Nessun indulto o amnistia mascherata con il decreto ‘salva carceri'

18 febbraio 2012

carceriMartedì l'Aula della Camera ha dato il via libera definitivo alla conversione in legge del decreto c.d. "salva carceri" concernente interventi urgenti per il contrasto della tensione detentiva determinata dal sovraffollamento delle carceri (clicca qui), con 385 voti a favore (dunque 35 in meno rispetto ai 420 con cui il governo aveva incassato la fiducia sullo stesso provvedimento la scorsa settimana). Il Ministro della Giustizia, Paola Severino, rispondendo alle accuse lanciate dall'opposizione, in particolare dalla Lega Nord, ha precisato come questo provvedimento "non è né un indulto  mascherato, né una resa dello Stato alla delinquenza". E nemmeno un provvedimento ‘svuota carceri', come ha ribadito in Aula la collega Donatella Ferranti, relatrice di maggioranza, ma solo uno strumento che dovrebbe contribuire a salvare  le carceri italiane dallo stato di degrado in cui attualmente si trovano a causa del problema del sovraffollamento. È sufficiente leggere il decreto per rendersi conto che non prevede nessun automatismo o presunzione: in ogni caso sarà il magistrato a valutare se la persona sia o meno meritevole di una modifica migliorativa del suo stato di limitazione della libertà.

Riprendendo le mozioni approvate dal Parlamento nel corso della legislatura anche con il precedente Governo, la prima parte del decreto fa riferimento alla sola carcerazione preventiva (ovvero prima del giudizio) e incide, in modo particolare, sul fenomeno delle c.d. ‘porte girevoli' che comporta l'entrata-uscita di detenuti in carcere nell'arco di soli 3-5 giorni. Si tratta delle ipotesi di arresto in flagranza per i soli reati di competenza del giudice monocratico con rito direttissimo e con esclusione dei reati di furto in appartamento, di furto con strappo, di rapina e sequestro di persona. Come precisato dal Ministro si tratta di "una casistica, dunque, molto accuratamente selezionata, che ha fotografato i casi in cui più frequentemente il giudice, in sede di convalida, rimette in libertà la persona arrestata, dopo che questa ha trascorso in carcere solo i giorni necessari per la comparizione in tribunale. Una casistica che coinvolge circa 21.000 persone l'anno. Con il nuovo regime il tempo per la comparizione si riduce da 96 a 48 ore e, subito dopo l'arresto in flagranza, il magistrato potrà decidere se risparmiare il transito in carcere, ricorrendo ai domiciliari o alle camere di sicurezza, ovvero se la personalità del soggetto suggerisce comunque la carcerazione preventiva in attesa del giudizio direttissimo".

La seconda parte del decreto si occupa invece della carcerazione post-sentenza stabilendo, sulla scorta di quanto già previsto dalla legge n. 199 del 2010 proposta dalla precedente maggioranza, l'innalzamento da 12 a 18 mesi della soglia di pena detentiva residua che il condannato può scontare agli arresti domiciliari anziché in carcere. Anche in questo caso il Ministro ha sottolineato come si tratti di una "possibilità, perché non vi è alcun automatismo nell'applicazione, in quanto vi sarà sempre un giudice a valutare se la persona sia meritevole di questa forma di alleggerimento degli effetti della condanna". Il numero dei detenuti che potranno essere ammessi alla detenzione domiciliare, secondo le stime dell'amministrazione penitenziaria, potrebbe aumentare di ulteriori 3.300 unità, che si aggiungono ai 3.800 detenuti fino ad oggi passati dal carcere agli arresti domiciliari sulla base della predetta legge n. 199/2010.

Vale la pena sottolineare che a fronte di chi ha paventato per effetto del decreto effetti di incondizionata liberazione di miriadi di pericolosi delinquenti, vi è chi ha sostenuto - in piena contraddizione - che il provvedimento sarebbe invece del tutto inutile, a fronte dell'ampiezza e della gravità dei problemi carcerari. Anche a costoro il Ministro ha replicato, osservando che il fenomeno delle porte girevoli ha coinvolto circa 21.000 persone nel 2010 e più di 17.000 nel 2011: "evitare questo rilevante numero di entrate ed uscite, da un lato, allevia il lavoro del personale nelle impegnative fasi dell'accoglienza; dall'altro alleggerisce il totale delle presenza in carcere, portandolo a numeri quasi fisiologici; da un altro lato ancora evita il trauma delle pratiche di identificazione e perquisizione e inserimento carcerario per persone destinate, nella grandissima parte dei casi, ad essere rilasciate nel giro di pochissimi giorni". C'è da dire che, da quando è entrato in vigore il decreto si è registrata una flessione del fenomeno delle "porte girevoli" pari al 21,57% (a dicembre 2011 il fenomeno ha riguardato, infatti, 1.175 soggetti e a gennaio 804, sempre con un periodo di riferimento dei 3 giorni).

