Alluvione, bene il mea culpa di Zaia

15 novembre 2010

"Concordo con il Governatore Zaia sulle responsabilità delle istituzioni e di chi ha governato il Veneto in questi 15 anni, ovvero il Centro Destra: se si fossero realizzate le opere idrauliche, oltre 120 comuni non sarebbero probabilmente finiti sott'acqua. Di fronte all'incapacità della Regione che, ricordo, non ha ancora siglato l'accordo di programma con il Ministero dell'Ambiente per usufruire dei finanziamenti per la messa in sicurezza idrogeologica del territorio, hanno ragione cittadini e imprese ad essere sfiduciati. La verità è che il Centro Destra non perde occasione per lanciare proclami sui media ma poi dorme quando c'è da presidiare i ministeri romani per attingere ai fondi statali". L'on. Simonetta Rubinato, deputata del Pd, nei giorni scorsi ha sottoscritto un'interrogazione, presentata dall'on. Braga, per chiedere al Governo di dare immediata attuazione al Piano straordinario per la difesa del suolo. "In occasione della risposta data dal sottosegretario all'Ambiente, Roberto Menia - rivela la parlamentare - abbiamo appreso che mentre ad esempio la Lombardia ha ottenuto la bellezza di 225 milioni di euro, l'Emilia Romagna 150 milioni o la Sicilia oltre 300 milioni, la Regione Veneto, fino a qualche settimana fa, non aveva ancora comunicato al Ministero l'elenco degli interventi prioritari. E che soltanto dopo il tragico evento alluvionale ci si è messi a correre".

"Gli amministratori regionali del Centro Destra - conclude l'on. Rubinato - sembrano essere più preoccupati di avere qualche ‘titolo' nel programma delle infrastrutture strategiche approvato dal Cipe, senza peraltro che lo Stato ci metta un euro, piuttosto che prendere esempio dalle altre regioni tempestive nel cogliere le poche possibilità di ottenere dei finanziamenti per mettere in sicurezza il territorio".

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Il Gazzettino

Lunedì 15 Novembre 2010 - pag. 15

«Noi sindaci, garanti dei danni»

Il governatore Luca Zaia non usa molti giri di parole: "istituzioni bocciate: la catastrofe che ha messo in ginocchio il Veneto, poteva essere evitata". Insomma, se il Veneto si fosse dotato di opere idrauliche adeguate, forse l’acqua non avrebbe invaso interi comuni in maniera così dirompente. Un esempio per tutti: se la cassa di espansione della Valle del Chiampo (decisa dai saggi dopo il 1966 ndr) non è stata fatta è perché nessuno si è mai speso per decidere di allagare mille ettari in casi di necessità. Un Veneto che punta il dito su quanto si sarebbe potuto fare e non è stato fatto, ma soprattutto che è pronto a vigilare sui "furbetti". «Sono nato qui e ho imparato a nuotare in questi canali, devo dire che in 50 anni si è fatto molto poco, non si sono dragati e i letti sono stati abbandonati: una presunta "coscienza verde" ha facilitato l’abbandono. - spiega Vittorio Meneghello, sindaco di Bovolenta, comune della Bassa padovana tra i più colpiti - Se le idrovore sono andate sotto acqua è perché ci siamo dovuti attaccare in un punto sbagliato, i Beni ambientali non avevano consentito altri accessi. Ma Zaia ha ragione quando dice che si deve controllare chi realmente ha subito danni. All’interno dei Comuni non tutto è stato rovinato, ma deve essere il sindaco a indicare chi è stato colpito e a pagare se dichiara il falso, sono contrario ai commissari che non conoscono il territorio». Anche Casalserugo lamenta di essere stato poco ascoltato. «Dobbiamo apprendere una lezione di vita, si è sottovalutato il territorio, se restiamo fermi vuol dire che non abbiamo capito nulla - aggiunge Elisa Venturini, sindaco di Casalserugo (Padova) - Sono gli amministratori che devono segnalare le necessità del territorio e chiedere le risorse. Non ho mancato nel mio mandato si denunciare zone che necessitavano di manutenzioni, ma non sono mai stata ascoltata. Certo, un sindaco non sa fare tutto e deve essere affiancato da tecnici che lo aiutino. Anche nel controllare chi ha subito danni e in che misura». D’accordo nel verificare con severità i danni anche il sindaco di Caldogno, Marcello Vezzaro: «Faremo controlli a campione per essere certi che i danni denunciati siano reali, come dice il governatore. Ma ci sono anche altri aspetti. Non sono solo le istituzioni a dover funzionare: ci sono enti che hanno stanziamenti solo per pagare i dipendenti che restano incollati alle scrivanie. Non si devono dare piccole responsabilità a tanti, ma grosse responsabilità a pochi». E sulle responsabilità anche Flavio Tosi, sindaco di Verona, alza il tiro. «Parlo da osservatore, il mio comune non è stato colpito, ma abbiamo dato una mano ad altre amministrazioni - spiega Tosi - Noi abbiamo un sistema di argini importanti, c’è una galleria che collega la Valle d’Adige con il Garda e che in caso di emergenza scarica nel lago. Nel corso dei decenni sono state fatte le opere che aiutano la città a non finire allagata. Ma altre amministrazioni non hanno potuto fare tutto questo». E si ritorna a parlare di soldi che non ci sono. «Posso mettere la mano sul fuoco per Monteforte e Soave, non avevano ne le risorse ne i poteri per poterlo fare - continua Tosi - Il problema di fondo è quello dei soldi, bisogna realizzare opere idrauliche che ci mettano al riparo. Basta guardare cosa è accaduto a Monteforte in particolare e a Soave di riflesso: sono 17 anni che si parla di opera idraulica per il nodo del Chiampo, ma non ci sono i finanziamenti». Polemico Davide Zoggia, coordinatore provinciale del Pd veneziano: «L’alluvione non è un fatto burocratico, ma epocale e non solo per i danni ma anche per l’impegno che la Regione dovrebbe assumersi per evitare che questo riaccada. Invece di fare promesse che non si possono mantenere, vedi le tasse, o lodare il governo, pensiamo a fare infrastrutture serie».


pubblicata il 15 novembre 2010

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