Il passaggio alla Camera della Legge di Stabilità e Bilancio 2013

04 dicembre 2012

legge_stabAlle 5 del mattino di giovedì 15 novembre scorso abbiamo chiuso i lavori in Commissione Bilancio sulla Stabilità votando il mandato ai relatori per l’Aula, dopo un’ultima maratona di venti ore cominciata alle ore 9 di mercoledì 14, mentre i lavori, avviati alla fine di ottobre con le audizioni, dopo il deposito degli emendamenti nel termine di  mercoledì 7 novembre, sono iniziati giovedì 8 novembre con la sola sospensione di sabato 10 novembre.

Molte e assai rilevanti le modifiche al disegno di legge di Stabilità arrivato dal governo: peraltro positive, non certo l’assalto alla diligenza di cui hanno parlato alcuni media, grazie al lavoro dei gruppi di maggioranza e dei relatori Baretta e Brunetta. Tra le novità più importanti nel rush notturno finale l’eliminazione delle norme retroattive sulla riduzione delle detrazioni fiscali, l’aumento delle detrazioni per figli a carico, maggiori per i figli disabili, uno stanziamento di 250 milioni di euro per interventi in conto capitale per le recenti alluvioni, oltre ad altri 40 per analoghi interventi per le calamità naturali degli ultimi anni, la copertura di 223 milioni di euro per far uscire dal Patto di Stabilità regionale i contributi per le scuole paritarie, in particolare dell’infanzia, lo stanziamento di 10 milioni l'anno per assunzioni di personale del comparto sicurezza e vigili del fuoco tra le novità più importanti approvate (clicca qui per leggere una sintesi delle modifiche apportate alla legge di stabilità redatta dal gruppo del Partito Democratico).
Anche sul sito della Camera dei Deputati potete trovare un approfondimento completo (clicca qui).
 
Cliccando qui potete trovare gli emendamenti da me presentati su vari temi. In particolare, tra quelli accantonati, in quanto segnalati dal Gruppo, due erano anche miei emendamenti, uno al Patto di Stabilità per premiare i comuni virtuosi e l'altro sui contributi alle scuole pubbliche non statali, per scongiurare la chiusura della rete delle scuole d'infanzia di molte regioni, tra cui Veneto, Lombardia ed Emilia-Romagna. Su primo il Governo ha dato parere favorevole, come pure il relatore al Bilancio Ciccanti (Udc), ma le altre forze politiche, Lega Nord in testa della cui opposizione mi sono stupita, lo hanno bocciato!
Sul secondo tema, durante la discussione in Commissione, ho denunciato la soluzione ‘truffaldina’ data dal Governo al problema del taglio dei contributi alle scuole paritarie e in particolare di quelle per l’infanzia. Dall’esame della Relazione Tecnica ho scoperto che l’art. 8, comma 17, del disegno di legge di stabilità, che già prevedeva l’attribuzione alle regioni di 223 milioni di euro a sostegno delle scuole non statali (per rimediare al taglio del 50% dei fondi ereditato dal Governo Berlusconi), di fatto, non consentiva l’utilizzo delle somme stanziate, perché questa somma veniva data alle regioni che la potevano però erogare solo nei limiti del loro patto di stabilità, che è stato inasprito per il 2013 di ulteriori due miliardi dall’art. 5 della stessa legge di Stabilità! Come scrive il Servizio Studi del Bilancio della Camera nella sua relazione, “l’attribuzione di somme nel presupposto che esse non siano spese non è razionale”. E, ho aggiunto io, contrasta con la stessa Costituzione, visto che la Corte Costituzionale nella sentenza n. 50 del 2008 ha affermato che la natura delle prestazioni fornite dalle scuole dell’infanzia paritarie, “le quali ineriscono a diritti fondamentali dei destinatari, impone che si garantisca continuità nella erogazione delle risorse finanziarie”. Per non dire che iscrivere il contributo in bilancio dello Stato, senza alcuna ricaduta sui saldi rilevanti per l’uscita dei fondi dal comparto di tutta la Pa, significa che il Governo aveva stabilito che queste risorse sarebbero rimaste all'interno del comparto degli enti pubblici: davvero una presa in giro, non solo delle scuole paritarie e degli enti locali e dei loro operatori, ma anche delle famiglie e di interi territori come il Veneto, in cui queste scuole accolgono il 70% dei bambini dai tre ai sei anni.

