La cronaca di un cambio di stagione

19 novembre 2011

governo_monti_fiduciaGiovedì al Senato e venerdì alla Camera l’esecutivo di “impegno nazionale”, come lo ha definito lo stesso nuovo Premier, ha ottenuto una larghissima maggioranza (rispettivamente 281 e 556 voti favorevoli). Gli unici a votare contro anche alla Camera sono stati i parlamentari della Lega Nord (cui si sono uniti Scilipoti e la Mussolini). Il voto si è svolto dopo l’ampio dibattito sulle dichiarazioni programmatiche con cui il nuovo Governo si è presentato alle Camere e al Paese. Ora, dopo le parole si attendono i fatti. Ma la sobrietà e l’umiltà con cui Monti si è presentato alle forze politiche per chiedere la loro fiducia, unite alla indiscutibile competenza delle donne e degli uomini scelti per formare il suo Governo, fanno ben sperare.

Sì, perchè la squadra di Governo, che mercoledì ha giurato nella mani del Presidente Napolitano, è stata scelta per la serietà e la competenza dei profili personali di ciascun ministro. Personalità che potranno agire nel solo ed unico interesse del Paese. Certo, senza essere caricati di aspettative miracolistiche considerato che ereditano dalla gestione Berlusconi-Bossi una situazione vicina al fallimento.

Voglio sottolineare la nomina di tre donne capaci e preparate in ministeri chiave come l’Interno, la Giustizia e il Lavoro-Welfare, la cui scelta finalmente rende giustizia alle capacità di milioni di donne che si sono conquistate il loro ruolo senza disinvolte scorciatoie. Positivo anche il fatto che Monti abbia deciso di tenere per sé la delega all’Economia, un fatto che rappresenta una sicura garanzia agli occhi degli osservatori europei e internazionali, e quella degli Affari regionali, visto il percorso del federalismo ancora in travaglio. I criteri con cui il nuovo Premier ha formato la sua squadra vanno presi a riferimento anche per il futuro dalle forze politiche e dagli stessi cittadini, perché una classe di governo deve essere scelta soprattutto per la sua competenza e capacità di gestire la complessità dei problemi, e non per la fedeltà al capo e per l’abilità di gestire la propria immagine.

In merito poi al discorso programmatico (clicca qui) che Monti ha tenuto al Senato (e poi consegnato alla Camera), è stato un sollievo ascoltare finalmente un Presidente del Consiglio dei Ministri che non parla come fosse il tifoso di una squadra di calcio, ma che invece tifa e si impegna per il Paese. Nelle linee programmatiche emerge già con chiarezza come si muoverà il nuovo governo, secondo criteri di rigore sì, ma soprattutto di crescita e di equità, rivendicando anche con orgoglio il ruolo che compete all’Italia in Europa. Oltre alla competenza, sobrietà e umiltà, nel suo parlare - a tratti a braccio - si è colta l’onestà intellettuale e la sincerità delle sue intenzioni. In particolare quando ha puntualizzato – nella replica al Senato - che intende seguire da vicino il processo di attuazione del federalismo fiscale e quando ha rassicurato i senatori in ordine all’indipendenza sua e del Governo, dai poteri forti, dalle multinazionali e dalle potenze europee, affermando che ‘lavorare per la legge e per il cittadino è un piacere oltre che un dovere’. Un intervento conclusosi al Senato con il riconoscimento del primato della politica.

Di notevole spessore anche la replica svolta dal Presidente Monti alla Camera venerdì: il professore è rimasto seduto ad ascoltare tutti gli interventi in discussione, anche quelli francamente impresentabili, e poi ha risposto con un linguaggio privo di retorica e talmente schietto, da essere eversivo (clicca qui). Ha voluto far capire che le parole pesano, se hanno un significato, o non ne hanno nessuno. E per lui hanno un peso: così ha replicato alla Lega Nord che non c’è alcuna contraddizione tra attuazione del federalismo e l’attenzione alla coesione territoriale e che considera offensive – oltre che di pura fantasia - le espressioni su conflitti d’interesse e poteri forti di cui sarebbe espressione il suo governo; e ha dato all’ex Premier una lezione di rispetto delle istituzioni, quando ha affermato che il suo governo non è un apparecchio elettrico a cui staccare la spina. Ma per me il passaggio più alto è stato quello in cui ha assestato una lezione civica ai parlamentari, ricordando i bambini che in mattinata avevano assistito dal palco alla discussione: “Credo che una delle cose che dovremo tutti sforzarci di fare, in particolare noi italiani - questo vale per le istituzioni ma vale anche per gli individui - è di abituarci a trovare meno facilmente le responsabilità altrui e a guardare un po' di più in noi stessi... Questa mattina ho visto un gruppo di bambini delle scuole, che osservavano i nostri lavori. Non certo di questo Parlamento, che è molto responsabile, che ha fatto in questi anni un lavoro importante di inizio del risanamento della finanza pubblica, ma pensavo: cosa penseranno quei bambini se si dicesse loro che è il resto del mondo che ci ha messo nei problemi e non decisioni prese per decenni in quest'Aula, in un'altra Aula e da parte dei Governi che si sono succeduti?” Parole come queste era da tempo che non si sentivano dagli scranni del Governo!  

Di buona politica ha urgente bisogno il nostro Paese, la cui credibilità è stata fortemente compromessa dalla gestione fallimentare del Governo Berlusconi-Bossi, un fallimento a cui hanno concorso (per peccato d’omissione) anche le altre classi dirigenti che per il Centro Destra hanno fatto il tifo fino a quando i mercati ‘non gli hanno staccato la spina’. Ma di credibilità soffrono anche quelle che fino a ieri erano le opposizioni, non ritenute una alternativa per l’appunto ‘credibile’. Ora le cose possono cambiare: nell’anno e mezzo che abbiamo davanti si vedrà nei fatti chi non vuole il caos del Paese e se ne assume tutte le responsabilità conseguenti e chi invece il caos lo persegue (in modo criminale, come scriveva don Mazzolari) per interessi di bottega. Nulla sarà più come prima nello scenario politico italiano, anche nei rapporti all’interno del centrosinistra.

Nello spirito dell’intervento di Monti ho ritrovato la conferma di alcune convinzioni personali che avevo avuto modo, alla fine dell’estate, di raccogliere in un intervento pubblicato da Il Gazzettino. Lo sforzo di risanamento richiestoci dall'Unione Europea è ben superiore a quello compiuto tra il 1994 ed il 1997 per l'ingresso nell'euro, perché non ci consentirà (come invece fu dopo il 1997) politiche di bilancio meno severe per un tempo molto lungo. Di fronte ad una tale sfida nella riduzione del debito pubblico, come ha già spiegato l’economista francese Attali, bisogna 'ridefinire il modello sociale dell'Italia': le forze politiche dovranno infatti proporre una nuova ripartizione, trasparente e sostenibile, delle risorse tra generazioni presenti e future e ridefinire di conseguenza i beni primari e i compiti del pubblico, affidando il resto alla società e al settore privato. Un compito che inevitabilmente aprirà un travaglio nell'attuale sistema istituzionale e politico.

Le dichiarazioni dei maggiori esponenti delle forze politiche (clicca qui) ci confermano come quello che ci attende sarà un percorso non facile e molto stretto.

pubblicata il 19 novembre 2011

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