Sparito il congresso, acque agitate nel Pd «Così il partito rischia un anno di paralisi» - Corriere del Veneto

26 gennaio 2016

Pagina 2, Primopiano

PADOVA Che ne è delle assise del Partito Democratico? Sono passati ormai quattro mesi dall’annuncio della direzione veneta: «Stante la ridefinizione in corso delle nuove regole congressuali da parte della segreteria nazionale, il congresso regionale si terrà entro febbraio 2016». Peraltro i vertici romani avevano ulteriormente spostato in avanti la possibile data, ma le fatidiche norme non sono ancora pronte e nel frattempo circola pure l’ipotesi di un cambio in corsa del segretario Roger De Menech, così l’attesa continua e il malumore aumenta. 

Le ultime due comunicazioni ufficiali del Pd del Veneto risalgono all’inizio dell’autunno. L’una del 25 settembre: «La direzione regionale, riunita oggi a Padova, ha preso atto della remissione del mandato da parte della segreteria regionale, avvenuta in seguito alla sconfitta elettorale del 31 maggio scorso e ha avviato il processo che porterà il Pd veneto a un nuovo congresso». L’altra del 3 ottobre, emessa al termine dell’assemblea regionale: «Il Pd veneto sarà chiamato a un congresso entro la fine del prossimo febbraio e ci arriverà attraverso un’assemblea organizzativa da tenersi entro la metà di novembre». Dopo di allora, il silenzio, rotto soltanto da Lorenzo Guerini, il vicesegretario nazionale che aveva reso nota la sospensione sino a fine inverno dei congressi di Veneto, Puglia e Liguria, per aspettare l’approvazione delle modifiche allo statuto riguardanti il metodo di elezione degli organismi regionali, all’epoca stimata entro dicembre. Così però non è stato: la commissione incaricata non ha terminato il lavoro, anche se pare che Matteo Renzi in persona abbia scartato l’idea di cancellare le primarie, come invece era stato ventilato.  A questo punto i dem veneti si chiedono se potrà essere rispettata la previsione di Guerini di svolgere il congresso fra marzo e maggio, o se al contrario l’appuntamento slitterà a dopo l’estate. «Ho l’impressione - osserva il padovano Paolo Giaretta, ex segretario regionale - che in primavera l’attenzione dovrà essere dedicata alle amministrative. Ma celebrare un congresso in autunno significherebbe far compiere al partito un anno di paralisi. Siccome questo non è il tempo in cui ci si può permettere di stare fermi ad aspettare un Godot che non arriva mai, non mi scandalizzerei se il Pd decidesse di confermare o sostituire De Menech senza passare per il congresso». Una soluzione che invece sconcerterebbe eccome la trevigiana Simonetta Rubinato, deputata che fin dalla disfatta alle Regionali aveva sollecitato «congresso vero e primarie aperte» e che ora rilancia: «Si è preferito prendere tempo per non sconvolgere gli equilibri interni. Probabilmente per questo in più d’uno stanno pensando a costruire l’ennesima soluzione da “larghe intese” per stoppare le primarie per il segretario regionale, sulla scia di quanto fatto per il Pd di Vicenza, con un voto “controllato” in assemblea, per arrivare poi fino alla scadenza naturale ovvero al congresso nazionale, che qualcuno ipotizza anticipato nell’autunno del 2017. Sarebbe davvero negativo: la partecipazione dei cittadini sarebbe abortita ancor prima di iniziare il percorso, ridotto alle solite logiche di ripartizione degli organismi interni tra aree e sotto-aree, prevenendo ogni autentico dibattito». 

De Menech tende ad escludere questa eventualità. «Il congresso non è un problema - dice - ed organizzarlo non richiederà poi così tanto tempo. Ad ogni modo a deciderlo saranno gli organi del partito, tant’è vero che per febbraio convocherò sia la direzione che l’assemblea regionali. Detto ciò mi domando però se sia davvero questa la priorità per i veneti, o se non lo siano piuttosto le banche, il lavoro, le infrastrutture. Quando giro sul territorio, non ce n’è uno che mi chieda del congresso, quanto piuttosto dell’attività del governo e dell’approccio della Regione. Non vorrei che questo fosse solo un pretesto per regolare beghe interne». E dallo spinoso caso di Rovigo, al catino ribollente di Padova, i dissidi intestini nel Pd non mancano di certo. 

Angela Pederiva

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pubblicata il 26 gennaio 2016

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