Audizione dei parlamentari in Consiglio regionale del Veneto.

11 novembre 2017

Venerdì 10 novembre scorso ho partecipato alle audizioni dei parlamentari veneti in Prima Commissione del Consiglio regionale nell'ambito del percorso per l'autonomia rafforzata del Veneto. Ecco la sintesi del mio intervento.

"Che esista una 'specialità' del Veneto rispetto al tema dell’autonomia è stato attestato dalla grande partecipazione popolare al referendum del 22 ottobre. L’eccezionale spinta venuta dai Veneti giustifica e merita dalla politica una risposta che veda in concreto la reciproca e leale collaborazione tra Giunta regionale e Governo nazionale, nonché tra Consiglio regionale e Parlamento nazionale. Perciò la richiesta di tutte le materie previste all'art. 116, 3º comma, della Costituzione e delle risorse necessarie per gestirle in modo adeguato è a mio avviso condivisibile, per ottenere una legge rinforzata che valorizzi la specialità del Veneto nell'unità della Repubblica.

Per raggiungere questo obiettivo strategico, tuttavia, non basta il risultato del referendum, e quindi comprendo le preoccupazioni di chi tra i Consiglieri ha manifestato il timore che una richiesta troppo ambiziosa, in termini di materie e risorse, rischi di restare frustrata, tanto più conoscendo il centralismo ministeriale e i diversi e contrastanti interessi territoriali del nostro differenziato Paese. Ciò conferma, da un lato, come il referendum non sia stato per nulla inutile, dall’altro, come, dopo il suo esito in Veneto, non si possa dire ai nostri concittadini che ora ci si accoda semplicemente alla trattativa dell’Emilia-Romagna e della Lombardia.

Del resto, lo ribadisco, il livello dei servizi garantiti da Trento e Bolzano, o è un privilegio, e allora non è più giustificabile, o se è - come io credo - un modello che funziona, deve essere fruibile da tutte le comunità che sono in grado di attuarlo, con le risorse necessarie ed adeguate (che siano o meno i 9/10 del gettito, nel rispetto dei principi sia di uguaglianza, che di solidarietà e responsabilità. Vanno in questa direzione le stesse dichiarazioni del Presidente della Provincia autonoma di Trento, Ugo Rossi, il 23 agosto scorso al meeting di Rimini, secondo il quale, per “dare una mano ai conti dello Stato” e dimostrare che utilizzando le forze e le risorse presenti nei territori “è possibile migliorare la qualità dei servizi”, ha affermato: “Penso che abbiamo il dovere di lasciare da parte i colori politici per costruire una grande alleanza fra regioni nel nome dell'autogoverno, e della valorizzazione del principio di sussidiarietà, caro anche a chi frequenta questo meeting, dando spazio alle forze positive presenti nei nostri territori. L'autogoverno è un patrimonio di tutti e va a vantaggio dell'intero Paese. Dobbiamo anche lasciare 'correre' le regioni che sono capaci di correre, che hanno i conti in ordine e che dimostrano di sapere dare risposte concrete ai bisogni dei cittadini. La storia dell'Autonomia speciale del Trentino racchiude una lezione molto chiara: il Trentino nel 1948 aveva un reddito pro capite del 30 per cento più basso della media nazionale, oggi è del 30 per cento più alto. Un risultato dovuto all'esercizio dell'autogoverno. Che è anche, in primo luogo, un esercizio di responsabilità". Mi sembra che questo appello sia un ottimo assist da cogliere da parte del Presidente del Veneto e di questo Consiglio.

Certo, la salita, per chi - come il Veneto - non ha uno Statuto speciale alle spalle, sarà in ogni caso durissima, ma proprio per questo bisogna lavorare sodo ai dossier e cercare il massimo di alleanze, nella nostra regione, ma anche con le altre autonomie regionali virtuose, visto che la legge dovrà essere approvata a maggioranza assoluta dal Parlamento, probabilmente nella prossima legislatura.

Infine, raccogliendo alcuni fondati rilievi dei Consiglieri, condivido con voi l'idea - che ho già suggerito al Presidente Zaia, intervenendo nel corso della sua audizione in Commissione Bicamerale per il federalismo mercoledì 8 novembre scorso - che la Regione dovrebbe agire su un doppio binario: uno di media prospettiva, per ottenere le 23 materie in un Accordo quadro complessivo che nella sostanza veda accolta la nostra istanza autonomista; e l'altro, a più breve termine, visto che siamo alla fine della legislatura ed approfittando della disponibilità al dialogo manifestata dal Governo Gentiloni, per provare a dare ai Veneti alcune prime risposte concrete, chiudendo da subito l'accordo con lo Stato ad es. per il trasferimento della competenza e delle risorse necessarie al funzionamento delle scuole dell’infanzia paritarie. Inoltre, la Regione può farsi da subito portavoce della richiesta dell'Anci Veneto di sbloccare in legge di Bilancio gli avanzi di amministrazione dei nostri Comuni, fermi in cassa a causa delle norme vigenti invece di essere utilizzati per investimenti produttivi, nonché dello sblocco del turnover per assumere qualche giovane nelle nostre amministrazioni locali, le più virtuose nel rapporto tra dipendenti ed abitanti. Così sostenendo l’impegno di noi parlamentari in questa direzione".

 


pubblicata il 11 novembre 2017

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