Prodi: l'Europa frammentata degli Stati nazionali come un vaso di coccio. S al federalismo

30 maggio 2018

Sabato 26 maggio scorso incontro a Mestre con il prof. Romano Prodi, che nel giardino della famiglia Conte ha tenuto una lezione sul tema "Europa... vaso di coccio tra USA e Cina".

Il vento della crisi della democrazia soffia ovunque, ha esordito il professore. In tutto il mondo questo è il momento del desiderio di autorità in cambio di protezione.

Lo si vede nell'aumento di potere del governo cinese, un Paese che, caso unico nella storia, sta esportando nello stesso tempo uomini, capitali e tecnologie. Pensate che durante la crisi in Libia in appena quattro giorni sono stati evacuati, senza alcun clamore, ben 38.800 tecnici cinesi. Con i suoi 1,4 miliardi di abitanti, la Cina, che non si considera più un Paese in via di sviluppo, ha tuttavia bisogno di acquistare all'estero energia, cibo e materie prime: di qui una politica di espansione economica (la Via della Seta) e politica (l'aumento di potere di Xi).

Gli USA sono invece autosufficienti per energia, cibo e materie prime e restano la prima potenza militare (con una spesa militare che è il 42,7% della spesa mondiale), ma non possono esercitarla da soli. Mentre i padroni del mondo sono cambiati: non più i grandi produttori (General Electric, General Motors, ecc.), ma coloro che detengono le nuove tecnologie che ci entrano nelle case (Apple, Google, Amazon, Facebook, EBay, ecc.), che hanno livelli di profitto impressionanti, sui quali non c'è però alcun controllo politico: l'accumulo di capitale è sempre più nelle mani di pochi mentre aumentano le disparità. Insomma, ha sintetizzato Prodi, il capitale scappa, sfugge alla tassazione mentre crescono le disuguaglianze.

In questo contesto l'Europa appare come un vaso di coccio per la sua frammentazione. È la prima realtà produttiva ed esportatrice, ma non ha l'unità politica necessaria ad essere leader mondiale. Il problema, nell'analisi di Prodi, è la scarsità di Europa, non il suo eccesso, e la predominanza di potere (a far data dalla bocciatura della proposta di Costituzione europea da parte dei francesi e degli olandesi) del Consiglio dei capi di governo sulla Commissione europea, che rappresenta l'interesse sovranazionale. Così è logico che prevalga l'interesse della nazione più forte. La Germania si è appaltata la politica economica (e la sua politica ci ha gravemente danneggiato), mentre da ultimo la Francia di Macron si è intestata la politica estera, in forza del suo diritto di veto all'Onu e del suo esercito. Ma anche loro per avere un ruolo nel mondo attuale hanno bisogno di un'Europa unita e non frammentata. Ad es. solo un ruolo forte dell'UE può favorire la fine della guerra in Libia per risolvere il problema dei flussi migratori, che condiziona fortemente i risultati elettorali, ovunque. Mentre in campo c'è l'iniziativa unilaterale di Macron che ha convocato il 29 maggio una conferenza di pace sulla Libia, senza peraltro concordarla con l'Italia.

Eppure i Paesi europei non sembrano accorgersi di essere ormai in una trappola dalla quale possono uscire solo con uno sforzo enorme e concorde, mettendo assieme tutte le loro energie. Prodi ci ha fatto l'esempio di come negli anni scorsi si sia arrivati perfino al punto di ostacolare la messa in moto e di centellinare poi le risorse del progetto europeo di comunicazione satellitare (il progetto Galileo, un sistema di navigazione e localizzazione satellitare interamente concepito per usi civili in grado di offrire un’accuratezza inferiore ai 10 centimetri nel posizionamento, da lui avviato nel 2003 al tempo in cui era Presidente della Commissione), che così ora arriva in ritardo non solo rispetto al GPS americano (in funzione da tanti anni) ma anche alla rete cinese, la cui costruzione procede a velocità spedita. E ci ha raccontato i tentativi cinesi, con il progetto "16 più 1" di aprirsi ai paesi dell'Est, spaccando l'Europa.

Secondo Prodi siamo dunque al culmine di una grande crisi. Per superare la quale serve rimettere in piedi delle strutture internazionali di protezione collettiva, come l'Onu, oggi senza potere di fronte a situazioni come quella siriana, ma anche come l'Unione europea. La quale è di fronte ad un bivio e deve scegliere se diventare un soggetto politico unico in grado di competere con Usa e Cina.

A margine dell'incontro ho salutato Prodi, ricordando i due anni del lavoro del suo Governo, nel 2006 e 2007, in cui al Senato, come componente del Gruppo per le Autonomie, mi sono sentita davvero una parlamentare utile al territorio. Gli ho raccontato della mia battaglia per l'autonomia del Veneto, sottolineando che la situazione di stallo in cui ci troviamo nel nostro Paese dipende molto da un modello di Stato centralista inefficiente e superato, con una governance inadeguata alle differenze dei territori del Paese. Per questo - gli ho detto - resto convinta che il federalismo fiscale sia necessario anche in Italia per controllare la spesa pubblica ad ogni livello di governo, responsabilizzando politica e burocrazia. E Prodi ne ha convenuto con me.

   


pubblicata il 30 maggio 2018

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