«Meglio un Veneto speciale» - Il Gazzettino

29 ottobre 2015

Pagina 14, Nordest

«Costruiamo la Regione dell’Italia di mezzo». Enrico Rossi, del Pd, presidente della Toscana, annunciando addirittura un Manifesto, entra a gamba tesa nel dibattito sulla riduzione del numero di Regioni da 20 a 12, argomento che agita il partito di Renzi, soprattutto a Nordest. Dal suo punto di vista, per Rossi è facile accettare la fusione tra Toscana, Marche e Umbria. Infatti, la Costituzione prevede già il "matrimonio" di enti territoriali, dopo i vari passaggi legislativi con ultimo il referendum. Ma si parla di Regioni ordinarie. Altra storia è ipotizzare le "nozze" tra "mele e patate", tra regioni ordinarie e a Statuto "speciale". Non la dice così, Simonetta Rubinato, deputata trevigiana del Pd che si schiera con Debora Serracchiani, governatrice friulo-giuliana, anche lei dem. La sua replica al collega veneziano Andrea Martella («procediamo ad accorpare Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli Venezia Giulia») si basa sulla strategia per arrivare comunque all’obiettivo, ma seguendo le regole costituzionali attuali, senza dimenticare quelle dell’opportunità.

Intanto, la trevigiana accende una luce rossa: «Nel caso si dovesse arrivare comunque alla macro-regione del Nordest, già vedo Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige, che per altro gode di una specialità doppia grazie ad un accordo internazionale, ricorrere alla Corte Costituzionale...». Quindi, meglio sarebbe, secondo la Rubinato, seguire un’altra strada: portare a casa la "specialità" per il Veneto, così da equipararlo istituzionalmente (parafrasi: mele con mele, patate con patate) alle altre due regioni autonome. E di lì, lavorare per costruire, coinvolgendo i cittadini e mediando tra le rispettive specificità, una futura ipotetica macro-area. La deputata ricorda di aver provato ad imboccare questo cammino prima della pausa estiva con un ordine del giorno al testo di riforma del Senato. Poi, però, ha desistito sia per le barricate alzate «dai miei colleghi di partito», sia per non complicare la vita al governo che stava spingendo la revisione costituzionale che va in senso opposto all’autonomia visto che ha "tagliato" le materie concorrenti con le Regioni, riportando allo Stato competenze una volta delegate alla "periferia". Ha desistito anche il parlamentare friulano Morassut con un emendamento in cui si segnavano macro-regioni Morale, «è pura utopia la posizione di Martella». Meglio «avanzare con pragmatismo, e incassiamo la specialità anche per il Veneto». Ecco perché, la dem conferma quanto detto dalla Serracchiani: «Le macro-regioni non sono all’ordine del giorno del Pd e del governo. Il treno lo abbiamo perso in estate...».

Si schiera con Martella il deputato veneziano Davide Zoggia: «Si riforma il Senato, si aboliscono le Province... l’accorpamento di Regioni risponde ad un criterio di razionalizzazione e riorganizzazione di risorse». E poi, «una macro-area del Nordest risolverebbe una storica questione: il Veneto schiacciato tra due regioni "speciali».

Interviene anche un senatore di Forza Italia, il bellunese Giovanni Piccoli: «L’accorpamento non è più un tabù. E va colta con favore l’apertura di autorevoli esponenti Pd, partito da sempre refrattario a questi dibattiti». E sulla Serracchiani: «Mi dispiace per la sua battaglia di retroguardia tesa a favorire ancora una volta le autonomie speciali, fuori dal tempo e dalla storia».

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pubblicata il 29 ottobre 2015

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