Preghiera degli alpini censurata La Diocesi: serve un nuovo testo - Corriere del Veneto

18 agosto 2015

Pagina 3, Primopiano

CISON DI VALMARINO (TREVISO) Versione originale: «Rendi forti le nostre armi contro chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana». Versione modificata: «Rendici forti di fronte a chiunque minacci la nostra Patria, la nostra Bandiera, la nostra millenaria civiltà cristiana». Scompare «armi» e «contro» si trasforma in «di fronte». Stop ai riferimenti bellici e alle contrapposizioni fra popoli. E poco importa se qualche riga prima si dica che le armi sono «fede e amore». Questione di parole, dirà qualcuno. 

Ma le parole pesano come macigni, se fanno parte di una tradizione. Perché questo è uno dei passi più famosi della «preghiera dell’alpino», ottant’anni di storia: un passo discusso da anni, anche rivisto e riadattato, ma sempre presente nelle celebrazioni ecclesiastiche dell’esercito. Nessuno però, almeno di recente, aveva mai «osato» imporre una modifica nelle cerimonie organizzate dall’Associazione nazionale alpini, soprattutto nel cuore pulsante della Marca. Almeno fino a sabato scorso, iniziativa di un sacerdote del Vittoriese, in linea con la spinta «progressista» della diocesi: abbastanza per far infuriare le Penne nere ed innescare una polemica che ha sconfinato nella politica, versante Lega Nord. Nella sua guerra quotidiana con la Chiesa, un furibondo Matteo Salvini ha tuonato su Facebook: «Sono sempre più sconcertato da certi vescovi. W gli Alpini». 

La miccia si accende sul Passo San Boldo, fra Treviso e Belluno: raduno di Tovena, si celebra la Messa dell’Assunta, in una chiesa fatta costruire proprio dagli alpini quarant’anni fa. Festa e ricordo, come sempre. Stavolta però il sacerdote chiamato a celebrare, padre Francesco Rigobello dell’Abbazia di Follina, non sente ragioni: il riferimento alle armi ed allo scontro di civiltà non è da cristiani. O si legge la versione epurata o non se ne fa niente. I vertici della sezione, capitanati dal presidente Angelo Biz, rifiutano sdegnati e l’attesa preghiera attesa viene cancellata dalla Messa. La mattina finisce con gli alpini di Vittorio Veneto a recitare polemicamente le parole originali all’esterno della chiesa. La scontro con la diocesi non è nuovo, ma il clima, ora, è di quelli pesanti. «È tutta una strumentalizzazione – attacca il presidente nazionale Ana, il trevigiano Sebastiano Favero – prendiamo atto di quanto avvenuto, ma non cambiamo di una virgola la preghiera. È assurda la rigidità nell’interpretazione di un testo certo datato, ma che riassume tutti i nostri valori. Sono un cattolico praticante e leggo nella Bibbia riferimenti al Dio degli eserciti. Dovremmo per questo cambiare i testi sacri?». 

Nell’abbazia di Follina padre Francesco cerca come può di evitare ogni replica, limitandosi a riferire che la modifica è necessaria perché in linea con quanto scritto nel Vangelo. Per il resto, fa sapere, occorre rivolgersi al vescovo. Ma che l’atmosfera sia bollente lo si capisce quando lo stessa diocesi di Vittorio Veneto evita di commentare: monsignor Corrado Pizziolo vuole informarsi con certezza sulla vicenda prima di esprimersi. A parlare è invece il settimanale diocesano. «Perché non aprire un confronto a livello di Chiesa italiana?», chiede L’Azione , argomentando poi: «La Chiesa continuamente aggiorna i propri testi, Bibbia compresa, per offrire a credenti e non credenti testi sempre più aderenti all’originale tradotti con termini contemporanei». E ancora: Difficile che l’accettino gli alpini, addirittura impossibile che lo faccia la Lega Nord.Scrive ancora Salvini: «Vietata la preghiera dell’alpino a Messa! Pazzesco». «Salvini è un cattolico a corrente alternata», replica la deputata pd Simonetta Rubinato. Ma pure tra le fila del centrosinistra c’è chi si schiera sull’altro fronte. Il sindaco di Treviso è cattolico ed alpino. «Quelle parole sono impresse nella memoria – spiega Giovanni Manildo – se deve esserci una modifica sia fatta in accordo. Così è solo una decisione insensata». 

Nicola Zanetti

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pubblicata il 18 agosto 2015

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