Referendum, partiti mai cosė divisi E spunta il parere della Camera - Corriere del Veneto

15 marzo 2018

Pagina 11, Cronaca Venezia

VENEZIA La Città Metropolitana di Venezia si può dividere anche con procedure diverse da quelle della Legge Delrio. Parola del Servizio Studi della Camera: «La previsione della legge 56/2014 appare riferita alla specifica procedura per l’elezione diretta del sindaco metropolitano e non può essere suscettibile di derogare, in quanto legge ordinaria, a quanto sancito dalla Carta Costituzionale, il cui art. 133 rimane quindi applicabile per ogni procedimento di modificazione dei confini comunali». Lo scrive Cristina De Cesare, giurista di Montecitorio e in sintesi vuol dire che la Regione Veneto ha tutte le competenze per poter indire il referendum.

Il parere che rischia di mettere nell’angolo i ricorsi del Comune e della Città Metropolitana contro la consultazione fissata il 30 settembre dal governatore Luca Zaia l’ha tirato fuori l’onorevole uscente del Pd Simonetta Rubinato. Lo aveva richiesto prima di presentare un emendamento alla legge sugli Enti Locali. «Nulla impedisce di fare il referendum per la separazione di Mestre e Venezia – spiega Rubinato – Da “democratica” non posso che vedere positivamente il fatto che su un tema così importante sia data la parola ai cittadini, anziché appellarsi alla burocrazia dei tribunali per impedirlo».

Rubinato favorevole alla consultazione. Il Pd cittadino contrario alla separazione. Il regionale con il responsabile della comunicazione Matteo Bellomo chiede che votino tutti i residenti della provincia e che i sindaci Brugnaro, Manildo e Giordani rimettano in asse il percorso della PaTreVe: «Perché la competitività non ce l’hai sui comunetti ma sull’area vasta e su ricadute così importanti come quella della separazione del capoluogo è giusto che si esprimano tutti». Il solito Pd che ha quattro visioni diverse? Non precisamente. Non erano passate neanche 24 ore dall’annuncio che Zaia non avrebbe fatto campagna né per la divisione né per l’unione, che il consigliere regionale Alberto Semenzato ieri postava su Facebook: «Il 30 settembre andate a votare per la separazione e per ripristinare i giusti costi (sulla Tari)». «Il segretario provinciale dice che c’è libertà di scelta e io la mia scelta l’ho fatta da tempo - spiega – Voglio solo informare sulla separazione. Non è automatico che Venezia ottenga lo statuto speciale ma per chiederlo deve essere città speciale e se è unita alla terraferma, non lo è», argomenta. Dunque, sulla separazione nei partiti si va in ordine sparso. Ufficialmente, sono schierati per il No Pd, Fi e Leu (eccetto Davide Zoggia), per la libertà di voto M5s e Lega . «Noi vogliamo riformare il Comune, invece i partiti tendono a mantenere lo status quo», spiega Stefano Chiaromanni del comitato autonomista mestrino. Però il tema è ormai trasversale e pur cambiare idea è lecito. Come Renato Boraso, assessore alla Mobilità.« È cambiato il mondo -spiega - In un Veneto che premia finanziariamente le fusioni dei Comuni, è antistorico. Divisi, saremmo due comuni poveri. Il tram nel 2003 non c’era, oggi paghiamo un mutuo da 455mila euro al mese: come si dividerebbe la rata? E poi, scusate, io sono di Favaro che ha l’aeroporto, la gronda, il bosco: seguendo questo ragionamento, ma perché dovrei stare sotto Mestre? E il patto per Venezia sarebbe mai stato firmato se fosse stato un patto per Mestre? Sta diventando un esercizio pleonastico di democrazia, questo continuo referendum». Il quinto. Il presidente della Municipalità di Mestre Centro Vincenzo Conte (Pd) ha sempre votato per la divisione. «Ma mentre l’altra volta il fronte del No era compatto, stavolta la pancia degli iscritti propende per il Sì – spiega – Motivi: le promesse fatte non sono state mantenute, peggio di così non si può; proviamo anche questa». Di tutti gli argomenti pro e contro, quello più sottaciuto è quello elettorale: chi governerebbe i due Comuni. I dati delle politiche del 4 marzo: a Venezia sinistra e centrosinistra hanno il 39,7%; il centrodestra il 31,6 e M5s il 23,28. A Mestre il centrodestra è in vantaggio col 35,4, la sinistra arriva al 31,3 e il M5s al 28,9%.

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pubblicata il 15 marzo 2018

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