Autonomia, il Pd punge la Lega: «Sta con Lezzi?» Ma il M5s: piena sintonia - Il Gazzettino

04 settembre 2018

IL DIBATTITOVENEZIA L'annuncio del ministro Erika Stefani, sull'approdo della proposta di autonomia «entro il 22 ottobre» a Palazzo Chigi, riaccende il dibattito politico in Veneto. Il Partito Democratico stuzzica la Lega affinché pretenda un chiarimento sulla posizione del ministro Barbara Lezzi, ma il Movimento 5 Stelle assicura che non c'è incompatibilità fra la concessione di maggiori competenze e risorse aggiuntive e l'approvazione dei Livelli essenziali delle prestazioni sociali. Una discussione a cui il governatore Luca Zaia assiste preferendo guardare a quella considera un'imminente svolta: «Le notizie di questi giorni indicano che a brevissimo si arriverà al passaggio dell'autonomia del Veneto in Consiglio dei ministri. I nostri tecnici e quelli del Ministero stanno lavorando per chiudere il testo dell'accordo quadro, che dopo l'approvazione parlamentare prevede la stesura dei decreti delegati per ciascuna delle 23 materie previste dalla Costituzione».IL 22 OTTOBREPer i consiglieri regionali dem il traguardo di un nuovo 22 ottobre, dopo quello del 2017 che aveva segnato la celebrazione della consultazione popolare, è un film già visto. «L'arma del referendum sull'autonomia è servita alla Lega come base per fare la campagna elettorale per le Politiche e gli stessi argomenti saranno utilizzati in vista delle Europee del prossimo anno: più passa il tempo e più è evidente come fosse uno strumento di propaganda e non un argomento concreto», afferma Graziano Azzalin, critico sulla legge delega. Aggiunge Andrea Zanoni: «Anziché stendere tappeti rossi a Salvini e firmare protocolli per la legalità che resteranno in qualche cassetto, Zaia si rivolga ai suoi ministri per sapere se sono d'accordo con le dichiarazioni del ministro Lezzi».I LEPPer i parlamentari pentastellati del Veneto, però, non c'è contraddizione. «Nel nostro movimento ci sono sensibilità diverse su tanti temi premette il deputato Federico D'Incà e dunque anche sull'autonomia. Ma il contratto di governo è chiaro: sosteniamo convintamente la visione costituzionale degli articoli 116 e 117, nel quadro di una solidarietà nazionale nei confronti delle regioni che devono fare passi avanti importanti per avere servizi di qualità. In questo senso credo sia corretta la visione del ministro Lezzi, nel ricordare la necessità di introdurre i Lep. Durante la scorsa legislatura ne abbiamo parlato tante volte nella commissione Federalismo fiscale, presieduta da Giancarlo Giorgetti, concordando sul fatto che ci dovesse essere un fondo nazionale di perequazione». Concorda il deputato Alvise Maniero: «Probabilmente il ministro Lezzi ha ritenuto di anticipare una riflessione sulla coesione territoriale complessiva, ma nessuno di noi vuole spaccare l'Italia, anzi casomai è proprio il contrario. Finora dai colleghi del Sud non ho sentito perplessità, c'è piena sintonia, ma nel caso li inviterei a formulare anche nelle loro regioni richieste di autonomia: uno strumento che, se ben utilizzato, fa funzionare meglio l'intero Paese».LA PETIZIONEFigurano però anche parlamentari del M5s, eletti nel Mezzogiorno, fra i sostenitori della petizione online promossa dal docente universitario Gianfranco Viesti contro quella che definisce «secessione dei ricchi». Un'iniziativa «offensiva e strumentale» secondo Simonetta Rubinato, ex parlamentare del Pd e ora presidente di Veneto Vivo: «Ciò che è in discussione non è la solidarietà nazionale, ma il sistema di sprechi e clientele politiche (e non solo) per cui le risorse frutto del maggior sacrificio fiscale sopportato dai cittadini del Nord non arrivano ai cittadini del Sud per sostenere un sano sviluppo di quei territori».Angela Pederiva

 


pubblicata il 04 settembre 2018

 
 
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