Il mio lavoro sulla gestione dell'emergenza migranti

18 agosto 2015

I nuovi arrivi di profughi in Veneto avvenuti nel mese di giugno avrebbero dovuto essere loccasione per il presidente Zaia, dopo la sua riconferma elettorale, per assumere l'iniziativa, d'intesa con i sindaci, di aprire un tavolo di confronto leale e fattivo con il Governo per chiedere la rapida verifica dei requisiti per lo status di rifugiato di chi è già nel nostro territorio, poiché solo così si può far luogo al ricambio nei posti di accoglienza per i nuovi ingressi evitando tensioni sociali. Sarebbe stato opportuno altresì concordare azioni concrete per l'integrazione di questi giovani con l'insegnamento della lingua italiana e lo svolgimento di attività socialmente utili nel periodo in cui sono nel nostro Paese, come pure chiedere l’apertura di un negoziato più ampio con il Governo per ottenere risorse adeguate ai bisogni sociali dei nostri concittadini in difficoltà , così come il superamento del patto di stabilità per i nostri Comuni, ormai arrivati al limite della sostenibilità dei loro bilanci a causa dei tagli lineari di questi anni. èquesta una questione di equità che va affrontata con urgenza considerato che il Veneto ha la spesa pubblica più bassa nonostante sia tra le prime tre regioni per contributo fiscale al Paese. Più precisamente il rapporto del settore pubblico allargato sul PIL è per il Veneto, unica Regione a questo livello, sotto la soglia del 60% (57,1%) mentre la media nazionale è del 74,2% (fonte: elaborazione Censis su dati Mse, Cpt. al 2010)

Invece la collaborazione tra i diversi livelli istituzionali non è avvenuta.

Prima la collocazione dei profughi da parte della Prefettura di Treviso in siti del tutto inidonei, quali la Caserma Salsa e la Stazione di Treviso, poi nelle palazzine di Quinto ha dimostrato che la situazione non è stata governata in modo adeguato. Quanto è accaduto a Quinto di Treviso in particolare nella notte tra il 15 ed il 16 luglio scorso - ovvero la protesta dei residenti, ingiustificabile e da condannare perché violenta - èstato l'esito di un clima esasperato creatosi tra i cittadini sia perché il prefetto non ha saputo governare in modo adeguato l'accoglienza, sia perché il Presidente della Regione e alcuni amministratori locali si sono rifiutati in questi mesi di collaborare, strumentalizzando la situazione sui media a fini di consenso politico, alimentando così il senso di preoccupazione ed insicurezza nei cittadini più deboli e sensibili. In questo modo, oltre a ledere la dignità di persone che sono migranti forzati, si alimenta tra i cittadini una diffusa preoccupazione e senso di insicurezza.

Certo, siamo di fronte all’esodo di un continente che richiede iniziative politiche sovranazionali, in primis dall’Unione Europea, ma anche l'invio di un contingente militare Onu in Libia. Mentre il Governo continua a lavorare nelle sedi internazionali, anche attraverso la conclusione di ulteriori accordi con i Paesi d'origine per il rimpatrio dei migranti che non hanno titolo a restare in Italia (un recente articolo de La Stampa ha dato conto dei rimpatri che sono stati effettuati dal Viminale nel 2015 (clicca qui per leggere l'articolo), bisogna far fronte in ogni caso a quanto succede in Italia con adeguate misure straordinarie. Attrezzandosi per fare un primo screening dei migranti già al momento dello sbarco sulle coste italiane in strutture idonee, provvedendo al rimpatrio immediato di coloro che è evidente essere migranti economici per la loro nazionalità di provenienza, unitamente a misure di cooperazione ed aiuti economici per i loro Paesi (leggi a tal proposito le mie dichiarazioni al Gazzettino). Quindi, nella successiva distribuzione nei territori regionali sarebbe meglio individuare e predisporre degli hub provinciali per la prima accoglienza (da non più di 70-100 posti ciascuno, più gestibili ed accettabili a livello locale), utilizzando ad esempio le caserme, dismesse o ancora parzialmente in uso (il ministro Pinotti mi ha confermato che è aperto un tavolo tra il suo ministero e quello degli interni per valutare le richieste in questo senso), piuttosto che concentrare i profughi in un unico centro regionale, puntando ad un modello di accoglienza diffusa gestita in collaborazione con le associazioni del terzo settore, evitando che diventi un'occasione di business, puntando alla massima integrazione  di coloro che scampando dalla guerra ottengano il diritto d'asilo. Come ha detto la Merkel alla piccola rifugiata, non si possono accogliere tutti, ma bisogna integrare sul serio chi viene accolto: chi dei nostri politici avrebbe avuto il coraggio di dire con altrettanto rigore la verità ? Il Governo inoltre deve aumentare subito in modo significativo le Commissioni territoriali e il personale ad esse assegnato e semplificare le procedure: le risposte ai richiedenti asilo devono arrivare entro sei mesi, non come accade oggi che migranti che sono ospitati qui da quasi da un anno sono stati appena chiamati al primo colloquio! Un segnale in questa direzione è stato dato da Governo e Parlamento nel decreto legge n. 83/2015 già convertito (ove sono previste una ventina di assunzioni di magistrati per questo compito).

