L'art. 3 della Costituzione bussola della buona politica

12 febbraio 2012

forneroL’articolo del Corriere della Sera "La figlia della Fornero nel mirino" (clicca qui) ha aperto un dibattito (a volte anche molto polemico) sulla vicenda che interessa la figlia del Ministro del Lavoro e del Welfare, che insegna nell'ateneo dei genitori a Torino, dunque vicino a casa di mamma e papà (Mario Deaglio).  Premesso che un personaggio pubblico, con un ruolo istituzionale e politico così importante, come il ministro deve fare maggiore attenzione alle dichiarazioni su temi che toccano la sensibilità e gli aspetti più importanti della vita di tanti giovani e famiglie ‘normali’ in un momento così difficile, il vero problema è che il Governo ed il Parlamento sono i primi che hanno il dovere di dare attuazione all’articolo 3, secondo comma, della Costituzione (clicca qui). E’ purtroppo normale che chi è figlio di genitori che rivestono ruoli importanti nella società abbia maggiori opportunità di scegliersi i percorsi formativi migliori.
 
Diversi indicatori ci segnalano che oggi "la mobilità sociale" è bloccata: cioè il figlio di un professore universitario ha buone probabilità di ripetere la carriera del padre, come il figlio di un operaio di continuare a fare l'operaio, e questo indipendentemente dalle capacità.  E' indubbio che nascere in una famiglia modesta, al di là dei valori trasmessi, richiede una fatica maggiore, a promuoversi, rispetto ad una famiglia con disponibilità economiche e culturali, dove fin da piccoli si impara ad esprimersi correttamente, si imparano lingue straniere e tutte quelle conoscenze che serviranno successivamente. Con la nascita della famosa classe media, parte di questa differenza, sembrava superata. Una generazione di figli di gente modesta, si è acculturata ed ha migliorato la propria situazione sociale. Molti od alcuni hanno raggiunto alti traguardi. Io stessa sono nata in una famiglia molto modesta, i miei genitori non hanno potuto studiare. Mia nonna faceva 10 km al giorno per portarmi all'asilo dalle suore quando avevo tre anni, perché potessi imparare... Con grandi sacrifici da parte loro (e mia, con tanti piccoli lavoretti per racimolare un po' di soldini) mi sono laureata e diventata avvocato, poi (non so neppure come sia successo) mi è stato chiesto di candidarmi al Parlamento... Mi ritengo fortunata (anche se ho lavorato tanto per essere arrivata qui) e per questo mi impegno in politica perché le persone possano avere le stesse opportunità. 
 
Oggi, tuttavia, con la classe media in via di estinzione, dove i ricchi sono sempre e veramente ricchi e tutti gli altri stanno scivolando verso il bisogno, nasce il sospetto (a volte gratuito) che troppi figli d'arte, in tutti i campi, politico compreso, ricoprano incarichi più per cognome che per capacità.  Il tema non è penalizzare pregiudizialmente i giovani più fortunati, ma dare attuazione rigorosa a due principi. Il primo, quello appunto dettato dall’art. 3 della Costituzione: la Repubblica ha il compito di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono pari opportunità per tutti. E questo significa prima di tutto avere una scuola che offra davvero concrete e solide basi ai capaci e ai meritevoli, soprattutto se privi di mezzi, e delle politiche familiari e sociali che siano di supporto e integrazione ad eventuali carenze familiari, sia economiche sia formative (nei Paesi scandinavi, non a caso, si dice che è dall’asilo nido che si costruiscono i presupposti perché una persona possa avere una buona pensione). Il secondo principio è che ci sia una selezione per meriti e non per raccomandazione e familismo. Io non conosco la storia personale della figlia della Fornero, e non posso dare un giudizio nel merito. Quello che a me interessa non è evitare che lei, se lo merita, ricopra un incarico prestigioso: il problema è che altri che nascono in famiglie non agiate ed importanti abbiano le stesse opportunità se a loro volta se lo meritano. Spero che l’indignazione sollevata da articoli come quello del Corriere costringa il nostro Paese, la politica, a fare i conti con quello che impone la Carta Costituzionale, compresi i ministri del Governo tecnico. Se non si può negare che in molti casi il sospetto (della raccomandazione familistica) è d'obbligo, bisogna andare oltre e verificarlo e soprattutto fare in modo, per quanto dipende da ciascuno di noi, che le cose cambino davvero in Italia e più saremo in tanti a volerlo, prima questo succederà...


pubblicata il 11 febbraio 2012

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