credo, come Beltrame, che sarebbe un valore aggiunto la tutela e la valorizzazione della lingua, della storia e della cultura veneta, come già avviene per il friulano ed il sardo. Nel programma con cui mi ero candidata alle primarie del Pd per la presidenza del Veneto - ricorda la deputata - avevo proposto un progetto per la formazione plurilingue sin dall’infanzia, che, accanto alla lingua italiana e a quella inglese, ponesse un’attenzione particolare all’uso della lingua veneta, che per molti bambini è lingua madre, come opportunità, vantaggio cognitivo e linguistico». Dal Pd nessuna replica diretta ma la capogruppo in Regione Alessandra Moretti ribadisce che «si tratta solo dell’ennesimo spot leghista. Mentre nel mondo ci si preoccupa di far studiare ai ragazzi le lingue che li possano facilitare nelle professioni del futuro, noi vorremmo far perdere ore di lezione per approfondire la conoscenza di dialetti che sono vivi e sentiti da tutti e non hanno affatto bisogno d’essere tutelati». Contrario anche Stefano Fracasso: «Questa proposta di legge per l’autodefinizione di minoranza nazionale del popolo veneto rivela un inconfessato senso di inferiorità politico e culturale, che di fronte ai cambiamenti globali risponde con la richiesta di istituire una “riserva indiana”».

Tant’è, ieri il consigliere indipendentista Antonio Guadagnini ha fatto sapere di aver depositato («Un anno fa») una proposta di modifica della legge statale 482 sulle minoranze linguistiche, «così da inserire il veneto tra quelle tutelate».

Marco Bonet

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pubblicata il 23 novembre 2016

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