Serve insomma una immediata correzione di rotta da parte di chi ha responsabilità ad ogni livello di governo. Il Governo ha dimostrato di averlo capito attraverso le nuove iniziative che sta mettendo in cantiere, oltre che con il rapido cambio messo in atto con la nomina della nuova Prefetta di Treviso Laura Lega. Cambio che io stessa avevo fortemente auspicato presso lo stesso Premier Renzi, dopo che le stesse associazioni di Treviso che si occupano dell'accoglienza mi avevano rappresentato di non sentirsi più sicure a lavorare con il clima che si era creato in provincia (clicca qui). Alla nuova Prefetta di Treviso, con cui ho avuto un incontro personale il 10 agosto scorso, ho augurato buon lavoro e assicurato la mia collaborazione, ho fatto presente le legittime istanze del territorio di avere sicurezza e garanzie dallo Stato di una gestione ordinata e sostenibile dell’accoglienza, condividendo con lei la necessità che il governo debba pensare quanto prima a forme di premialità , allentando i vincoli e dando il disco verde ai progetti finanziati e bloccati, per i comuni che danno la loro disponibilità per questa emergenza planetaria. Quanto alla distribuzione dei migranti sul territorio, le ho espresso l'opinione che la stessa dev’essere diffusa: i numeri della caserma Serena, che ho visitato con la sindaca di Casier Miriam Giuriati l'8 agosto scorso, non mi sembrano compatibili con un impatto ridotto sui territori. Vanno dunque trovati anche altri centri, in altre zone. E le ho chiesto di accogliere, tanto più in questa situazione, le richieste della sindaca Giuriati di rafforzamento dei livelli di sicurezza della zona e di presidio fisso del sito. Cosa che ha fatto.

Ma è chiaro che anche la Regione non può limitarsi al pur importante presidio sanitario, lasciando soli associazioni del terzo settore e quei pochi amministratori di Comuni che con grande generosità tamponano le ripetute emergenze per evitare tensioni sociali. Questi migranti sono già qui: Zaia non si può defilare, ma deve utilizzare il ruolo istituzionale che i veneti gli hanno affidato per aprire un dialogo diretto con il Governo anche su altre questioni che interessano il nostro territorio.

Su tutta questa problematica nel mese di luglio ho depositato una interrogazione al Ministro degli Interni (clicca qui), che fa seguito a quella che avevo già presentato lo scorso 10 marzo (vedi a questo link la precedente interrogazione e la risposta del Governo). Vi allego altresì il link all'interessante (e in parte sorprendente) dossier "La via del mare verso l'Europa: il passaggio del Mediterraneo nell'era dei rifugiati" dell'UNHCR (l'Agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite, di cui sono anche sostenitrice): https://www.unhcr.it/sites/53a161110b80eeaac7000002/assets/5594f5c90b80eefd95005817/La_via_del_mare_verso_l_Europa.pdf


pubblicata il 18 agosto 2015

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