Distacco di Sappada dal Veneto: triste epilogo, responsabile la politica

08 gennaio 2018

Il 22 novembre scorso il Parlamento ha dato il via libera al passaggio di Sappada dal Veneto al Friuli-Venezia Giulia con 257 voti favorevoli, 74 astenuti, 20 contrari, fra i quali il mio, e una quarantina di deputati, che pur presenti, non hanno partecipato alla votazione. Sono intervenuta in Aula per motivare il mio voto contrario, in dissenso dal Gruppo, nel tempo di un minuto assegnatomi dal Regolamento della Camera. A questo link il video della mia dichiarazione di voto: http://webtv.camera.it/archivio?legislatura=17&seduta=890&intervento=456768). Ho sentito, infatti, come deputata del Veneto il dovere di raccogliere l’allarme lanciato dal Presidente della provincia di Belluno con due lettere indirizzate anche a noi parlamentari - una del 6 ottobre e l’altra del 21 novembre, che trovi cliccando qui) -, sul quadro di tensioni e l'effetto valanga che il via libera del Parlamento al distacco di Sappada rischia di creare nella Provincia di Belluno, in particolare in tutti quei Comuni di confine in cui sono svolti analoghi referendum a quello di Sappada (ben 33), ma che negli anni sono stati ignorati dalla politica regionale e nazionale ignorate dalla Presidenza della Camera e anche dalla Presidenza del nostro Gruppo. Non solo: nella stessa comunità sappadina si sono manifestate voci dissenzienti nelle settimane precedenti il voto, in particolare quella di tre ex sindaci (Max Pachner, Giorgio Piller Puicher e Luca Piller Roner: trovi la loro lettera cliccando qui). Sono inoltre convinta, con questo voto contrario, di aver assolto al mio dovere come parlamentare di rappresentare l’interesse nazionale, ponderando adeguatamente e alla giusta distanza tutti gli interessi in gioco, visto che la decisone si presta a una serie di censure.

La prima: non si è seguito un criterio oggettivo di priorità cronologico nell’esame delle richieste degli altri 17 comuni veneti che hanno espresso con referendum la volontà di distacco dal Veneto. La seconda: si è proceduto con legge ordinaria, mentre doveva procedersi con legge costituzionale, trattandosi di una modifica del territorio di una regione a statuto speciale che, ai sensi dell'articolo 2 del proprio Statuto comprende i territori delle ‘attuali province’ di Gorizia, Udine, Pordenone e Trieste (‘attuali’ alla data di entrata in vigore della legge costituzionale 28 luglio 2016, che ha modificato lo Statuto del FVG). Come del resto il Governo ed il Parlamento hanno sempre sostenuto in precedenza per il caso analogo del Comune di Lamon. Per la necessità di procedere con lo strumento della legge costituzionale depone anche la presenza in Sappada di una minoranza etnica tedesca. La terza: non si è considerato il rilievo mosso dal Presidente del Consiglio regionale del Veneto circa la mancanza del parere dell’Assemblea regionale, obbligatorio anche se non vincolante secondo la procedura prevista dall’art. 132 della Costituzione. Non si è voluto neppure procedere all’audizione in Commissione Affari Costituzionali del Presidente della provincia di Belluno e del Presidente della Regione Veneto, per la volontà politica di chiudere l'istruttoria in appena sei giorni, in deroga allo stesso Regolamento dei lavori alla Camera, secondo il quale l'esame di una proposta di legge in Commissione si svolge in due mesi, salvo deroghe per i casi motivati d’urgenza. Forse per questo il deputato di riferimento del bellunese, il collega De Menech, convinto che non ci fossero i tempi per approvare il provvedimento alla Camera (come conferma questo articolo di stampa che puoi leggere cliccando qui), ha sottovalutato la vicenda e non ha coinvolto tempestivamente noi colleghi per poter fare una battaglia più efficace. Sono dunque evidenti le forzature che la dirigenza del Gruppo ha compiuto pur di concludere il provvedimento prima della apertura della sessione di Bilancio e quindi della Legislatura, in tempo utile per le prossime elezioni regionali in Friuli- Venezia Giulia. Un modus procedendi censurabile che costituirà un precedente e grazie al quale le Autonomie speciali confinanti sono messe in condizione di scegliere, con ampia discrezionalità, i comuni veneti da aggregare, più attrattivi per il loro interesse socio-economico.

Il giorno precedente ero intervenuta per motivare le ragioni della presentazione di un mio emendamento. Seppure respinto, è stato l’occasione per spiegare in un tempo più ampio la mia posizione critica all’Assemblea: cliccando qui puoi leggere il mio intervento integrale.

