Finanziamento ai partiti: occorre cambiare

23 aprile 2012

partitiAbbassare i costi della politica, anche attraverso una consistente riduzione del finanziamento pubblico ai partiti e un dimagrimento dei loro apparati organizzativi, è un imperativo a cui il Parlamento deve dare risposta con urgenza. I gravissimi casi di malversazione della Lega Nord e dell'ex Margherita, i cui tesorieri hanno gestito in piena libertà e senza controlli i patrimoni che i partiti hanno loro affidato, ancora più intollerabili in un momento di crisi che impone sacrifici alla collettività, hanno portato la sfiducia dell’opinione pubblica nei partiti ad un livello mai raggiunto prima d'ora.

Per questo ho scritto e giovedì scorso depositato alla Camera una proposta di legge che rovescia la logica che ha finora contraddistinto il finanziamento pubblico ai partiti. Il meccanismo che ho pensato, e che è stato condiviso anche dai colleghi Beppe Fioroni, Giampaolo Fogliardi e Gianluca Benamati, non nega l’idea che una parte del finanziamento ai partiti politici, come fondamentali strumenti democratici pensati dalla nostra Costituzione, sia a carico della finanza pubblica, ma lascia ai cittadini la scelta, diretta o indiretta, del sostegno all’attività politica in modo, da un lato, da promuovere il loro coinvolgimento nella vita dei partiti e, dall’altro, da spingere i movimenti politici a rinnovarsi per conquistare quella fiducia che gli elettori hanno smarrito da tempo. In ogni caso il contributo nella mia proposta risulta più che dimezzato rispetto all’importo attuale. Si tratta di una proposta che mantiene quindi il principio del finanziamento pubblico alla politica ma lo rende compatibile con i sacrifici richiesti a tutti i cittadini, prevedendo controlli molto più severi e spese solo per le iniziative politiche e gli strumenti per poterle realizzare. Non sarà più possibile fare i politici di mestiere perché si deve fare politica in modo libero e autorevole solo se si hanno idee e progetti ma anche un proprio lavoro. Per evitare gli sperperi, abbassare i costi della politica e garantire la necessaria sobrietà, con la mia proposta di legge si pone un vincolo alla finalizzazione dei contributi: potranno essere utilizzati esclusivamente per finanziare le spese elettorali e l’attività di iniziativa politica ed i beni o mezzi strumentali alla stessa, limitando al minimo indispensabile la spesa per gli apparati organizzativi ed il personale ed escludendo ogni forma di indennità continuativa a favore dei dirigenti, salvo il mero rimborso spese, con divieto di utilizzo per investimenti immobiliari o mobiliari, impiegando le eventuali eccedenze per scopi sociali. Partiti e movimenti politici per usufruire dei rimborsi per le spese elettorali e di ogni altro beneficio normativo si devono inoltre dotare di uno statuto approvato con atto pubblico e hanno infine l’obbligo di sottoporre i documenti contabili al controllo della Corte dei Conti.

Come funziona il meccanismo previsto nella mia proposta di legge? Si tratta di un sistema misto che prevede: un contributo/rimborso elettorale commisurato non più al numero degli aventi diritto al voto, ma solo ai voti validi ricevuti dai movimenti e forze politiche, dimezzando l’importo attualmente erogato, ovvero euro 0,50 l’anno contro 1,00 euro di oggi; la possibilità per ciascun contribuente di destinare il quattro per mille dell’Irpef alle forze politiche; l’erogazione di contributi volontari per le forze politiche da parte delle persone fisiche con la possibilità di detrazione ai fini Irpef (per la quale viene fissato un limite massimo alla detrazione in euro 10.000, dimezzandola rispetto all’attuale). E’ previsto il mantenimento della possibilità di erogazioni liberali ai partiti e movimenti anche da parte di persone giuridiche, con due limiti. In primo luogo, sono esclusi finanziamenti o contributi sotto qualsiasi forma da parte di pubbliche amministrazioni o enti pubblici, da parte di enti economici statali o parastatali, da parte di società a partecipazione statale. In secondo luogo l’erogazione non potrà più essere portata in detrazione ai fini Ire, come invece possono fare i cittadini. Niente più denaro a pioggia quindi. Sarà il singolo elettore ad assegnare 0,50 euro al suo partito votandolo nella scheda elettorale. Niente voto valido, niente contributo. Senza contare che il finanziamento in questo modo viene più che dimezzato: ad es. nel 2008 per la Camera con il mio sistema i partiti avrebbero ricevuto anziché gli attuali 50 milioni 17 milioni l'anno per tipo di elezione. Dunque complessivamente i 200 milioni l’anno oggi - previsti per le elezioni di Camera, Senato, Parlamento Europeo e Consigli Regionali - scenderebbero a 60-70 milioni l’anno, contro i 130 della Germania, per un fare una comparazione

Con la proposta di legge si mira anche ad incentivare la competizione elettorale tra gli stessi candidati, ispirandosi al modello ideato dal giurista americano Larry Lessing, dando al cittadino la possibilità di sostenere anche un candidato al Parlamento tramite un contributo massimo di 200 euro che può essere portato in detrazione sino al 50% . In questo modo si limita l’ammontare complessivo delle spese elettorali, senza però limitare la competizione, anzi rendendola più aperta.

Come ho spiegato nell’ampio servizio dedicato alla mia proposta di legge, domenica scorsa dal Mattino di Padova, la Nuova Venezia e la Tribuna di Treviso (clicca qui), oggi assistiamo ad una pericolosa gara al ribasso. E’ la corsa al populismo demagogico, alla quale non c'è fine. L’azzeramento proposto dal segretario del Pdl Alfano (che sabato ha lanciato l’idea dell’autofinanziamento) non dice da dove verranno i finanziamenti dei privati, apre ai potentati economici, autorizza tutte le lobbies di pressione a farsi sentire nella politica italiana a suon di denari. La mia proposta è invece severa, ma equilibrata, ci colloca sotto il livello di Francia e Germania, consente al cittadino di premiare il proprio partito con mezzo euro votandolo. Se non lo fa, niente contributo: schede bianche, voti nulli e astensionismo non portano un cent. Inoltre è applicabile fin dalle elezioni del 2013.   
 
 
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pubblicata il 23 aprile 2012

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