Audizione del comandante generale Nino di Paolo in Commissione Finanze

01 marzo 2012

audizione_dipaolaMartedì 28 febbraio scorso si è tenuta in Commissione Finanze della Camera l'audizione del comandante generale della Guardia di Finanza Nino Di Paolo - durata quasi tre ore -, che ha descritto l'attività del Corpo per contrastare l'evasione fiscale, salvaguardando (indirettamente) i conti del bilancio pubblico, e per opporsi alle infiltrazioni mafiose nell'economia legale.

"È proprio nei momenti di crisi - ha detto Di Paolo - che il sistema economico si presenta in condizioni di particolare vulnerabilità: in questi frangenti, le imprese diventano facile preda della criminalità, sia essa organizzata o meno, che, disponendo di ingenti capitali a basso costo, provento dell'azione criminale quotidiana, ha facile gioco nel rilevare quote di partecipazione di aziende che presentano cali significativi di fatturato o problemi di insolvenza", facendo l'esempio del mercato del calcestruzzo, oggetto di numerose indagini che hanno svelato, in determinate aree, veri e propri monopoli di aziende legate alla criminalità organizzata.

Significativo è stato il richiamo ai professionisti come "registi" di azioni illecite complesse: "il legame comune di qualsiasi tipologia di frode - ha affermato Di Paolo - è la minaccia alla stabilità economica del sistema Paese, realizzata, nei casi più gravi, attraverso tecniche di alterazione contabile basate sul sistematico ricorso alle fatture per operazioni inesistenti. La nostra esperienza operativa testimonia come questi fenomeni illeciti presentino, inoltre, due ulteriori caratteristiche: la convergenza di comportamenti criminali ed il ruolo, quali "registi" delle operazioni illecite, di professionisti". A titolo di esempio il Generale ha riferito di un’indagine in cui la Guardia di Finanza ha “individuato una frode di imponibile superiore a 5 miliardi di euro, realizzata da numerose società italiane di rilevanti dimensioni, che avevano creato artificiosamente crediti IVA chiesti a rimborso o utilizzati per compensare le imposte dovute, annullando così il loro debito fiscale. Per queste finalità, le imprese italiane facevano ricorso ad articolate tecniche di pianificazione fiscale, apparentemente lecite, ma che in realtà nascondevano l’emissione di fatture false da parte di numerose società non operative di diritto statunitense ed inglese, di fatto gestite da un tributarista tramite prestanome, che avevano il solo scopo di originare costi fittizi da utilizzare per 'sterilizzare' i ricavi effettivamente conseguiti nell’ambito dell’attività d’impresa, al fine di non pagare le relative imposte. L’indagine si è conclusa nel 2007, con l’arresto di 8 persone, tra cui un noto professionista, la 'mente' criminale della frode, condotto in carcere il giorno in cui si stava recando a Bruxelles per incontrare il Commissario alla fiscalità dell’Unione Europea, e con il sequestro di circa 15 milioni di euro, tra conti correnti e proprietà immobiliari

Il Comandante ha anche lanciato l'allarme per l'aumento del rischio di esportazione illegale di contanti dall'Italia all'estero, con l'immancabile richiamo alla Svizzera e a San Marino. "Il fenomeno dello spallonaggio è sempre esistito - ha detto il Comandante generale delle Fiamme gialle - ma negli ultimi tempi, come testimonia il numero delle violazioni riscontrate nell'ambito dei nostri controlli alla frontiera, sta vivendo un periodo assai florido. Anche in questo caso si parla di cifre di rilievo: con una valigetta 24 ore è possibile trasportare fino a 6 milioni di euro in banconote da 500 euro. In questo senso, significativo è il dato elaborato dalla Banca d'Italia a proposito della distribuzione territoriale delle banconote di più grosso taglio, censite per la maggior parte nelle province "frontaliere", quelle cioè situate in prossimità del confine con la Svizzera e San Marino. Trasferire illegalmente disponibilità finanziarie all'estero non è un fenomeno che riguarda solo l'evasione fiscale: è anche un modo per sottrarre risorse al "sistema Paese" e per occultare proventi derivanti da gravi reati. Proprio per questa ragione, nel recentissimo decreto legge sulle "semplificazioni" è stato sensibilmente inasprito il regime sanzionatorio per chi trasferisce all'estero somme in violazione alla disciplina valutaria, ampliando anche i casi di sequestro".

"L'azione di contrasto all'evasione fiscale continua e continuerà "senza sconti, senza se e senza ma", ha aggiunto inoltre l'alto ufficiale, precisando che le indagini come quelle svolte a Cortina non sono "blitz", ma "piani coordinati di controllo" e questo tipo di azione a tappeto sarà ripetuto "in tutte le province del Paese". "Alla verifica sull'emissione degli scontrini - ha sostenuto ancora Di Paolo -, affianchiamo sempre interventi contro l'abusivismo commerciale, il lavoro nero e la contraffazione".

Di Paolo ha poi rilevato come sia cambiata la "sensibilità" dell'opinione pubblica sul contrasto all'evasione fiscale e l'attenzione dei media. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono stati eseguiti più di due milioni e mezzo di controlli sull'emissione di scontrini ricevute fiscali. I cittadini, ha rilevato, sono ora consapevoli che "l'evasore fiscale non e' un modello ma un peso e un pericolo per la collettività". Sempre negli ultimi cinque anni la Guardia di Finanza "ha denunciato in media, ogni anno, quasi 5.500 persone, responsabili di frodi all'Iva per circa 2,5 miliardi di euro".

Tra le proposte che il generale Di Paolo ha avanzato al Parlamento vi è quella di introdurre i reati tributari "tra i delitti presupposto per l'applicazione del sequestro 'per sproporzione' dei patrimoni che non trovano capienza nei redditi dichiarati", per "migliorare l'efficacia del contrasto patrimoniale al crimine finanziario".

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pubblicata il 01 marzo 2012

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