A Stoccolma per difendere il lavoro e il nostro tessuto produttivo

29 aprile 2012

stoccolma_aeroportoSi è concluso giovedì 26 aprile il rapido viaggio a Stoccolma, cominciato due giorni prima insieme alla collega sindaca di Quarto d'Altino, Silvia Conte, ciascuna con in mano un'azione per poter partecipare all'Annual General Meeting di Assa Abloy convocato presso il Moderna Museet per mercoledì 25 aprile.  Un'esperienza significativa che aveva come obiettivo quello di cercare di avere informazioni più precise e rassicuranti sul futuro della Ditec di Quarto d'Altino, azienda leader nella produzione di porte e cancelli automatici, dopo che la multinazionale svedese, l'Assa Abloy appunto, il 6 dicembre scorso ha annunciato la decisione di spostare la produzione nella Repubblica Ceca e in Cina.

Grazie anche all'interessamento dell'ambasciatore italiano, Angelo Persiani, abbiamo ottenuto prima dell'Assemblea degli azionisti, alle ore 14, un incontro, durato circa un'ora, con il Presidente e Ceo di Assa Abloy, Johan Molin, con il quale abbiamo avuto un confronto dai toni cortesi, ma insieme duro e serrato. Il Marchionne dell'Assa Abloy è stato molto diretto nel precisare l'attuale contesto di recessione economica nel Sud Europa (definendo il relativo mercato con il termine inglese ‘marcio'), la conseguente necessità per la multinazionale di consolidarsi (termine che sta in realtà per ‘ristrutturarsi'), marcando il fatto che le decisioni sulla strategia dell'azienda le fa il management e non la politica. Ha però aggiunto che per il Gruppo il mercato italiano resta importante, nonostante un crollo di oltre il 35% delle vendite e, incalzato dalle nostre obiezioni, ha assicurato che Assa Abloy intende restare in Italia, mantenendo e anche potenziando a Quarto d'Altino il centro R&S, con la novità di una riduzione degli esuberi annunciati, in quanto a una parte dei dipendenti verrebbe offerto di trasferirsi a Milano. Si tratta di elementi nuovi rispetto a quelli che erano stati riportati al tavolo istituzionale al nostro Ministero dello sviluppo economico e che ora andranno vagliati. Da parte nostra abbiamo ribadito che la scelta di chiudere la produzione di Quarto D'Altino è sbagliata e va verificata - nell'interesse della stessa Assa Abloy - sulla base di valutazioni più approfondite sulla produttività dello stabilimento veneziano. A fronte della nostra determinazione, il Ceo Molin ha manifestato la disponibilità al dialogo attraverso un incontro - da tenersi in Italia - con Juan Vargues, capo della divisione Entrance Systems di cui la Ditec di Quarto d'Altino fa parte, il quale sinora non era mai intervenuto alla trattativa in Italia.

Poco dopo le ore 15 sono iniziati i lavori dell'Assemblea, durante i quali la sindaca Silvia Conte è intervenuta leggendo in inglese l'intervento (clicca qui) che avevamo preparato nei giorni precedenti (e limato fino all'ultimo, anche la notte precedente), ponendo una serie di domande puntuali sull'effettiva convenienza del piano di ristrutturazione e sul rispetto del codice etico di Assa Abloy, alle quali è stata data solo in parte risposta. La lettura del discorso - nonostante sia stato il più lungo della riunione e decisamente insolito per i contenuti della stessa - è stata accompagnata da un rispettoso silenzio. Tanto che al termine del meeting, il Vicepresidente di Assa Abloy, Carl Douglas, componente della famiglia azionista di maggioranza, ci ha avvicinato per rappresentare la sua comprensione per i problemi da noi sollevati e per assicurare l'attenzione dell'azionista alla responsabilità sociale dell'impresa, pur nel rispetto dell'autonomia del management. Alla presenza del Vicepresidente, il Ceo Molin ci ha confermato l'impegno per un incontro sul territorio con il vertice della divisione competente.

Non ci nascondiamo che la situazione rimane molto critica, ma questi segnali, senza voler alimentare false speranze, ci fanno ritenere che ci possa essere margine per un ripensamento contenuto del piano dell'azienda e sul piano della responsabilità sociale.

Al mio rientro all'aeroporto Marco Polo di Venezia, alle ore 23.45 di giovedì, una sorpresa: mentre stavo uscendo con un po' di stanchezza addosso, solo dopo qualche secondo mi sono accorta di un cartello con la scritta 'Ditec'... Ho spalancato gli occhi e intorno al cartello ho visto una rappresentanza dei dipendenti: non ci credevo che a quell'ora fossero venuti lì per accogliermi, sapendo delle tensioni e della giornata lavorativa sulle loro spalle... Mi hanno commosso 'dentro': ho sentito qualche brivido, sapete quando si prova la pelle d'oca? E mi hanno portato pure un boccolo di rosa bellissimo... In quel momento è sparita la stanchezza ed è tornato l‘entusiasmo: meritano davvero che combattiamo fino in fondo la battaglia per aiutarli a difendere il loro lavoro e il nostro tessuto produttivo.  