Segnalo anche che durante i lavori in Commissione, ho aggiunto la mia firma al sub-emendamento del collega Occhiuto dell'Udc che proponeva di bloccare l'indicizzazione dei vitalizi dei parlamentari per reperire i fondi per la salvaguardia degli esodati. In un momento in cui vengono chiesti sacrifici a tutti i cittadini la classe politica deve dare l'esempio: così dopo essere stato dichiarato inammissibile, è stato riammesso ed approvato.
Inoltre con la collega Mariani abbiamo presentato un sub-emendamento per chiedere l'appostamento di 30 milioni di euro in conto capitale per gli interventi da realizzare nei territori colpiti da calamità naturali, tra cui l'alluvione di due anni fa in Veneto. I Relatori l’hanno accolto appostando allo scopo 40 milioni di euro: una buona notizia anche se la somma dovrà essere divisa tra tante esigenze (Liguria, Toscana, Veneto, Marche, Emilia-Romagna, Calabria e Basilicata). Non siamo invece riusciti ad affrontare il tema – che sta diventando insostenibile per gli enti locali- del Patto di Stabilità: mi auguro che sia uno degli argomenti che affronterà il Senato.
Oltre  a questo ho il rammarico che mi siano stati bocciati (con il parere contrario sia del Governo che dei relatori) gli emendamenti – che ero riuscita a far dichiarare ammissibili -  che autorizzavano la spesa nel triennio di circa 50 milioni di euro per la prosecuzione degli interventi connessi alla realizzazione del secondo stralcio del sistema ferroviario metropolitano regionale veneto (opera per la quale avevo ottenuto con il Governo Prodi  nella Finanziaria per il 2008 - più precisamente all'articolo 2, comma 292, della legge 24 dicembre 2007, n. 244- un contributo di complessivi 100 milioni, azzerati nel 2009 dal Governo Berlusconi).
In discussione in Aula avrei voluto poter illustrare alcuni emendamenti che ho riproposto, come questo sul finanziamento del secondo stralcio del Sfmr veneto, quello che chiedeva di escludere dal Patto di stabilità gli interventi in materia di messa in sicurezza delle scuole e prevenzione del dissesto idrogeologico, quello che metteva a carico dello Stato il pagamento delle penali alla Cassa Depositi e Prestiti per l’estinzione anticipata dei mutui da parte di Province e Comuni e infine quello che in materia di Imu proponeva di parificare all’abitazione principale l’unità immobiliare concessa in uso gratuito ai figli. Il fatto che il Governo abbia posto la questione di fiducia ha ovviamente precluso ogni discussione nel merito.
Auspico pertanto ulteriori cambiamenti nel passaggio al Senato: come Partito Democratico abbiamo sottolineato in particolare la questione del rapporto con Regioni ed Enti locali. I sindaci hanno ragione, bisogna invertire la direzione di marcia rispetto a tutta questa legislatura, perché i comuni sono in ginocchio, come ho ricordato nel mio intervento in Aula. Una direzione, lo ricordo, non avviata dal Governo Monti, ma dall’inizio di questa legislatura, in cui si è predicato il federalismo fiscale e si è operata con centralismo e tagli da parte del Governo di cui la Lega era elemento essenziale. E’ questione di patto di stabilità, da allentare, per permettere investimenti diffusi sul territorio, soprattutto per l’edilizia scolastica, la sicurezza, la manutenzione, per offrire nuove opportunità di lavoro e per pagare le imprese in tempi accettabili. Oltre a questo c’è il tema dei tagli insostenibili. Comuni e province sono in difficoltà nel fare i bilanci per il 2013. Va fatto tutto il possibile per dare un segnale forte, di inversione di tendenza.
E’ poi fondamentale passare dai tagli lineari alla spending review. Non ci possiamo nascondere che ci sono ancora troppo tagli lineari, in particolare verso comuni e le province, e troppa poca spending review, intesa come piano industriale della pubblica amministrazione a base zero, che si prefigga di eliminare sprechi e spese inutili, di ridurre la spesa di funzionamento, soprattutto dello Stato centrale e dei Ministeri, e di recuperare risorse per la spesa di investimento, per il welfare, per i diritti e i servizi fondamentali per i cittadini, per le politiche industriali.
Infine occorre affrontare con più efficacia un grande problema di questa fase di crisi economica: i tempi di pagamento della pubblica amministrazione. La crisi di liquidità delle imprese porta a fallimenti e alla aggressione da parte delle organizzazioni criminali mafiose, con enormi problemi per l’economia e la legalità, in altri termini per la moralità e il lavoro. Siamo consapevoli che oggi ogni problema è più difficile da affrontare e risolvere, in una fase acuta della crisi economica e in cui occorre mantenere il rigore della finanza pubblica. Ma il rigore sarà efficace se sarà accompagnato dall’equità e da politiche per la crescita e il lavoro. Solo così il rigore darà risultati duraturi, se no saremo sempre da capo, ma con un Paese più impoverito.
Diverse politiche si sono già modificate con il Governo Monti. Oggi è più tassata la rendita finanziaria e il patrimonio, con la tobin tax si farà un passo in avanti fondamentale. Si è alleggerita l’IRAP e con la legge di stabilità ci sarà un fisco più leggero per le famiglie con figli e reddito medio-basso. Si è prevista una procedura più precisa per destinare le risorse da recupero strutturale dell’evasione fiscale alla riduzione delle tasse.
E già questo ci dice che non pagano sempre gli stessi, ma anche altri.
Le modifiche che il PD ha chiesto e ottenuto alla legge di stabilità su fisco, politiche sociali, scuola, esodati, sicurezza, alluvione e calamità naturali hanno reso più equa la legge di stabilità e conseguentemente il bilancio.
Al Senato si potrà migliorarla ancora, in particolare su regioni ed enti locali, tobin tax, sicurezza, scuola e università, politiche sociali, agricoltura e pensioni di guerra.


pubblicata il 01 dicembre 2012

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