Paritarie, rebus quota capitaria - Italia Oggi

01 settembre 2015

Pagina 37, Azienda Scuola

Non solo Ici, Imu e detrazione fiscale delle rette. Un passo avanti decisivo verso l' effettiva parità scolastica potrà arrivare dal principio della quota capitaria per studente che la riforma della Buona Scuola introduce tra le delega del Parlamento al governo nel comma 185. Ma sul meccanismo per la sua determinazione Palazzo Chigi è ancora in alto mare. Come conferma il viceministro all' economia Enrico Morando, rispondendo alla Camera a un' interpellanza urgente di Gian Luigi Gigli (PI­Cd). Tra le deleghe nella legge n. 107 è prevista l' istituzione del sistema integrato di educazione e di istruzione 0­6 anni e la definizione dei livelli essenziali delle prestazione dei servizi educativi e della scuola dell' infanzia. Per il loro raggiungimento si istituisce una quota capitaria prevedendo il cofinanziamento dei costi di gestione da parte dello Stato, con trasferimenti diretti o con la gestione diretta delle scuole dell' infanzia e da parte delle regioni e degli enti locali al netto delle entrate da compartecipazione delle famiglie utenti del servizio. Così il finanziamento di tutto il sistema pubblico di istruzione. Lo Stato, spiega Luigi Morgano, segretario nazionale Fism (federazione delle scuole materne di ispirazione cristiana), si accolla il pagamento di tutto il servizio pubblico, compreso quello paritario, mediante la individuazione del costo standard in materia di servizi pubblici essenziali, quale appunto è quello dell' istruzione, e con la conseguente determinazione e attribuzione della quota capitaria per studente da conferirsi a tutti gli istituti scolastici pubblici e, quindi, anche a quelli paritari. Un principio che per essere attuato necessita almeno di due anni. Intanto, entro la metà di novembre 2016, si dovrà emanare il decreto legislativo per istituzione del sistema integrato di educazione e istruzione 0­6 anni. Ma sullo stato della determinazione delle quota capitaria il governo attraverso Morando si limita a precisare che il Mef, nell' attuazione della Buona Scuola, seguirà questo tema in modo tale che, se dovessero confermarsi dubbi interpretativi, si possa eventualmente intervenire in sede di esercizio della legislazione delegata. Si tratta di applicare finalmente le risoluzioni 1984 e 2012 del Parlamento Ue, sottolinea Gigli. Si potrebbe farlo prevedendo per la scuola gli stessi meccanismi in atto per il servizio sanitario nazionale. Allo Stato competerebbero programmazione, accreditamento e verifica di qualità, mentre le strutture sia statali che non statali assicurerebbero la libertà di scelta all' utente. Non basta determinare la quota capitaria, occorre applicarla dando alle famiglie la possibilità di spenderla dove vogliono, come già accade in ambito sanitario. Non, quindi, una sovvenzione alla scuola. Ma azioni per garantire l' effettiva libertà di istruzione in Italia, visto che il pluralismo educativo si è drammaticamente arrestato, osserva Simonetta Rubinato (Pd), 50 anni fa le scuole paritarie erano il 27% dell' offerta educativa, oggi sono solo il 12%.

EMANUELA MICUCCI

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pubblicata il 01 settembre 2015

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