Debiti quasi dimezzati le paritarie respirano - Il Gazzettino

02 settembre 2015

Pagina IV, Cronaca

Debiti dimezzati, o quasi, per i 229 asili paritari della Marca. Le scuole possono tirare un sospiro di sollievo. Entro il 7 settembre tutte le materne riapriranno i battenti. E quest'anno la ripresa non sarà in salita. Le oltre mille maestre ed educatrici che ieri hanno affollato il 42esimo convegno della Fism alla Zoppas Arena di Conegliano possono stare più tranquille. Così come le famiglie dei circa 17 mila piccoli alunni. Al momento chiusure, cassaintegrazioni e licenziamenti sono spettri ricacciati lontano. Merito dei finanziamenti finalmente arrivati a destinazione. «Dal ministero è arrivato un contributo sostanzioso - fa il punto Stefano Cecchin che guida la Fism Veneto - una boccata di ossigeno per tutte le scuole». I conti iniziano a tornare. «Prima le materne avevano un debito medio tra i 30 mila e i 40 mila euro - specifica Stefano Grando della Fism Treviso - adesso si è sostanzialmente dimezzato». Se Roma ha pagato, però, lo stesso non si può dire di Venezia. A fine aprile la Regione ha ricevuto dallo Stato 25 milioni di euro da ridistribuire alle scuole paritarie. Le materne, però, non hanno ancora visto un euro. «Speriamo che al situazione si sblocchi presto - auspica Cecchin - e lo stesso vale per i 21 milioni destinati ai nidi. La Regione deve fare lo sforzo di erogare i contributi entro settembre e di deliberare quelli per il 2015 così che le scuole possano chiedere gli anticipi alle banche». Le difficoltà non mancano. A partire dal calo degli iscritti. «Sono diminuiti del 10 per cento. Ne abbiamo persi poco più di un migliaio - rivela Grando - e i motivi sono molteplici. Tra i primi continua ovviamente a esserci la crisi». L'emorragia è sostanzialmente confermata: negli ultimi cinque anni gli asili parrocchiali trevigiani hanno perso oltre 2.100 iscritti (dai 19.659 del 2009/10 ai 17.535 dell'ultimo anno). Come invertire la marcia? Simonetta Rubinato, deputata del Pd, ha una ricetta: l'autonomia sull'istruzione tra i 3 e i 6 anni. «La Regione deve chiedere al governo le competenze per gestirla direttamente con le risorse necessarie - spiega - trattenendo direttamente le tasse sul modello del Trentino. Le famiglie venete non possono continuare a essere discriminate». In primis a livello economico. «Il quadro è migliorato perché abbiamo cancellato lo sdoppiamento dei contributi statali ideato da Tremonti che ne aveva fatto passare una metà per le Regioni in modo da avere uno "sconto" sull'erogazione attraverso la stretta del Patto di stabilità - conclude Rubinato - ma non siamo ancora soddisfatti. Al Veneto arrivano 400 euro di contributo statale annuo per ogni bambino a fronte di un costo standard della media Ocse di circa 6 mila euro. Il contributo deve essere proporzionale al costo standard". La partita, insomma, è ancora più che mai aperta.(((favarom)))

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pubblicata il 02 settembre 2015

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