Tares, cosė non va: il Governo accoglie il mio ordine del giorno

25 gennaio 2013

taresLa Camera è stata convocata, per quella che è stata probabilmente l’ultima seduta di questa legislatura, martedì 22 gennaio scorso. All’ordine del giorno la conversione in legge di alcuni decreti e la ratifica di accordi internazionali. Il mio lavoro si è concentrato in particolare sul decreto-legge 14 gennaio 2013, n. 1, contenente “Disposizioni urgenti per il superamento di situazioni di criticità nella gestione dei rifiuti e di taluni fenomeni di inquinamento ambientale”.
 
Allarmata per le conseguenze dell’entrata in vigore della nuova Tares, dopo essere intervenuta sulla stampa (vedi il Sole 24Ore, l'Unità e Italia Oggi), ho presentato alcuni emendamenti (clicca qui) in Commissione, che mi sono stati respinti. Durante l’esame in Aula il Governo ha però accolto il mio ordine del giorno (clicca qui) volto ad assumere con urgenza le iniziative necessarie a rimediare al pasticcio creato dall'entrata in vigore della Tares, il nuovo tributo per il servizio di raccolta rifiuti che prevede anche una maggiorazione, pari ad almeno 35 euro a famiglia, per finanziare i servizi indivisibili erogati dai Comuni, quali la pubblica illuminazione, la manutenzione delle strade, ecc. Accogliendolo, il Governo ha ammesso la necessità di un radicale ripensamento della Tares nell'ambito di una revisione complessiva del federalismo municipale. Infatti quando la Tares è stata pensata, nell’ottobre del 2011, come imposta a copertura dei servizi indivisibili erogati dal Comune, era prevista l’esenzione dall’Imu della prima casa (clicca qui).
 
Tenuto conto del regime sperimentale attualmente in vigore per l'Imu, estesa anche all'abitazione principale, il nuovo Governo dovrà evitare il rischio di far pagare due volte alle famiglie residenti e alle imprese gli stessi servizi indivisibili con la maggiorazione sulla tariffa per i rifiuti, calcolata in base ai metri quadri degli immobili. Anche perché, a fronte di maggiori imposte pagate dai cittadini, non ci sarà alcun beneficio sul miglioramento della qualità di questi servizi, visto che gli enti locali subiranno la decurtazione di un importo, equivalente ai corrispondenti introiti, sui trasferimenti erariali dovuti ai Comuni da parte dello Stato.


pubblicata il 25 gennaio 2013

ritorna
 
  Invia ad un amico