Ici alle scuole paritarie, il Governo al lavoro per una soluzione “politica" - Il Gazzettino

27 luglio 2015

Pagina 2, Primopiano

ROMA - Trovare una soluzione normativa al problema dell'Ici sulle scuole paritarie, che si è aperto dopo la sentenza della Cassazione su due scuole religiose livornesi: è a questo che il Governo lavorerà nei prossimi giorni. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Claudio De Vincenti avvierà già oggi i contatti con tutte le associazioni no profit interessate alla questione, in vista della convocazione di un tavolo che affronterà questa problematica. Una soluzione normativa è anche quello che chiede il legale delle due scuole coinvolte: «Si formuli una norma chiara e si espliciti cosa si intende per funzione pubblica svolta da enti privati, perché è questo il cuore del discorso» chiarisce l'avvocato Alessandro Giovannini, precisando che il processo sulla vicenda del pagamento dell'Ici al Comune di Livorno da parte delle due scuole «non è finito», visto che la Cassazione ha annullato la sentenza della Commissione tributaria della Toscana rinviando ad altra sezione della commissione. E la 'battaglia' processuale sarà soprattutto sulle caratteristiche «commerciali» delle scuole. Al Governo si rivolge anche il segretario della Cei, mons. Nunzio Galantino. L'alto prelato chiede all'esecutivo di dire «con chiarezza se vuole favorire e promuovere la libertà di educazione, se ci tiene a dare alle famiglie la possibilità di scegliere la formazione per i propri figli». Un'esortazione giunge anche da Famiglia Cristiana, che parla di «un precedente davvero pericoloso» in quanto viene «stravolto il principio dell'esenzione degli istituti non a fini di lucro». De Vincenti ieri ha ammesso che la sentenza della Suprema Corte «segnala una difficoltà interpretativa» di una norma introdotta dal Governo Monti: da qui la promessa di aprire «un tavolo di confronto con le organizzazioni no profit, comprese quelle religiose, per arrivare a un definitivo chiarimento normativo a questo riguardo». Si schiera decisamente a favore degli istituti religiosi il governatore del Veneto Luca Zaia «L’ipotesi di far pagare l’Ici (ora si chiama Imu) alle scuole religiose è una vergogna». «In Veneto - spiega Zaia - le scuole paritarie valgono 90 mila bambini, che non troverebbero una scuola pubblica. Seguendo questa filosofia si andrà a tassare ogni elemento di formazione, ciò che penso sia anche lesivo della libertà di scelta». Quindi, aggiunge il leghista «pensare di far cassa tassando le scuole private, in questo caso scuole gestite da religiosi, penso sia disdicevole. Anche alla luce del fatto che contemporaneamente assistiamo a continui stanziamenti a favore di Regioni che sono in default finanziario e sui quali non si fa mai una riflessione». Ergo, «siamo contrari su tutta la linea». Chi invita la politica «a smettere di guardare al dito per evitare di vedere la Luna» è la deputata del Pd Simonetta Rubinato. «Il punto - è il ragionamento della trevigiana - non è tanto l'esenzione a fini Ici per queste scuole, se sia o meno aiuto di Stato secondo la normativa Ue (peraltro con l'Imu la normativa è stata chiarita dal 2012 in poi a forza anche delle battaglie ed interrogazioni che ho fatto io stessa)». Il nodo centrale, aggiunge, «e che va finalmente affrontato è piuttosto se l'ordinamento italiano sia conforme o meno a ben due risoluzioni europee che impongono agli Stati membri di riconoscere la libertà di scelta educativa e di insegnamento, anche con le sovvenzioni pubbliche necessarie a non discriminare organizzatori, genitori, alunni e personale di queste scuole, e ciò in armonia con l'articolo 33 della Costituzione».

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pubblicata il 27 luglio 2015

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