Comuni, l'emergenza non la tesoreria unica

03 marzo 2012

soldiNei giorni scorsi sugli organi di informazione locale (clicca qui) ha tenuto banco la polemica sulla reintroduzione della tesoreria unica tradizionale, disposta dai commi 8 e 11 dell'art. 35 del decreto-legge del 24 gennaio 2012, n. 1 (cosiddetto decreto liberalizzazioni). Non c'è dubbio che in termini di principio questa norma, introdotta dal Governo Monti, sia in contraddizione con l'autonomia finanziaria degli enti locali, ma guardando ai suoi effetti concreti per i Comuni lo svantaggio si limita alla perdita di una quota dell'importo per interessi che veniva loro riconosciuto sulle somme depositate presso le tesorerie locali, considerato il tasso d'interesse pari all'1% riconosciuto comunque dal Governo. In realtà dunque la penalizzazione è più per le banche che hanno sin qui gestito la liquidità depositata presso le tesorerie, visto che dovranno trasferirla alla Tesoreria Unica.  Sull'argomento è intervenuto mercoledì scorso in Aula, il ministro per i rapporti con il Parlamento Piero Giarda che, rispondendo ad un'interrogazione della Lega (clicca qui), ha assicurato: "Il meccanismo della tesoreria unica consente di non penalizzare la normale gestione delle risorse finanziarie (ndr: dgli enti locali), dato che esso prevede la piena ed immediata disponibilità in ogni momento delle somme di loro spettanza giacenti in tesoreria e nelle contabilità speciali fruttifere ed infruttifere".

La motivazione di questo provvedimento del Governo Monti, che è straordinario per il triennio 2012-2014, ha l'obiettivo di ridurre il ricorso all'emissione di titoli di Stato per circa 7-8 miliardi di euro, oltre che la spesa per interessi sul debito pubblico, ancora elevati in questa fase di crisi, a vantaggio non solo dello Stato, ma anche ovviamente dei contribuenti, veneti inclusi. Certo, vi è qualche differenza tra Comuni (e province) che hanno consistenti somme giacenti in tesoreria e chi invece vi ha solo la liquidità necessaria a fare fronte agli ordinari pagamenti dei fornitori e ai contributi ai cittadini. Tra i secondi vi è ad esempio il caso del comune di Roncade, di cui sono sindaco: gli interessi riscossi nel 2011 per la giacenza di cassa presso l'istituto tesoriere sono stati di appena 474 euro. Ciò perché le somme giacenti - anche in ragione della circostanza che nel 2009 abbiamo  sforato il Patto per pagare tutte le imprese - non hanno una consistenza tale da poter essere immobilizzate, essendo necessarie a far fronte ai vari pagamenti in scadenza. Per Comuni come Roncade dunque non cambia sostanzialmente nulla ad avere queste somme nella tesoreria comunale o in quella unica.

Invece per gli enti che, soprattutto negli ultimi anni, hanno accantonato cifre consistenti, investendole talvolta in titoli o derivati, per effetto dei vincoli derivanti dal Patto di Stabilità (ma a volte anche di una non ottima programmazione dei flussi degli incassi e dei pagamenti), il riconoscimento di un tasso di interesse dell'1% può comportare una minore entrata per interessi.

La provincia di Treviso, che è tra questi ultimi, ha appena investito trenta milioni in titoli per sottrarli alla Tesoreria unica. Ciò significa che ha impiegato le disponibilità di cassa per operazioni finanziarie e non per erogare servizi ai cittadini o pagare le imprese. E' una evidente anomalia che enti pubblici abbiano ferme in cassa somme di questa entità, che non vengono utilizzate per dare maggiori servizi ai cittadini e per fare investimenti sul territorio! La situazione è persino paradossale se si considera che la provincia di Treviso ha aumentato le tasse sui cittadini per svolgere i suoi compiti istituzionali: sia l'Imposta provinciale di trascrizione al Pubblico registro automobilistico, che è stata portata al massimo, sia la tassa sull'assicurazione automobilistica. Così, mentre tiene fermi oltre 30 milioni di euro in Bot, si chiedono ai cittadini trevigiani 38 milioni con la Rc auto, 19 milioni di Ipt e 14 milioni e mezzo di addizionale sui consumi di energia elettrica! In un Paese normale un ente pubblico dovrebbe raccogliere con le imposte quanto è necessario a svolgere le sue funzioni, non accumulare capitali, perché significa sottrarli al settore privato, per i consumi e gli investimenti delle famiglie e delle imprese.

