Veneto Vivo: "Spendere gli avanzi di amministrazione dei Comuni meglio del Decreto Dignitŕ"

13 luglio 2018

“Altro che decreto dignità: c’è una misura, a costo zero per lo Stato, che può rimettere in moto gli investimenti in maniera molto più concreta ed efficace. Solo in Veneto si tratta di oltre 800 milioni di euro già nelle disponibilità dei Comuni sulla base dei rendiconti dell’anno 2017 approvati ad aprile scorso. Si tratta di applicare gli avanzi di amministrazione sulla base dell’assetto normativo tracciato di recente dalla Corte Costituzionale con più sentenze che rappresentano una svolta storica per l’autonomia degli enti locali.  Con lo schema di delibera ‘rivoluzionaria’, che abbiamo messo a punto nei giorni scorsi, vogliamo incoraggiare amministratori e responsabili finanziari degli enti locali a utilizzare le risorse già prelevate da famiglie e aziende per restituirle realizzando opere utili ai cittadini per lo sviluppo delle nostre comunità”. E’ il messaggio lanciato da Simonetta Rubinato, presidente dell’associazione Veneto Vivo. 

La proposta preparata per i Comuni, che più di tutti hanno subito quello che il prof. Luca Antonini, costituzionalista, definisce “l’esproprio dello Stato” e che la stessa Corte Costituzionale ha chiamato “prelievo forzoso” di risorse dei territori, può innescare davvero un prezioso volano per l’economia reale (la spesa pubblica è un fattore di incremento del Pil), l’aumento dell’occupazione e delle entrate fiscali. Si tratta quindi di sfruttare l’assist eccezionale rappresentato dalle sentenze della Consulta nn. 247/2017 e 101/2018, grazie alle quali gli enti locali “possono senz’altro applicare l’avanzo accertato nel conto consuntivo” senza incorrere in sanzioni (vero e proprio spauracchio che ha portato i 7.210 comuni italiani ad un eccesso di risparmio rispetto a quanto richiesto persino dalle manovre finanziarie) o contestazioni di danno erariale. 

Insomma – secondo Veneto Vivo – è possibile invertire la rotta che ha visto gli investimenti dei comuni veneti passare dai 1.545,1 milioni di euro del 2004 ai 557 milioni di euro del 2016, un crollo drammatico. Come? “Certo serve un atto di coraggio da parte in primis degli amministratori, ma anche dei responsabili finanziari per non farsi bloccare dai tecnicismi contabili centralisti. Ma crediamo che l’approvazione nei rispettivi Consigli comunali della delibera da noi proposta li metta al sicuro da qualsiasi responsabilità. Certo, in questi casi in cui è in gioco una rivoluzione copernicana, ‘l’unione fa la forza’. Per questo auspichiamo una immediata presa di posizione da parte delle Associazioni dei Comuni a sostegno di un’azione per l’autonomia e lo sviluppo del nostro territorio”.

Treviso, 13 luglio 2018


pubblicata il 13 luglio 2018

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