«Un hub alla Serena» Poi la marcia indietro - La Tribuna di Treviso

20 luglio 2015

Pagina 2, Primopiano

di Alessandro Zago wTREVISO Il ministero dell’Interno punta a trasformare la ex caserma Serena in un hub regionale permanente, per concentrare lì tutti i profughi destinati al Veneto, per poi smistarli. Ma i sindaci (e i parlamentari) del centrosinistra, nel giro di poche ore, lo stoppano facendogli fare retromarcia. Usare la Serena come unico punto di raccolta per smistare nelle altre province, da Treviso, tutti i profughi destinati al Veneto: era questa l’intenzione del ministero dell’Interno, dopo che per i 101 profughi alloggiati nella palazzina ex Guaraldo di Quinto, venerdì scorso, si sono aperti i cancelli della Serena, che si trova nel territorio dei Comuni di Treviso e Casier. L’intenzione del governo era insomma quella di prendere due piccioni con una fava, trasformando un centro di accoglienza provvisorio in un vero e proprio hub a livello non solo provinciale ma regionale, ossia un centro permanente di smistamento profughi per tutto il Veneto, e quindi con molti più arrivi, nella Marca trevigiana, rispetto a oggi. E che queste fossero le intenzioni non tanto segrete del ministero lo ha fatto capire senza mezzi termini il prefetto Mario Morcone, capo del Dipartimento Libertà Civili e Immigrazione del ministero dell’Interno, in una intervista uscita ieri sul Corriere del Veneto. Salvo poi, sempre ieri, essere subissato da telefonate e pressioni da parte dei sindaci e non solo. E infatti, già di prima mattina, ieri il sindaco di Treviso Giovanni Manildo scandiva: «La Serena non diventerà mai un hub, tantomeno a livello regionale». E il sindaco di Quinto Miriam Giuriati: «Diciamo “no” a un hub alle Serena, il clima è già pesante oggi», tanto che la stessa Giuriati ha ricevuto messaggi, al telefono, con velate minacce... Ma altre telefonate, importanti, ieri si sono intrecciate in quel di Roma. Tanto che, sempre ieri, raggiunto al telefono, Morcone ha dovuto rettificare: «Il ministero non ha alcuna intenzione di calare decisioni dall’alto. Non abbiamo alcuna intenzione di aprire un hub a prescindere, già i fatti di Quinto hanno creato polemiche e tensioni, ci mancherebbe altro creare un altro caso. A chi gioverebbe?». E quindi? «E quindi giovedì prossimo sarò a Treviso per incontrare i sindaci: decideranno loro il da farsi, in merito ai profughi. La ex caserma Serena diventerà un hub, casomai, solo nel caso fossero i sindaci a chiedercelo. Solo se lo vorrà il territorio. Ma noi preferiremmo l’accoglienza diffusa, non concentrata in un punto, come ha deciso di fare ad esempio il Friuli. Insomma, sarà la Marca trevigiana a dire al ministero dell’Interno come bisogna accogliere i profughi, non viceversa. Ma per l’utilizzo temporaneo delle caserme posso però dire che quelle operative, con i militari ancora dentro, come la De Dominicis, non si possono e non si devono usare». E sempre Manildo precisa: «Giovedì decideremo per quanto tempo resterà aperta la Serena come centro di accoglienza provvisorio». Interviene anche Simonetta Rubinato, parlamentare Pd, che rilancia: «Un unico hub regionale per lo smistamento e l’identificazione dei migranti in Veneto non è la soluzione migliore. Anche le associazioni che si stanno occupando di accoglienza dei migranti a Treviso mi hanno manifestato le loro perplessità in merito alla soluzione annunciata da Morcone. Molto meglio sarebbe fare un piccolo hub per ogni provincia, da 50-70 posti ciascuno, perché sarebbe più gestibile e anche meno impattante per le comunità locali». E Rubinato ha espresso i suoi timori anche alla segreteria di Domenico Manzione, sottosegretario del ministero dell’Interno e all’onorevole Luca Lotti, sottosegretario alla presidenza del consiglio. «Speriamo ci sia ancora spazio per un ripensamento». Pare ci sia già stato.

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pubblicata il 20 luglio 2015

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