Nel Pd l'eretica Rubinato "Ripartire dai circoli" - La tribuna di Treviso

07 marzo 2018

Pagina 14, Primopiano

TREVISO Come un pugile al tappeto. Non sono bastati cinque anni di governo, la ripresa economica, la riforma del mercato del lavoro, la svolta di Minniti sull'immigrazione, l'apertura all'autonomia dopo il referendum veneto per arginare la valanga Lega-Cinquestelle. I Democratici trevigiani sembrano non farsene una ragione ed appaiono frastornati, delusi e incapaci di rialzarsi. Milleottocento tessere, meno di cinquanta circoli che fanno fatica a staccare tessere, una partecipazione all'ultimo congresso provinciale che ha superato di poco la metà degli iscritti. Laura Puppato, senatrice battuta nel suo collegio, incrocia le dita perché sembra esserci la possibilità di un «ripescaggio» dal listino plurinominale attraverso il ricalcolo nell'attribuzione dei seggi: «Non mi faccio illusioni, ma aspetto di sapere cosa mi dicono». La differenza si giocherebbe su una manciata di schede, appena trecento. L'orlandiano Leone Cimetta, vicesegretario provinciale, si consola con la vittoria più vicina, quella di Zingaretti in Lazio: «Nel momento più buio per la sinistra italiana, perlomeno c'è la bella vittoria di Nicola Zingaretti, rieletto presidente del Lazio recuperando quasi mezzo milione di voti in più per il centrosinistra rispetto alle elezioni politiche in tutta la regione». Floriana Casellato, da tempo lontana dalle dinamiche del partito, ha già fatto sapere la sua delusione. E Liberi e uguali sibila l'indiscrezione che l'ex parlamentare abbia votato proprio per il partito di Grasso e D'Alema.Prova a articolare un ragionamento Simonetta Rubinato, deputato uscente ma neanche ricandidata, rientrata ieri pomeriggio da Roma dove ha liberato l'ufficio da parlamentare. Il suo post con un messaggio inviato a Matteo Renzi lo scorso ottobre (senza risposta) è suonato come un perfido «Io ve lo aveto detto...». Lei si affretta a correggere: «Nessuna perfidia, il Pd è il mio partito - spiega -. Solo l'evidenza che io ci ho provato, in tempi non sospetti, ad accendere un faro. Dicendo a Matteo Renzi quello che stava succedendo nei territori. Poi le cose sono andate diversamente». L'eresia di Simonetta Rubinato parte da lontano, almeno dalle Politiche 2013 quando fu esclusa da un posto di governo che lei sentiva di meritare. Poi è stata tutto un allontanarsi dalla dirigenza del partito: «Eretici sono coloro che si dimenticano di leggere lo statuto del Pd» chiosa. «Non vedo nei dirigenti del partito la coerenza ai valori fondativi del partito. Lo spirito del Lingotto, con Veltroni, descriveva un partito plurale, aperto, una infrastruttura civile dove potevano convivere anime diverse, un partito inclusivo, un partito federato e non centralista. Che cosa c'è di tutto questo oggi nel Pd?»E descrive il fastidio con cui i vertici del Pd guardavano le sue posizioni: l'apertura alle istanze federaliste durante le primarie del 2014, la campagna referendaria del 2015, il referendum costituzionale nel 2016, il referendum veneto per l'autonomia nel 2017. «Ho cercato di spiegare per tempo il Veneto e le istanze del territorio personalmente a Matteo Renzi, ma non c'è stato verso. E' prevalsa una politica centralista e accentratrice che ha escluso la pluralità e portato il Pd in questa situazione».Dunque? «Qua non si tratta di trovare un leader dopo Renzi, si tratta di ricostruire il partito dalle fondamenta. E dunque: ritrovare le ragioni fondative, tornare a leggersi le tesi del Lingotto, il federalismo, l'autonomia, la classe dirigente dai territori, le risposte diverse a problemi e territori diversi. Poi cambiare il rapporto tra contribuente e Fisco. Ricominciare a coinvolgere i circoli, animati da autentici eroi che lavorano in solitudine, in condizioni difficilissime. Garantire l'autonomia dei territori. E poi va ridotta la distanza percepita dai cittadini, soprattutto quelli più deboli, rispetto a chi occupa i palazzi del potere. E questa distanza può essere ridotta solo attraverso l'applicazione più ampia del principio di sussidarietà. Solo così ogni comunità territoriale potrà sviluppare il massimo delle sue potenzialità e talenti per la crescita del paese».Secondo Rubinato, il posto del Partito Democratico in questo momento è l'opposizione: «Penso di sì, penso che questo sia il ruolo che gli elettori ci abbiano consegnato. Questo non significa che su alcune scelte non si possa partecipare, ma stando all'opposizione». Una posizione condivisa anche dall'altra parlamentare uscente, Laura Puppato: «I cittadini ci hanno spinto in minoranza e lì staremo, facendo opposizione al nuovo governo Lega o 5 stelle che sia. Mi sembra evidente che i valori della nostra società sono cambiati e non coincidono con i miei, quindi, da questo punto di vista, è giusto che io resti a casa, non per una resa, ma per ripartire. Faccio mia la parola "re-iniziare", partendo dalla cultura, dalla formazione, dalla crescita di una società più aperta e consapevole. C'è molto lavoro da fare, io ci sarò».Daniele Ferrazza

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pubblicata il 07 marzo 2018

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