Al termine di questa esperienza, che ha suscitato grande interesse sui media nazionali e locali, come testimonia l'allegata rassegna (clicca qui) ho fatto un primo bilancio dell'iniziativa in un'intervista con RadioBluVeneto (clicca qui),  ma anche tratto alcune considerazioni di ordine più generale.

Comunque vada, la nostra iniziativa può essere un modo nuovo (non l'unico, certo, e non determinante, ma utile)  per far arrivare la voce dei lavoratori all'assemblea degli azionisti in casi analoghi, potrebbero farlo gli stessi sindacati,  non tanto e solo come azione di protesta, ma come l'avvio di un percorso di partecipazione alla gestione dell'azienda, che dovrebbe essere consolidata poi in sede legislativa, sull'esempio della Germania.

In secondo  luogo occorre che il nostro Paese si difenda da delocalizzazioni meramente speculative sull'esempio di quello che ha già fatto la Germania con una normativa fiscale del 2008, che ha introdotto la tax exit.  Da parte mia sto per depositare un disegno di legge su questo tema.

In terzo luogo, la lezione per  il nostro Paese  (le sue istituzioni, le sue classi dirigenti politiche, sociali, economiche, tutti...) è che non dobbiamo attardarci in battaglie ideologiche di retroguardia, in un contesto economico globalizzato che ha cambiato i fondamentali in campo, ma piuttosto supportare finalmente e concretamente le nostre imprese di eccellenza, favorire la loro aggregazione e internazionalizzazione, aiutare le start up, invece di rassegnarci ad assistere allo shopping che le multinazionali straniere fanno delle nostre Pmi gioiello! Come pensiamo se no di difendere e creare posti di lavoro? Limitandoci ad alzare la bandiera dell'art. 18, perché ci riporta ai tempi più rassicuranti in cui la competizione era tra solo capitale e lavoro all'interno dello stesso Stato, mentre oggi è tra le economie dei Paesi?  Mi ha segnalato un'amica che in questi giorni l'EURES sta selezionando, in massa, laureati in ingegneria da occupare presso aziende tedesche: possibile che il mondo cerchi i nostri cervelli e noi smantelliamo le eccellenze con relativo Know how? Altro che investire risorse pubbliche per rinviare la chiusura o il fallimento di aziende decotte, anche pubbliche, vedi il caso di Alitalia! Le risorse vanno impiegate per il sostegno alla ricerca e sviluppo, la formazione, il ricollocamento dei lavoratori, gli ammortizzatori sociali,.

La Svezia ci appare come un modello di welfare cui ambire per diritti sociali e qualità della vita,  nonostante segua principi di pieno liberismo: hanno recentemente chiuso glorie industriali quali  la Volvo, per lasciarla comprare ai cinesi (Geely) e stanno chiudendo la Saab per darla... al miglior offerente, perché sta per fallire.  Il fatto è che per la loro cultura difendere realtà produttive non più efficienti è una battaglia di retroguardia di chi si ostina a non entrare nell´era della globalizzazione, totalmente aperta alle sfide della concorrenza, anche a costo di delocalizzazioni. Per essere competitivi essi spendono oltre il 4 per cento del Pil in ricerca, puntano sulla scuola e sulla formazione, sulla aggregazione delle aziende di eccellenza che poi si internazionalizzano... Li aiuta il fatto che una popolazione contenuta (circa 9 milioni di abitanti) li rende un mercato poco appetibile ed una struttura etica collettiva formidabile... L'Italia ha punti di forza sicuramente superiori, ma non li ha saputi valorizzare e la nostra etica pubblica ha toccato il fondo ed ora ne stiamo pagando le conseguenze.

Proprio mercoledì scorso, mentre eravamo in Assemblea di Assa Abloy, in Italia si celebrava il 25 aprile:  ho pensato che oggi tocca a noi raccogliere il testimone per un risorgimento etico, civile e politico dell'Italia. Non è tempo di recriminazioni e di nuove divisioni, ma di passione, coraggio e spirito di ricostruzione, pensando che le nostre azioni devono essere volte a garantire una vita libera e dignitosa anche per le future generazioni.

Con questo spirito dobbiamo affrontare anche la festa del lavoro che, come ha dichiarato il ministro Fornero, "non è un bel 1° maggio sia per l'assenza del lavoro, che è un grandissimo problema, ma anche per gli incidenti sul lavoro, gli ultimi due accaduti ieri". Occorre agire, "perchè il nuovo lavoro che ci serve non ce lo regala più nessuno e nemmeno piove dal cielo", come ha ricordato oggi la segretaria della Cisl Veneto, Franca Porto, e lo si può fare se tutto il Paese, in ogni sua parte, in ogni sua componente, compie lo sforzo di camminare nella giusta direzione, recuperando la competitività progressivamente perduta dal nostro sistema produttivo, a cominciare da politiche lungimiranti che valorizzino il capitale umano, che deve diventare il nostro il più importante capitale sociale.


pubblicata il 29 aprile 2012

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