Monti in aula dice no alla trojka e annuncia l'operazione crescita, con il sostegno pieno dal Pd

15 giugno 2012

montiL'Italia 'non ha bisogno della protezione paralizzante di altri'. Mario Monti non ha intenzione di chiedere l'aiuto del fondo salva stati o del FMI e lo ha confermato con chiarezza mercoledì scorso durante la sua informativa alla Camera (clicca qui). Certo, ha ammesso il premier, la situazione è 'complicata': ci sono 'tensioni molto gravi' che riguardano di nuovo l'Italia in un momento 'cruciale' per l'Europa, seguito dal presidente americano Obama con 'comprensibile apprensione'; ma la direzione di marcia può essere ancora invertita. Rispetto al novembre dello scorso anno, ha sostenuto Monti, l'Italia è oggi 'rafforzata'. E' vero: lo spread sale, 'non per un fatto specifico italiano ma per turbolenze sui mercati europei in particolare connesse alla situazione greca’. L'Italia, ha assicurato Monti, si presenta con 'obiettivi in regola e in corsa'. E dunque non ha bisogno di aiuti esterni, che significherebbero solo 'una cessione asimmetrica di sovranità'.
Non si tratta di un dibattito teorico: i suggerimenti all'Italia in questa direzione ci sono stati per davvero. E Monti, con orgoglio, ha fatto capire di aver resistito alle pressioni di chi voleva che l'Italia chiedesse di essere aiutata. Monti ha risposto di no perché avere 'un'assistenza generalizzata' significherebbe essere di fatto governati dai rappresentanti dal Fondo Monetario Internazionale, della Bce e della Commissione Europea, come la Grecia. 'Gli sforzi che gli italiani hanno fatto e stanno facendo sono duri – ha osservato il presidente del consiglio -, ma sarebbero ancora più duri da accettare e maggiore sarebbe il senso di alienazione e frustrazione se questi sforzi fossero stati dettati da una trojka'.

Per uscire dalla crisi, secondo il premier, bisogna che ci sia un raddoppio degli sforzi sia in Europa sia in Italia. Il consiglio europeo di fine giugno dovrà prendere le giuste decisioni sulla crescita e mettere in cantiere anche gli eurobond (e a questo proposito Monti ha smentito di aver ricevuto dei 'no' preventivi da Angela Merkel). Ma è anche essenziale che a Roma i partiti che sostengono il governo facciano il possibile per approvare rapidamente i provvedimenti che ancora attendono il via libero finale del Parlamento, come la riforma del lavoro. Monti ha anche preannunciato il varo dell'operazione crescita', con il pacchetto presentato dal ministro Passera la scorsa settimana in Consiglio dei Ministri, sottolineando come il pacchetto Sviluppo (clicca qui), da un lato, non potrà contraddire la tenuta dei conti pubblici, dall'altro rischia di non essere comunque efficace se la maggioranza non darà prova di coesione.

Non ho dubbi che Monti sia fortemente impegnato sul fronte europeo, indispensabile per uscire dal tunnel in cui siamo finiti, anche se avrei preferito che nella sua relazione fosse meno sulla difensiva. Autorevole l'intervento di Bersani (clicca qui), mentre più in generale il dibattito è stato già un anticipo della prossima campagna elettorale. Eppure la situazione è grave e dobbiamo essere all'altezza delle responsabilità in gioco, pensando al futuro delle generazioni presenti e future. E' in gioco la tenuta dell'euro, dell'economia sociale di mercato europea e del nostro welfare. L'Europa, da oltre 65 anni in pace e prosperità, si è dimenticata di cosa siano le guerre, le carestie, la povertà senza diritti sociali garantiti. Questa crisi la costringe a fare i conti con i propri limiti politici: il tempo è scaduto e ora i paesi europei devono decidere se costruire finalmente gli Stati Uniti d'Europa o cancellare l'Unione Europea e i singoli Stati europei dai protagonisti della scena mondiale.

pubblicata il 15 giugno 2012

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