Senza investimenti la ripresa una chimera

24 maggio 2011

"Il rapporto 2011 della Corte dei Conti sulla finanza pubblica conferma quanto diciamo da tempo, ovvero che il contenimento della spesa pubblica di cui si vanta il Governo di Centro Destra è stato operato sacrificando in modo sconsiderato la spesa per gli investimenti infrastrutturali di cui ha bisogno il Paese, mentre si è permesso che la spesa corrente continuasse ad aumentare. Senza una significativa inversione di tendenza la crescita del nostro Paese resterà una chimera". L'on. Simonetta Rubinato, deputata democratica in Commissione Bilancio della Camera, analizza con preoccupazione il rapporto presentato stamane.

"La Corte dei Conti - rileva la parlamentare veneta - mette in evidenza le scelte contraddittorie di questo Governo che con le sue manovre economiche ha inciso in maniera più severa sulle infrastrutture e sulle opere pubbliche, facendo l'esatto contrario di quanto andava annunciando nelle campagne elettorali". Un dato è particolarmente indicativo: con il DL 112/2008 l'ammontare di spesa in conto capitale ‘aggredibile' dai tagli nel 2010 supera, addirittura in valore assoluto, quello relativo alla spesa corrente. In altri termini, come si legge nel rapporto, sono stati sottoposti alle riduzioni lineari poco meno del 4 per cento delle spese correnti al netto degli interessi e, invece, oltre il 50 per cento della spesa in conto capitale.

Una situazione paradossale in particolare per gli Enti locali, come testimoniano anche i dati relativi al patto di stabilità di un Governo ‘pseudo-federalista' da tempo oggetto delle critiche della parlamentare del Pd. "Il comparto - evidenzia l'on. Rubinato - ha fatto segnare un saldo corrente positivo (+2.236 milioni di euro) in grado di coprire il disavanzo di parte capitale (-1.037 milioni) e di generare un ulteriore margine di risparmio che supera ampiamente l'avanzo richiesto dall'obiettivo stesso. Ma per effetto degli assurdi vincoli imposti dal Governo la spesa in conto capitale rimane ben al di sotto dei limiti consentiti dal patto. Con le conseguenze pratiche che i sindaci non sono più in grado di aprire nuovi cantieri e dall'altro si trovano nella difficoltà di pagare i lavori già eseguiti. Una situazione assurda che si ripercuote sulla qualità della vita e sicurezza dei cittadini e pesa come un macigno sulle possibilità di crescita dei nostri territori già provati dalla crisi".

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pubblicata il 24 maggio 2011

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