"Nessuno si illude - ha affermato il Ministro Severino - che questo strumento possa da solo risolvere il problema del sovraffollamento carcerario; ma è noto che il governo ha varato un disegno di legge in materia di depenalizzazione, di messa alla prova, di reclusione domiciliare che, insieme alle iniziative parlamentari in materia di irrilevanza del fatto, dovrebbero produrre un significativo effetto di deflazione. Inoltre il governo intende attivare convenzioni bilaterali per il rientro di detenuti stranieri nei paesi di origine e intese con le comunità di recupero per tossicodipendenti idonee ad incidere sulla componente maggioritaria della popolazione carceraria. È dall'insieme di tali misure che potrà derivare un effetto stabile di alleggerimento del sovraffollamento carcerario."  A ciò va aggiunta "la perdurante attenzione del Governo al piano di edilizia carceraria che porterà a edificare, nonostante i rilevanti tagli sui finanziamenti pari a 228 milioni di Euro, 11.573 nuovi posti detentivi. Si tratta di 2.423 posti in più rispetto ai 9.150 previsti dal precedente Piano-carceri, per il quale erano stati stanziati 675 milioni di Euro, contro gli attuali 446,8. La completa attuazione del piano, così come ridefinito, comporterà la realizzazione di 17 nuovi padiglioni in carceri esistenti e di 4 nuovi istituti penitenziari, oltre all'istituto di Bolzano, che sarà finanziato con risorse proprie della Provincia di Bolzano". Accanto al piano di edilizia, sono stati stanziati dal Consiglio dei Ministri per interventi urgenti di manutenzione delle carceri ulteriori 57 milioni di euro.

Infine, con riferimento agli ospedali psichiatrici giudiziari, il Guardasigilli ha precisato che al 31 gennaio scorso risultano 1.264 internati in sei strutture adibite (Aversa, Barcellona Pozzo di Gotto, Castiglione delle Stiviere, Montelupo Fiorentino, Napoli Sant'Eframo, Reggio Emilia).
 "La loro chiusura non comporterà affatto il rilascio degli internati socialmente pericolosi - ha assicurato il Ministro -. Nessuno vuole correre il rischio che potenziali serial killer percorrano liberamente il nostro Paese. Essi saranno ricoverati in strutture idonee alla terapia delle loro malattie mentali, ma anche adeguatamente sorvegliate per non mettere a repentaglio la tranquillità dei cittadini. D'altra parte, chiunque si sia affacciato sull'orrore di questi luoghi di immane sofferenza non può non convenire sul fatto che l'espiazione della pena non può divenire occasione per aggiungere pena alla pena. Occorre poi meditare anche sul fenomeno dei cosiddetti ergastoli bianchi, situazioni in cui persone guarite dalla loro malattia mentale e non più socialmente pericolose rimangono in ospedale psichiatrico perché rifiutate dalla famiglia e dalla società non trovano altri luoghi di accoglienza. Si tratta di situazioni che un paese civile come l'Italia non può permettersi".

In definitiva, nessuna delle norme del decreto appare idonea ad attentare alle istanze di difesa sociale, così come da alcuni paventato. Questa la efficace conclusione del Ministro Severino: "Ho sentito a tal proposito i toni piuttosto accesi di chi, puntando il dito verso di me ha dichiarato che sarò responsabile di tutte la conseguenze di questo decreto. Ora, se con il termine responsabile si intendeva dire che sarò colpevole, bene devo dire che mi sento molto più colpevole delle morti in carcere per suicidio che delle conseguenze di un decreto che dovrebbe contribuire a salvare il carcere dallo stato di degrado in cui attualmente si trova. Se con il termine responsabile si intendeva dire che sarò chiamata a rispondere di ciò che ho proposto e che spero il Parlamento condivida definitivamente, devo dire che sono abituata a sentirmi responsabile per ogni decisione che prendo. Lo ero quando, nella mia precedente attività, sapevo che da una mia decisione errata poteva dipendere la condanna o la assoluzione di una persona. Lo sono ora che, nella difficile funzione che mi è stata affidata, so che da una mia decisione errata può derivare una lesione dei diritti dei cittadini e degli interessi della collettività. Sono dunque pronta, anche in questo caso, ad assumermi le mie responsabilità ed auspico che il Parlamento le voglia condividere con me".

pubblicata il 18 febbraio 2012

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