Riprendere la discussione per una legge sull'autodisciplina dei partiti

11 febbraio 2012

partiti_politiciLe vicende del caso Lusi e di altri esponenti politici, rimbalzate nelle cronache dei giorni scorsi, hanno riportato al centro del dibattito politico il tema della necessità di regolamentare la vita interna dei partiti, dando così attuazione a quanto disposto dall’articolo 49 della Costituzione.

In materia ci sono già numerose proposte di legge alla Camera (gli Atti Camera nn. 244, 506, 853, 1722, 3809, 3962, 4194). Nel complesso tutti i disegni di legge depositati introducono norme sul riconoscimento giuridico dei partiti e sulla regolamentazione della loro attività e funzionamento.

Tra questi ho sottoscritto quello presentato dall’on. Maurizio Turco (radicali), A.C. 244 (clicca qui), perché è quello che interviene in modo più incisivo anche in materia di finanziamento dei partiti, stabilendo le procedure per accedere ai rimborsi elettorali e fissando un limite massimo ai fondi degli stessi. La proposta prevede inoltre l’istituzione di una sezione ad hoc della Corte dei Conti, per il controllo sia dei bilanci dei partiti sia dei rendiconti relativi alle spese elettorali, accompagnato da un sistema sanzionatorio nel caso in cui tale controllo abbia dato esito negativo.

Nell'aprile scorso sui predetti disegni di legge riuniti si è aperta la discussione in Commissione Affari Costituzionali della Camera, poi sospesa a settembre. Visto il clima che si è creato a seguito del succedersi in queste settimane di casi di indebito utilizzo dei fondi pubblici da parte di esponenti politici, ho la fondata speranza che i partiti saranno giocoforza costretti a rimettere all'ordine del giorno una legge sulla loro auto-disciplina. Tanto più che in questi giorni è stato inviato al Parlamento il rapporto di valutazione sul sistema di finanziamento ai partiti stilato dal Groupe d'Etats contre la corruptione ("Greco"), ovvero la commissione speciale sulla lotta alla corruzione del Consiglio d' Europa, che di recente ha monitorato anche altri Paesi europei (la Svizzera ad es.). Nel documento, che sarà approvato in via definitiva a Strasburgo dal Consiglio in programma il 23 marzo, si contesta all'Italia l'inesistenza di una sistema di controlli adeguato sui bilanci e dunque sui conti interni dei partiti e la mancanza di una disciplina che regoli la vita interna dei partiti. La Commissione anti-corruzione invita quindi il nostro Parlamento a: dare piena attuazione all'articolo 49 della Costituzione, ad oggi rimasto sulla carta; ridurre e di molto la soglia dei 50.000 euro di finanziamento ai partiti al di sotto della quale - finora - è stato garantito l'anonimato ai privati (e ai bilanci delle segreterie), mentre il contributo deve essere trasparente e documentato e solo per i piccolissimi importi restare anonimo; introdurre nella legislazione italiana un meccanismo sanzionatorio per chi viola le leggi sul finanziamento, ad oggi inesistente; prevedere degli organi indipendenti e realmente autonomi per la revisione e la vigilanza sui bilanci interni dei partiti, mentre gli attuali revisori sono nominati spesso all'interno della stessa forza politica e le eventuali anomalie rischiano di passare sotto traccia; estendere i sistemi di controllo ai gruppi parlamentari – in quanto anch'essi destinatari di contributi da parte degli onorevoli e di privati - e alle fondazioni. A queste raccomandazioni l'Italia dovrà adeguarsi entro il 2014 per non incorrere in sanzioni. Ma credo che l'attuale clima di antipolitica indurrà il Parlamento ad accelerare i tempi.

Perciò in questi giorni sto lavorando ad una nuova proposta che, pur recuperando in parte quella dei colleghi radicali, intende raccogliere sia le indicazioni del Greco, sia le proposte emerse dal dibattito sui gravi fatti accaduti in questo periodo, oltre che modificare l’attuale quota di rimborso, che mi pare eccessiva.

Se avete qualche proposta sul tema, sarò ben lieta di ricevere anche i vostri suggerimenti.   


pubblicata il 11 febbraio 2012

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