Le Istituzioni della Repubblica hanno retto alla prova

01 giugno 2018

I novanta giorni di quello che ieri l’Economist ha definito il ‘melodramma politico’ dell’Italia hanno confermato che i poteri del Presidente della Repubblica sono pochi, ma potenti, e che chiunque viene eletto per poter governare deve fare i conti con i vincoli dell’ordinamento costituzionale (si chiamano pesi e contrappesi  e sono la garanzia di una democrazia liberale). 
A questi si aggiungono i vincoli dati dalle condizioni reali del Paese, per cui alla formazione del nuovo governo ha contribuito in modo determinante il monito dei mercati. Il tanto famigerato spread ha messo, infatti, di fronte alle proprie responsabilità sia chi minacciava la messa in stato d’accusa del Presidente della Repubblica (Di Maio), sia chi pensava di continuare la campagna elettorale per incassare un dividendo più alto fra qualche mese, a danno di famiglie e imprese italiane (Salvini). 
Anche se non è questo l’Esecutivo che avrei voluto, è un bene per la nostra democrazia rappresentativa che il voto della maggioranza degli italiani abbia trovato riscontro nella formazione di un governo politico. Questo contribuirà a chiarire il quadro politico ancora confuso della c.d. Terza Repubblica. Lega e M5S hanno l'occasione di governare per svelare agli italiani l'effettiva consistenza della loro proposta ed anche la loro vera identità politica. E spero promuovano qualche riforma innovativa utile. Al Partito Democratico spetta il compito di controllare e di proporre alternative come principale forza dell’opposizione. E nel frattempo riorganizzarsi.
Non credo tuttavia che la proposta di costituire un 'fronte' dei partiti 'repubblicani' contro i 'populisti' sia la strada da imboccare per costruire un’alternativa credibile agli occhi degli elettori perduti. Come ha riconosciuto la stessa Merkel, le forze c.d. populiste hanno dato voce nei Paesi europei alle esigenze di molti cittadini che i partiti ‘repubblicani’ non hanno saputo comprendere. Di cosa ci stupiamo se lo stesso governatore di Bankitalia ha sottolineato nella sua recente relazione che negli ultimi dieci anni la quota delle famiglie che vivono in condizioni di povertà assoluta è quasi raddoppiata, giungendo a sfiorare il 7 per cento? Sono 7,3 milioni gli italiani che vivono in condizioni di grave deprivazione e disagio economico, mentre le risorse rese disponibili con l’avvio del reddito di inclusione (che pure va a merito del Governo Renzi-Gentiloni) consentono di coprire appena il 40 per cento delle famiglie in povertà assoluta. Nello stesso tempo chi lavora e produce qui (e non off-shore) la ricchezza necessaria ad una maggiore giustizia sociale combatte spesso con un apparato burocratico e fiscale centralista inefficiente ed invasivo, mai riformato in chiave federale. 
Meglio dunque per il Partito Democratico, dopo la sconfitta disastrosa del 4 marzo, ripartire innanzi tutto da un bagno di umiltà e da un serio mea culpa. Per chiedersi se si è mantenuto fede alle ragioni e agli impegni per cui l’avevamo costituito, come partito del cambiamento (oltre i conservatorismi della destra e della sinistra), autenticamente popolare, plurale, aperto alla partecipazione civica e federale. Aprendo un congresso rifondativo per riorganizzare radicalmente la propria presenza e capacità di comunicare nei diversi territori della Repubblica, dando spazio a chi è in grado di rappresentarli davvero i territori perché da essi riconosciuto credibile, non per la fedeltà al leader di turno. 
Buona Festa della Repubblica a tutti!

 


pubblicata il 01 giugno 2018

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