Berlusconi si sconfigge solo con la politica

14 dicembre 2010

"Da settimane assistiamo ad un pessimo spettacolo che avrà come unico effetto quello di accrescere la sfiducia dei cittadini verso la politica. E' arrivato il momento di tornare a discutere in Parlamento dei problemi reali dei cittadini, della crisi economica, del lavoro che non c'è, del debito pubblico che ad ottobre ha raggiunto un nuovo record, delle famiglie che non arrivano a fine mese. Gli italiani sono stufi di manovre di palazzo e di appelli o denunce alla magistratura. Credo che quanto è accaduto stamane dentro e fuori dai palazzi debba indurre tutti, maggioranza e opposizione, ad una seria riflessione". E' questo il commento dell'on. Simonetta Rubinato, deputata del Pd, al termine del voto alla Camera che si è concluso con la bocciatura delle mozioni di sfiducia nei confronti del Governo Berlusconi.

"Da quanto sono in Parlamento - spiega la deputata veneta - questi sono stati i giorni più bui per la democrazia, perché alla politica vera si è sostituita la gazzarra. Provo un grande senso di disgusto per questo triste spettacolo, e mi auguro che già da domani si possa tornare a discutere dei temi che stanno a cuore degli italiani".

L'on. Rubinato riflette infine sull'esito della votazione: "Non credo che Berlusconi possa gioire per la risicata maggioranza che ha alla Camera, uno scarto di tre voti mette in dubbio anche la stessa conversione dei decreti leggi, non parliamo poi delle grandi riforme. Ma di sicuro ad uscire sconfitti dal voto di stamane sono quanti, Pd compreso, hanno creduto che Berlusconi si sconfiggesse con i tatticismi e i giochi di palazzo. Non è così, perché l'unico modo per mandare a casa questo Governo è sconfiggerlo sul piano politico. Mi auguro che chi ha intrapreso questa strada fallimentare, si assuma ora le proprie responsabilità, a partire dal Presidente della Camera Gianfranco Fini che esce delegittimato nel suo ruolo di garante e dall'on. Di Pietro che fa dell'antiberlusconismo la sua ragione d'essere e poi perde per strada i suoi deputati".

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Fiducia, il Pd regge in aula ma i 'maldipancisti' riprendono voce - Il Velino

Bersani: "Riflettere su riforma della Repubblica"

Roma, 14 DIC - Se il voto di fiducia di oggi ha provocato, dentro Fli, un vero e proprio cataclisma politico, le conseguenze immediate del 'd-day' parlamentare non mancano di palesarsi anche all'interno del Pd, altro grande sconfitto della giornata. Se da una parte, infatti, il gruppo dirigente e' compatto nel sottolineare la prova di compattezza fornita dai Democratici in aula, dall'altra si sono cominciate a levare alcune voci critiche sulla linea adottata da Pierluigi Bersani nelle ultime settimane reo, a detta dei "maldipancisti" del Pd, di aver privilegiato l'aspetto tattico-parlamentare e l'alleanza con Fli e Udc a quello della proposta politica e della sfida sui temi reali del paese, trasmettendo all'elettorato un malcelato timore delle urne. La batosta di oggi, quindi, e' stata additata gia' da un paio di esponenti del Nazareno come una svolta potenzialmente salutare per una correzione di rotta ed e' facile prevedere che i parlamentari che si sono raccolti mesi addietro attorno al documento critico di Walter Veltroni faranno sentire la propria voce a Bersani.

Tra questi, che e' gia' uscito allo scoperto e' la deputata Simonetta Rubinato, che pur riconoscendo la compattezza del proprio partito e sottolineando l'asfittica maggioranza del governo Berlusconi, e' andata dritta al cuore del problema: "Credo che quanto e' accaduto stamane dentro e fuori dai palazzi - ha affermato - debba indurre tutti, maggioranza e opposizione, ad una seria riflessione. Di sicuro ad uscire sconfitti dal voto di stamane sono quanti, Pd compreso, hanno creduto che Berlusconi si sconfiggesse con i tatticismi e i giochi di palazzo. Non e' cosi', perche' l'unico modo per mandare a casa questo governo e' sconfiggerlo sul piano politico. Mi auguro che chi ha intrapreso questa strada fallimentare si assuma ora le proprie responsabilita', a partire dal presidente della Camera Gianfranco Fini, che esce delegittimato nel suo ruolo di garante, e dall'onorevole Di Pietro, che fa dell'antiberlusconismo la sua ragione d'essere e poi perde per strada i suoi deputati". Gli ha fatto eco, seppure dalla sponda post-prodiana, Arturo Parisi, che si  e' domandato mestamente "quante altre sconfitte dovremo subire prima che il gruppo dirigente del Pd riveda la sua linea di condotta?".

Anche Giorgio Merlo ha affidato a una nota, nel pomeriggio, le proprie perplessita': "La vittoria di Berlusconi alla Camera - ha detto - seppur di misura, conferma comunque il ruolo centrale del Pd come perno essenziale dell'opposizione al centro destra. Purche', da adesso in poi, ci sia chiarezza sul come e con chi costruire l'alternativa. Sotto questo aspetto, sarebbe curioso se si continuasse a pensare a Fini e al suo partito come un alleato decisivo per una coalizione riformista e democratica".

Segnali che inquietano Bersani, del quale viene subito in soccorso Enrico Letta, sottolineando la necessita' di "proseguire il rapporto con Fli e Udc", che tenta di indicare gia' da oggi la linea di una nuova azione politica che parta da un contributo alla Grande Riforma costituzionale annunciata dal premier in aula: "Bisogna riflettere - ha detto Bersani - su una riforma della Repubblica a partire da una legge elettorale seria. Il berlusconismo - ha detto - e' un meccanismo che ha creato una divisione profonda nel Paese maggiore di quella che avemmo nella guerra Fredda", ma poi ha anche aggiunto: "Va bene liberarci di Berlusconi, ma poi si deve cominciare a pensare a fare una riforma della Repubblica". (baz) 141706 DIC 10 NNNN 


pubblicata il 14 dicembre 2010

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