Garanzie per l'accesso al credito delle nostre Pmi: una bozza di convenzione con il Fondo centrale di garanzia giace da un anno nei cassetti di Veneto Sviluppo

24 giugno 2012

creditoLa Regione Veneto risulta, da una recente audizione svoltasi in Senato, solo al sesto posto nella classifica per il numero di domande accolte dal Fondo centrale di garanzia (costituito nel 1996 per agire come strumento di mitigazione del rischio del credito a favore delle piccole  medie imprese), con il 6,1% rispetto al totale: la precedono Lombardia (20,0%), Piemonte (14,2%), Sicilia (11,4%), Toscana (9,5%) e Campania (9,4%) secondo i dati aggiornati al 30 aprile 2012. Eppure molte nostre Pmi – che potrebbero proseguire la loro attività in modo normale – sono oggi messe seriamente in crisi di liquidità dai tagli delle linee di fido e dalla difficoltà di accedere a finanziamenti e mutui, non concessi anche quando questi sarebbero ampiamente garantiti, senza considerare i ritardi dei pagamenti delle amministrazioni pubbliche. E pensare che, come ho spiegato in un articolo pubblicato martedì scorso sul Corriere del Veneto (clicca qui), da un anno nei cassetti di Palazzo Balbi giace una bozza di convenzione tra la finanziaria regionale Veneto Sviluppo e Medio Credito Centrale (la banca scelta dall’allora Ministro delle finanze Tremonti per la gestione del Fondo centrale di garanzia) che se fosse stata portata avanti e firmata avrebbe permesso già dallo scorso autunno di agganciare il Fondo di garanzia della Regione, finanziato con 36 milioni di euro, al Fondo di garanzia centrale (attivato dal governo Berlusconi con circa 2 miliardi stanziati dal 2008 al 20012 e incrementato da ultimo dal decreto Salva Italia del Governo Monti con un rifinanziamento di 400 milioni di euro per ciascuno degli anni 2012, 2013 e 2014), consentendo così alle piccole e medie imprese venete la possibilità di accedere a condizioni migliori al credito finanziario. Basti pensare che il Fondo centrale si contraddistingue per l’enorme effetto leva: presenta infatti un moltiplicatore tale per cui con 1 euro di dotazione addizionale sono attivabili circa 19 euro di finanziamenti e che dal 2009 alle garanzie da esso prestate è riconosciuta la garanzia di ultima istanza dello Stato, per cui è divenuto strumento idoneo alla mitigazione del rischio di credito secondo i criteri introdotti da Basilea 2.

La circostanza da me denunciata al Corriere del Veneto - dopo che in un precedente articolo (clicca qui) si riportava che “Zaia avrebbe voluto agganciare il fondo veneto al fondo di garanzia nazionale, così da moltiplicare la leva, ma la cosa si è arenata a Roma e non se n’è saputo più nulla” - è stata confermata dallo stesso direttore di Veneto Sviluppo, Paolo Giopp, che pure ha cercato di addurre  una qualche giustificazione, asserendo che la bozza pervenuta da Medio Credito Centrale non era soddisfacente. La realtà è che dal luglio del 2011 – data di arrivo della proposta da Roma – nessun riscontro è stato dato da Veneto Sviluppo al gestore del Fondo nazionale, esattamente il contrario di ciò che è stato dichiarato sulla stampa. E’ evidente che - anche  a dare per buono che lo schema di convenzione arrivato non fosse perfetto nonostante il fitto lavorio dell’allora presidente Borga, con il via libera dello stesso Tremonti - da luglio dello scorso anno si sarebbe ben potuta avviare quanto meno una trattativa per modificare la convenzione. Invece il silenzio tombale è stato di Venezia: da qui in avanti se ne riparlerà, ma per l’iniziativa promossa nell’ultimo periodo dalle altre regioni e dall’attuale Governo (mi riferisco al decreto del Ministro dell’economia e delle finanze di concerto con il Ministro dello sviluppo economico del 26 gennaio 2012, contenente “Modalità per l’incremento della dotazione del Fondo di garanzia per le pmi”), che stanno lavorando con l’obiettivo di rafforzare il fronte delle garanzie per l’accesso al credito delle Pmi con il co-finanziamento, per giungere a una gestione integrata delle garanzie a livello regionale e nazionale. Ma in Veneto abbiamo perso così un anno di tempo prezioso per l'incapacità dell'attuale presidente di Veneto Sviluppo, Marco Vanoni, e l'inerzia del governatore Luca Zaia, paghi di una gestione del tutto dimessa ed ordinaria della finanziaria regionale, mentre le nostre piccole e medie imprese versano in una situazione di crisi straordinaria.

Ho già segnalato la questione alla capogruppo del Pd in Regione, Laura Puppato, per assumere le iniziative di controllo e di indirizzo necessarie a far tirar fuori la bozza di convenzione dai cassetti degli uffici di Veneto Sviluppo e portarla a buon fine: rischiamo infatti che la nostra regione, che grazie alla capacità dell'allora presidente Borga era partita per prima, sia ancora una volta superata dalle altre nell’accesso al Fondo centrale di garanzia.

Con l’occasione allego le relazioni presentate in Commissione Industria del Senato nell’indagine conoscitiva relativa alla competitività delle imprese industriali (clicca qui), ove è stata audito il Presidente del Comitato di gestione del Fondo centrale di garanzia per le PMI – Ministero dello sviluppo economico, dott.ssa Claudia Bugno (clicca qui), e che danno un quadro del funzionamento del fondo, uno strumento importante per il credito alle imprese che forse va fatto conoscere ancora meglio.


pubblicata il 24 giugno 2012

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