Gli impegni del Governo per il Veneto martoriato

07 agosto 2015

Dopo la Riviera del Brenta, è toccato al Cadore fare i conti con calamità che mietono vittime e provocano danni enormi. Un primo segnale alla popolazione veneta colpita dalle calamità naturali è arrivato con la conversione del Decreto Legge Enti Locali n. 78/2015, con l’allentamento del patto di stabilitàper 7,5 milioni di euro per i Comuni della Riviera del Brenta colpiti dal tornado l’8 luglio scorso ed un primo stanziamento di 2 milioni di euro per far fronte all’emergenza. Un ulteriore segnale alla popolazione veneta colpita dalle calamità naturali è arrivato mercoledì 5 agosto scorso, quando la Camera ha approvato all'unanimitàtutte le otto mozioni presentate dai gruppi, tra cui quella del Pd (clicca qui), per impegnare il Governo ad adottare una serie di iniziative concrete in favore delle popolazioni del Veneto colpite dal tornado dell'8 luglio e dalla frana del 4 agosto: dallo stanziamento di ulteriori risorse dal Fondo per le emergenze nazionali alla sospensione/esenzione dei tributi, dall'allentamento del Patto di Stabilità ai comuni al recupero del patrimonio architettonico, dall'estensione delle misure già adottate in favore delle popolazioni dell'Emilia Romagna colpite dal terremoto a misure anti-sciacallaggio.

Il Consiglio dei ministri del 7 agosto 2015 ha già stanziato inoltre 1 miliardo e 300 milioni di euro contro il dissesto idrogeologico. Un quarto delle risorse immediatamente disponibili 153 milioni su 650 arriveranno proprio in Veneto.

Rimane il fatto che per far fronte alle continue emergenze e soprattutto per mettere in sicurezza il nostro territorio, oggetto negli ultimi decenni di un consumo sconsiderato, la comunità veneta deve poter trattenere una quota più equa delle risorse fiscali che produce, che soltanto lautonomia ex art. 116 della Costituzione può dare al Veneto. Per questo motivo alla proposta del governatore Zaia - rilanciata lo scorso 3 agosto durante la cerimonia, a cui ho partecipato anch’io (vedi le foto cliccando qui), in memoria della tragedia del Molinetto della Croda di Refrontolo avvenuta nel 2014 - di prevedere una nuova accisa di 7,5 cent al litro sul gasolio per far fronte ai danni da calamità, ho replicato che i veneti pagano già molte tasse: perciò è quella dell’autonomia e dell’autogoverno la battaglia vera che chi governa la nostra Regione deve condurre per poter trattenere in Veneto una quota di risorse fiscali più giusta (leggi l'articolo de La Tribuna).

In ogni caso non bastano neppure le risorse se non si cambia rotta nella pianificazione e gestione del territorio, oltre che dell’emergenza. A questo proposito il 12 agosto scorso ho voluto incontrato Alberto Polo, che l’8 luglio scorso, sindaco da poco più di un mese, si è trovato a gestire l’emergenza tornado che ha colpito il territorio di Dolo. Dal racconto della sua esperienza ho rafforzato due convinzioni. La prima riguarda il volontariato, una preziosa risorsa che in altre regioni d’Italia ci invidiano, dimostratosi ancora una volta alleato fondamentale dei nostri amministratori locali nell’affrontare l’emergenza e nel supplire alle carenze dell'organizzazione regionale e statale. La seconda riguarda la necessità, di fronte al cambiamento climatico in atto, di attrezzare le nostre comunità locali con un modello di gestione del territorio ispirato alle linee guida del progetto europeo ACT (Adapting to Climate change in time). Il principio chiave è la resilienza, ossia come aiutare la popolazione, le organizzazioni e i sistemi vulnerabili a resistere e persino a prosperare in seguito a imprevedibili eventi distruttivi. Un concetto nuovo che dovràdiventare strategia comune per rispondere prontamente ad eventi estremi e allo stesso tempo preparare i singoli a gestire psicologicamente e fisiologicamente circostanza molto stressanti.


pubblicata il 07 agosto 2015

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