Servono ben altre risorse per far fronte alle calamità naturali

05 novembre 2010

Le straordinarie piogge dei giorni scorsi hanno fatto esplodere nuovamente il dramma del dissesto idrogeologico in molte aree del Paese, con la perdita di vite umane e danni enormi per la popolazione e l’economia dei territori colpiti. Il Veneto è risultato essere la regione più colpita, tanto che il Presidente Zaia afferma che, secondo una prima stima, i danni ammonterebbero a 1 miliardo di euro. Il Governatore ha scritto al Presidente del Consiglio dei Ministri e ai parlamentari veneti affinché si attivino per lo stanziamento delle risorse necessarie (leggi il testo della lettera).

L'on. Rubinato ha manifestato la piena disponibilità a collaborare con due comunicazioni, una precedente  (leggi) ed una successiva (leggi) alla decisione del Governo di riaprire la discussione sulla legge di stabilità per inserirvi i contenuti del preannunciato "decreto per lo sviluppo". Questo consentirà la riapertura del termine per gli emendamenti dei parlamentari per chiedere lo stanziamento di ben altre risorse della ridicola somma di 20 milioni di euro stanziata venerdì dal Consiglio dei Ministri per le calamità del Veneto, Toscana, Friuli Venezia Giulia, Liguria e Calabria.

Per quanto riguarda la tragica calamità che ha colpito il Veneto, i tecnici hanno sottolineato che ci troviamo in questo caso di fronte non ad eventi puntuali, come quelli che ormai con frequenza mettono in crisi le fognature urbane ed i corsi d'acqua minori, bensì ad un fenomeno eccezionale e straordinario che ha interessato l'intera regione ed interi bacini idrografici.

In ogni caso è sbagliato continuare ad affrontare questi eventi soltanto con la lente dell’emergenza: si tratta di problemi strutturali, che hanno a che fare con la mancata prevenzione, con modalità non sempre corrette di uso del suolo e manutenzione dei corpi idrici, con un sistema di governance spesso confuso ed inefficace, con la carenza di risorse economiche investite per rimuovere almeno le situazioni di rischio più gravi. Per questo serve un Piano nazionale straordinario per la difesa del suolo, che il Governo si era impegnato, di fronte al Parlamento, a predisporre quasi un anno fa. E invece nulla è ancora stato fatto. Basti pensare che il Ministro dell'Economia non ha ancora provveduto a costituire un apposito capitolo del bilancio del Ministero dell'Ambiente per assegnare contabilmente i 900 milioni di euro che la legge finanziaria 2010 aveva destinato a partire dal 1° gennaio scorso ai piani straordinari diretti a rimuovere le situazioni a più elevato rischio idrogeologico. Vale anche la pena di ricordare che nell'ultima finanziaria del governo Prodi venivano stanziati 558 milioni di euro per l'anno 2008 a favore del programma "Conservazione dell'assetto idrogeologico", mentre la legge finanziaria 2010 ha ridotto la previsione triennale rispettivamente a 120,94 e 89 milioni euro. E nella finanziaria 2011 sono stati ulteriormente ridotti gli stanziamenti per gli interventi per la tutela del rischio idrogeologico e relative misure di salvaguardia, che passano da circa 40 a 31 milioni di euro. Un quadro preoccupante confermato dalla stessa Ministro Prestigiacomo durante una recente audizione in 8^ commissione alla Camera (clicca qui per consultarne il testo). 

Su questo l’on. Simonetta Rubinato ha sottoscritto l’interrogazione indirizzata dalla collega Chiara Braga ai Ministri dell’Ambiente e dell’Economia, perché si proceda al più presto ad individuare le situazioni a rischio idrogeologico, si impegnino le risorse a disposizione e si dia immediata attuazione ad un Piano nazionale straordinario per la difesa del suolo.

 

mimetype CONSULTA IL TESTO DELL'INTERROGAZIONE  (51 KB)


pubblicata il 05 novembre 2010

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