Federalismo municipale: il decreto del Governo complica la fiscalità a scapito dei cittadini

20 gennaio 2011

Mercoledì 19 gennaio, il ministro per la Semplificazione normativa, Roberto Calderoli, è intervenuto in V Commissione Bilancio della Camera per illustrare le modifiche apportate all’originario schema di decreto legislativo sul federalismo fiscale municipale uscito dal Governo. In realtà si tratta di una vera e propria riscrittura del testo che rende evidente la grande confusione in cui versa la maggioranza su questo tema.

Il testo è farraginoso e, se approvato così, complesso da applicare e dunque comporterà perdite di tempo e spreco di risorse (anche fra i dipendenti pubblici che ad altro più proficuamente andrebbero impiegati). E’ un’occasione buttata (e pure lautamente pagata ai consulenti del Governo) in chiave di semplificazione e riforma fiscale: dovevano essere delineati pochi tributi chiaramente disciplinati e altrettanto  ben chiaramente delineato a chi  debbano spettare interamente o  pro–quota.  Invece le imposte resteranno in gran parte statali per poi essere riversate in parte in sede locale, con forti correzioni mediante fondi perequativi. E che senso ha poi continuare a parlare di addizionale Irpef e nel contempo  di compartecipazione all’Irpef?

Il rischio è che invece di essere semplificata, la fiscalità si complichi e che le tasse aumentino a livello locale, nonostante un minor grado di autonomia tributaria, oltre ad accrescere le sperequazioni già oggi esistenti tra Comuni, non solo tra Nord e Sud, ma anche tra quelli appartenenti a diverse fasce demografiche, tra città e paesi e tra comuni turistici e non turistici.

Il Pd – con le altre opposizioni - ha chiesto la fissazione di tempi congrui per un approfondito esame del nuovo schema di decreto, al fine di potere esprimere un parere consapevole sul testo per le conseguenze che esso determinerà sulla vita dei nostri Comuni e dei cittadini.

In realtà c’è la concreta possibilità di creare un ‘monstrum’ dal punto di vista fiscale. La confusione con cui il Governo sta procedendo in questa materia così delicata per il futuro dei nostri Comuni è la conseguenza di un vizio originale, ovvero del non aver voluto riconoscere l’errore di aver cancellato, per meri scopi elettoralistici, l’Ici sulla prima casa a tutti, l’unica vera imposta federale (leggi il commento del prof. Alberto Zanardi, ordinario di Scienza delle finanze all'Università di Bologna e quello del prof. Gilberto Muraro dell’università di Padova). L’Ici presentava un’esatta corrispondenza tra chi paga le imposte e chi è destinatario dei servizi. Il nuovo sistema di tassazione che ora si vuole introdurre, basato sull’Ici sulla seconda casa e quindi sui non residenti,  fa saltare il rapporto tra elettore ed eletto, mentre dovrebbe essere chi paga le tasse a poter esprimere il proprio giudizio su come gli amministratori impiegano le risorse prelevate quando è chiamato in cabina elettorale.

Occorrerebbe che la politica avesse il coraggio di dire che una riforma seria del fisco municipale dovrebbe partire proprio dalla reintroduzione dell’Ici sulla prima casa, pur prevedendo che i cittadini possano portarla in detrazione dall’Irpef. Questa proposta, rilanciata recentemente anche dall’on. Mario Baldassari, componente della Commissione Bicamerale per il federalismo, riprende quanto l’on. Simonetta Rubinato va sostenendo fin dal 2006. Una proposta che, oltre agli autorevoli esperti economici già citati ed altri, era stata a un certo punto sostenuta anche dallo stesso Umberto Bossi, che nell’estate del 2008 aveva chiesto al ministro Tremonti la sua reintroduzione. Ma il Governo, di cui la Lega è asse portante, non ha voluto ammettere il proprio sbaglio, salvo ammettere con lo stesso ministro Calderoli in Commissione che c’è troppa evasione, perché ci sono troppe prime case, e annunciare che saranno presto introdotte delle norme più restrittive ed intensificati i controlli con l’incrocio dei dati delle utenze domestiche. A dimostrazione che questo Governo si sta complicando la vita, e la sta complicando ai cittadini.

Alla fine il risultato del cattivo federalismo fiscale municipale voluto dal Centro Destra sarà un sistema di finanza derivata maggiore di quello che c’è oggi, anche se poi alla fine i servizi li dovremo pagare a livello locale.

Viste le conseguenze che avrà sui comuni e sui cittadini, il dibattito su uno strumento così importante e delicato dovrebbe coinvolgere anche le Aule del Parlamento. Per questo l’on. Simonetta Rubinato, assieme ad altri colleghi deputati, ha chiesto che la maggioranza e le opposizioni abbiano la possibilità di discutere di un processo che rappresenta una pagina nuova nella storia di tutti i comuni italiani non solo in Commissione bicamerale, ma anche nelle Aule della Camera e del Senato, così che i cittadini possano averne piena conoscenza.

 

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mimetype  LEGGI L'ARTICOLO "IL FEDERALISMO FISCALE E' BEN AL DI LA' DA VENIRE" - IL RIFORMISTA, 21-01-2011  (785 KB)

mimetype  LEGGI L'ARTICOLO "AI COMUNI IL 2% DELL'IRPEF. TASSA SUL TURISMO FINO A 5 EURO" - LA STAMPA, 20-01-2011  (393 KB)


pubblicata il 20 gennaio 2011

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