Per questo credo che la Lega e anche l'ANCI (che sta mettendo a disposizione dei Comuni lo schema di delibera di Giunta per intraprendere un'azione legale nei confronti del Governo) dovrebbero puntare il dito sulla causa vera e non sull'effetto dell'attuale negativa situazione degli enti locali, ovvero sul Patto di Stabilità nella versione dell'ex super-ministro Tremonti. Accanto al Patto di Stabilità poi ciò che davvero penalizza gli enti locali, come ho sottolineato io stessa al ministro Giarda mercoledì a margine del question time, ed è la vera emergenza per i Comuni virtuosi, anche del Veneto, è la difficoltà a chiudere i bilanci, per effetto sia degli ulteriori tagli ai trasferimenti, sia del prelievo da parte dello Stato di una fetta consistente della nuova Ici (Imu). Queste sono le vere pesanti ricadute delle manovre Berlusconi-Bossi e di quella di Monti varate nel 2011, che si tradurranno in meno servizi e azzeramento degli investimenti per le famiglie e le imprese, alle quali comunque verranno chieste più tasse.

Due sono le proposte che vanno fatte dunque al Governo: la prima, che ai Comuni che accettano la tesoreria unica, per dare una mano alla difficile situazione della finanza pubblica, sia concesso un allentamento del Patto di Stabilità per il pagamento delle imprese e per gli investimenti necessari al territorio; la seconda, che l'Imu sia quanto prima interamente devoluta ai Comuni e, nel frattempo, che sia loro almeno garantita, in questa fase sperimentale,  l'invarianza di gettito ad aliquote base rispetto al precedente regime, a salvaguardia dell'equilibrio dei loro bilanci (senza costringere i sindaci ad aumentare le aliquote a carico dei contribuenti). In sede di conversione del decreto-legge Salva Italia avevo presentato proprio su questo un mio emendamento, ma i relatori hanno preferito, anche in accoglimento delle richieste della Lega, di rimandare la verifica in sede di riesame del decreto sul federalismo municipale. Con il che si è persa un'importante occasione per dare da subito una garanzia a favore della sostenibilità dei bilanci comunali.

Per concludere: so bene che i sacrifici chiesti dal Governo Monti anche ai Comuni sono necessari per salvare l'Italia dalla situazione di default in cui l'ha condotta il fallimentare Governo Berlusconi-Bossi, ma vanno distribuiti in modo più equo. Per questo, visto che non si vedono ancora all'orizzonte - nonostante tanti anni di chiacchiere sul federalismo e consulenti strapagati - i fabbisogni e i costi standard, ho chiesto al ministro Giarda di proporre al Governo di promuovere dei controlli in loco nei Comuni, per verificare la veridicità dei bilanci, la qualità dei servizi erogati ai cittadini e l'impiego trasparente e corretto delle risorse, così da cominciare ad uscire dalla logica dei tagli lineari e della spesa storica, per assumere indicatori di efficienza e produttività dell'intervento dell'ente locale così da mettere in campo finalmente meccanismi volti a premiare e sanzionare. Solo così si riuscirà a riconoscere maggiore autonomia solo a chi ha dimostrato responsabilità e capacità di sostenere la crescita e lo sviluppo locale.  Ho detto al Ministro che sarò ben lieta se il primo controllo  verrà fatto proprio nel mio stesso Comune. Gli ho strappato così un sorriso e l'impegno di cominciare con l'esaminare la copia degli ultimi bilanci di Roncade.  Altri sindaci mi hanno già fatto sapere che sarebbero disponibili a fare lo stesso.


pubblicata il 03 marzo 2012

<<
<
 ... 861862863864865866867868869 ... 
>
>>
ritorna
 
  Invia ad un amico