Ricordo che dopo l’approvazione del provvedimento in Commissione Affari Costituzionali il 31 ottobre scorso, in sole 3 sedute nell’arco di appena sei giorni, nell’assoluto silenzio del Pd del Veneto e nell’assenza di un minimo di confronto all’interno del nostro Gruppo parlamentare tra le opposte posizioni dei deputati del Veneto e di quelli del Friuli- Venezia Giulia (questi ultimi tutti, dal Pd alla Lega, determinatissimi ad annettersi Sappada prima delle prossime elezioni regionali), avevo sollevato il problema scrivendo una lettera al Presidente Ettore Rosato, esponendogli tutte le perplessità, istituzionali e politiche, sul tema, lettera sottoscritta anche dai colleghi Naccarato, De Menech e Camani, che si può leggere cliccando qui. Non solo: ritenendo insostenibile il silenzio della Regione Veneto, mentre il Friuli-Venezia Giulia ‘fa shopping’ nella nostra regione, tanto più dopo l’ampio mandato ricevuto con il voto del 22 ottobre dagli elettori veneti per l’autonomia, ho chiamato in causa con una lettera anche il Presidente del Consiglio regionale Roberto Ciambetti (che puoi leggere cliccando qui). Secondo l'art. 132 della Costituzione è compito della Regione, infatti, far emergere tutti gli interessi territoriali implicati, oltre quello della singola comunità in cui si è tenuto il referendum, fornendo il relativo parere dal Parlamento. E’ stato proprio sulla base di questa mia iniziativa che il Presidente Ciambetti ha poi scritto alla Presidente della Camera Boldrini, comunicandole che la Regione Veneto non aveva espresso in merito il prescritto parere: clicca qui per leggerla. Ciò ha fatto ritardare di qualche settimana l'arrivo in Aula del provvedimento, ma l'appello del Presidente Padrin e del Presidente Ciambetti sono comunque rimasti inascoltati.

Sia chiaro: comprendo e ho rispetto per quanti nel 2008 (la stragrande maggioranza) nella comunità sappadina si sono espressi nel referendum per il passaggio al Friuli-Venezia Giulia, aspirando per il proprio territorio a condizioni migliori e maggiori possibilità di sviluppo, ma mi chiedo: se dall’altra parte del confine amministrativo non ci fosse una regione a statuto speciale, i sappadini avrebbero fatto quel referendum? Se non ci fosse una provincia di Belluno, e non solo, incuneata tra due regioni a statuto speciale, avremmo avuto in Veneto 33 referendum, di cui 18 conclusi con la stragrande maggioranza dei cittadini per il distacco dal Veneto e il passaggio in Trentino-Alto Adige o in Friuli-Venezia Giulia? Io credo che questo sia il tema vero, politico e anche istituzionale e quindi ritengo che con questo triste passaggio parlamentare, anziché risolvere la questione di fondo, quella della disparità di strumenti e risorse delle comunità venete confinanti con le regioni a statuto speciale, si sia creata un’ulteriore disparità tra i comuni veneti più attrattivi e quelli che invece non lo sono per le Autonomie confinanti.

Senza contare, infine, la questione del peso politico pressoché nullo del Veneto a Roma. La nostra è una regione con 5 milioni di abitanti che ha visto 2,4 milioni di elettori andare il 22 ottobre scorso alle urne per il referendum sull'autonomia, eppure da un lato il Presidente della Regione Veneto nulla ha fatto per difenderne l'integrità territoriale (abbiamo perso anche le sorgenti del Piave), dall'altro il Gruppo del Partito Democratico non ha minimamente considerato le ragioni sollevate dai deputati del Pd Veneto che hanno avuto il coraggio di dissentire apertamente dalla linea appiattita sui desiderata del Pd del Friuli Venezia Giulia, in vista delle prossime elezioni regionali. Analogo discorso peraltro si può fare per la Lega. Quello del distacco di Sappada è un precedente serio e grave, che va considerato al tavolo dell'autonomia tra Governo e Regione, per ribadire il fatto che il Veneto ha bisogno del riconoscimento di una forma di specialità (sul punto le mie dichiarazioni al Gazzettino del 24 novembre scorso che puoi leggere cliccando qui).

Ecco perché ritengo che l’approvazione in Commissione Bilancio della Camera dell'emendamento alla legge di Bilancio 2018 del collega De Menech, di cui pure ero cofirmataria (clicca qui per vedere la scheda di approfondimento), che ha riattivato il cosiddetto fondo “Letta” a favore dei Comuni di Confine del Veneto con il Friuli-Venezia Giulia (19 milioni in 3 anni), certamente utile e importante per quelle comunità, sia stato in realtà una misura di riparazione della forzatura sul distacco di Sappada. Ma è ben altra la risposta strutturale che attendono i Veneti e tutte le amministrazioni locali del Veneto, anche se non di confine, dopo il referendum del 22 ottobre.

 

LA VICENDA DI SAPPADA ATTRAVERSO I MIEI POST:

7 dicembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2491134867569673

24 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2473019656047861

23 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2472198452796648

17 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2464480566901770

7 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2452203414796152

3 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2446655628684264

1 novembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2444412165575277

23 settembre 2017: https://www.facebook.com/simonetta.rubinato/posts/2396339557049205

 

 


pubblicata il 08 gennaio 2018

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