Dal 2012 quota rosa nei consigli di amministrazione delle società in borsa

30 giugno 2011

Si tratta di un obiettivo importante che è stato raggiunto grazie all’impegno bipartisan delle deputate, che hanno sostenuto le proposte di legge presentate dall’on. Lella Golfo (Pdl) e dall’on. Alessia Mosca (Pd). Da segnalare le molte dichiarazioni personali di voto contrario (o di astensione) nei banchi della maggioranza da parte di colleghi maschi, che hanno sostenuto trattarsi di  una proposta illiberale, contraria al criterio del merito e che lede la dignità delle donne, in quanto scelte per il loro genere e non per le loro capacità! Personalmente, sono convinta che se funzionasse davvero la selezione per merito, non ci sarebbe stato bisogno delle quote rosa, né per i Cda, né per il Parlamento, ma le cose in questo Paese girano diversamente, a cominciare dal fatto che non ci sono politiche a favore della conciliazione tra tempi di lavoro e tempi di cura della famiglia. E poi, cari maschietti, volte lasciar scegliere a noi che cosa non è dignitoso per le donne? Il mio auspicio è che in questo Paese le quote, ora necessarie, vengano quanto prima rese inutili dall’attuazione di politiche davvero liberali e di selezione delle classi dirigenti solo sulla base del merito.

Che cosa prevede il testo finale sulle quote rosa approvato dalla Camera senza modifiche in terza lettura? In sintesi, dal 2012 i consigli di amministrazione e gli organi di controllo delle società quotate e delle controllate pubbliche non quotate dovranno adeguarsi alle nuove norme sulle quote rosa. I cda dovranno garantire la presenza di un quinto di donne, o meglio il 20% nel primo mandato dal 2012 che passerà ad un terzo dal 2015 (il 33,3% nel secondo mandato). Le nuove regole entreranno quindi a pieno regime nel triennio 2015-2018. La decisione sull'approssimazione per eccesso o per difetto spetterà alle singole società. Le quote rosa imposte per legge, tuttavia, non varranno in eterno: il provvedimento prevede che il criterio si applichi soltanto per tre mandati consecutivi. In caso di inadempienza da parte delle società ci sarà una diffida da parte della Consob a reintegrare il cda e/o i collegi entro quattro mesi. Se le società non si adegueranno allora scatterà un'ulteriore diffida a provvedere in tre mesi e sanzioni pecuniarie da 100mila a un milione di euro per i cda e da 20mila a 200mila euro per i collegi sindacali. Se le società dovessero continuare a non adeguarsi, nonostante la diffida di sette mesi e le sanzioni, allora scatterà la decadenza del consiglio di amministrazione e degli organi di controllo.
 
 
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pubblicata il 30 giugno 2011

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