Casi Lusi, Brentan e Conti: iscritti ed eletti si costituiscano parte civile

06 febbraio 2012

lusiMartedì scorso è stata scritta un’altra brutta pagina per la politica. Mentre a livello nazionale scoppiava il caso del sen. Luigi Lusi, già tesoriere della Margherita, che si sarebbe appropriato dei rimborsi elettorali per profitto personale, in Veneto si diffondeva la notizia degli arresti domiciliari di Lino Brentan, figura di spicco per i numerosi incarichi pubblici rivestiti, che, stando alle accuse, avrebbe favorito ditte ‘amiche’ negli appalti pubblici nel veneziano. In contemporanea un’altra vicenda poco chiara coinvolgeva un senatore del Pdl, Riccardo Conti, capace di realizzare in un solo giorno un guadagno di 18 milioni grazie ad una operazione di compravendita immobiliare. Le tre vicende sono un nuovo pugno nello stomaco di chi crede nella politica come servizio al bene comune e rischiano di infiammare il clima di antipolitica (clicca qui) già ampiamente diffuso tra i cittadini.

Le vicende giudiziarie avranno il loro corso e spetterà alla magistratura arrivare sino in fondo sulle accuse mosse a Lusi e Brentan, pur nella diversità dei due casi: Lusi avrebbe usato finanziamenti pubblici per vantaggio personale, Brentan avrebbe operato per acquisire finanziamenti occulti al partito. Il caso di Brentan (clicca qui) è in parte analogo alle accuse già mosse a Penati e attendiamo che la magistratura verifichi se sia vero che all’interno del nostro partito vi sia chi sfrutta risorse, reperite in modo illecito da privati, per sé o  per l’attività politica, nonché per favorire una determinata filiera nella gestione interna del partito. Mi auguro che non sia così, perché sarebbe in gioco la libertà e la correttezza della dialettica politica interna.

Quanto al caso Lusi, sono rimasta sbigottita leggendo martedì la notizia sui giornali, visto che nei due anni in cui sono stata al Senato l’avevo conosciuto personalmente ed avuto come collega in Commissione Bilancio e mai l’avrei immaginato capace di arrivare a tanto. Basti pensare che, essendo stato boys scout, aveva promosso la costituzione dell’Associazione dei parlamentari amici dello scoutismo! Un vero dottor Jekyll e mister Hyde, come conferma il video dell’intervista integrale fattagli da Report qualche anno fa (clicca qui), in cui parla da esperto consumato di etica pubblica: da restare senza parole, tanto più che Lusi avrebbe già ammesso la propria responsabilità per tentare di cavarsela con un patteggiamento e la restituzione di una parte del ‘bottino’!

Un’ipotesi questa che è del tutto inammissibile ed inaccettabile. Dal 2002 al 2006 sono stata coordinatore della Margherita per la provincia di Treviso: è una beffa oggi scoprire che mentre io ero impegnata, assieme a tanti altri amici, a sostenere il partito sul territorio, in modo del tutto volontario  ed anzi sborsando di tasca nostra  le risorse per l’attività politica, mentre ci venivano dal partito nazionale lesinati pochi spiccioli di sostegno anche per le campagne elettorali, il responsabile della cassa nazionale l’ha poi usata per acquistarsi appartamenti nel centro di Roma e altri benefit per sé e per la moglie. Senza contare le decine di migliaia di euro che come parlamentare della Margherita ho versato alla cassa del partito (più di 60.000 euro in due anni). Oggi non solo ci sentiamo defraudati, ma anche danneggiati moralmente dall’ondata di indignazione sollevata da questo caso nei cittadini. Per questo credo che gli iscritti alla Margherita dovrebbero costituirsi parte civile, non solo per recuperare l’intera somma, ma anche per chiedere un adeguato risarcimento, non fosse altro che per destinare il tutto ad iniziative benefiche. Per questo ad alcuni amici legali ho chiesto di verificare i presupposti per una class action, sia da parte degli eletti, come noi parlamentari (che abbiamo versato fior di contributi al partito), sia da parte degli iscritti, a molti dei quali è piaciuta la mia proposta e mi stanno sollecitando in tal senso. Anzi mi hanno scritto pure da altre parti d’Italia (perfino dalla Sicilia) per aderire a questa azione collettiva, visto che la mia proposta è stata rilanciata su quotidiani nazionali come La Stampa e l’Unità.

Ma va detto in ogni caso che tutto ciò non basta: oltre a fare chiarezza sulle responsabilità personali per sanzionarle in modo esemplare, si dovrebbe chiedere conto, quanto meno sul piano politico, anche delle eventuali responsabilità di chi nella Margherita aveva il dovere di vigilare sull’operato del tesoriere Lusi. A tale riguardo vi giro la lettera scritta dal Presidente dell’Assemblea della Margherita (clicca qui), sen. Enzo Bianco, che appare comunque tardiva.

Oggi la Commissione di garanzia del PD ha stabilito all’unanimità l’espulsione e la cancellazione di Lusi dall’albo degli eletti e dall’anagrafe degli iscritti del PD, decisione che ha fatto seguito all’espulsione dal gruppo del partito al Senato. Si tratta di un atto doveroso per tutelare la dignità e l’integrità morale di tanti militanti, eletti ed elettori che fanno attività politica nel territorio con onestà e spirito di servizio. Ma è pur sempre un atto riparatorio: occorre prevenire questi fatti, approvando con urgenza in Parlamento una legge per evitare che possano ripetersi. Oggi i partiti (come i sindacati, ad es.) secondo il nostro ordinamento sono infatti delle semplici associazioni private non riconosciute, senza nessun onere e controllo pubblico. Per questo bisogna finalmente dare attuazione all’art. 49 della Costituzione, approvando una legge per regolamentare giuridicamente la loro forma di costituzione, il loro funzionamento,  la pubblicità dei loro bilanci e delle loro fonti di finanziamento, assicurando la massima trasparenza e prevedendo dei controlli anche esterni, per es. da parte della Corte dei Conti, visto che ricevono finanziamenti pubblici. Ne va della dignità degli stessi eletti e militanti onesti, oltre che della credibilità della nostra democrazia.

pubblicata il 06 febbraio 2012

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